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La casa dei senzatetto si trasferisce a Santa Croce

Adriano Arati
La casa dei senzatetto si trasferisce a Santa Croce

Reggio Emilia: le Ferrovie concedono la stazione in uso agli occupanti dell’ex casa dei formaggi di via Gramsci 44

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REGGIO EMILIA. Dalla strada per Mancasale alla stazione di Santa Croce: cambia sede la casa rifugio per migranti nata tre anni fa nello storico magazzino dei formaggi di via Gramsci. Sono ore di trasloco e di gran viavai per i volontari dell’associazione Città Migrante e per i ragazzi stranieri che, dal 2014 a oggi, hanno occupato l’ex casa dei formaggi: un luogo diventato prima simbolo di accoglienza, con le residenze e la creazione della ciclofficina Raggi Resistenti, e poi di polemiche e scontri con la diocesi e con il Comune. L’esperienza abitativa, nata dal lavoro di Città Migrante e di altre realtà reggiane per aiutare in prima battuta i migranti di mezzo mondo giunti in Italia durante il collasso della Libia, saluta definitivamente via Gramsci e si trasferisce all’ex stazione ferroviaria di Santa Croce. Si passa da un’occupazione a un’assegnazione. L’ex stazione, infatti, è stata messa a disposizione grazie a un atto di concessione di Ferrovie, una cessione di immobili in disuso che vengono appunto assegnati per un utilizzo sociale.

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Per ora il primo piano del complesso di Santa Croce è già stato trasformato in un’area abitativa, con le camere, i servizi, cucine e spazi comuni. In questo caso si riesce quantomeno a garantire l’accoglienza per chi altrimenti si sarebbe trovato senza un tetto.

Il prossimo obiettivo è di allargare il discorso e recuperare l’intera stazione, in particolare il piano terra, con i suoi saloni ampi e accessibili. Città Migrante vorrebbe farlo diventare sede della scuola di italiano per stranieri e lo sportello migranti con consulenze per chi arriva in Italia. Anche l’officina delle biciclette, Raggi Resistenti, dovrebbe trovare sistemazione nell’ex stazione, con la sua piccola attività lavorativa.

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Per arrivare a questo assetto sarà necessario un lungo lavoro, sia concreto per sistemare e attrezzare l’edificio, sia per raccogliere le risorse necessarie a mandare avanti una macchina sempre più complessa.
Dopo tredici mesi di battaglie e di tensioni, si conclude così la “guerra” avviata nel febbraio 2016, quando i vigili urbani si presentarono davanti all’ex casa dei formaggi, identificarono i presenti e intimarono agli occupanti di lasciare libero lo stabile. A richiedere l’intervento della polizia municipale fu la proprietà, la diocesi di Reggio e Guastalla, o meglio l’Istituto Diocesano per il sostentamento del clero presieduto da don Evandro Gherardi, che già da tempo aveva richiesto a Città Migrante di abbandonare il complesso, anche in vista di una possibile alienazione dell’edificio, sistemato su una delle principali direttrici cittadine, in una zona strategica e di buon valore commerciale. L’intervento del 5 febbraio diede la stura a un lungo valzer di polemiche, dichiarazioni, appelli e discussioni in consiglio comunale.

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L’Istituto Diocesano per il sostentamento del clero venne accusato di venir meno ai valori di accoglienza, proprio nei giorni più freddi dell’anno, e don Gherardi replicò ricordando il grande lavoro messo in piedi dalla Caritas con i migranti in continuo arrivo, e parlando invece di «mantenimento della legalità».

La soluzione Santa Croce sopisce la questione. Il trasferimento, da un lato consente di recuperare un edificio della storia del ’900 reggiano, del quartiere operaio nato inseguendo la crescita delle Officine Reggiane. Un’area in cui si sta pensando a soluzione di “riqualificazione”, e in quest’ottica l’officina e la scuola potrebbero essere preziosi.
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