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Novellara, dopo il trapianto Matteo ora gioca nel giardino di casa  

di Vittorio Ariosi
Novellara, dopo il trapianto Matteo ora gioca nel giardino di casa  

Il piccolo affetto da una rara malattia ha lasciato il Bambin Gesù ed è nalla sua abitazione della Capitale. Il padre: «La strada è ancora lunga»

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NOVELLARA. Dopo 31 giorni dall'intervento per il trapianto di midollo osseo, Matteo, il piccolo novellarese di quattro anni affetto da una grave e rara malattia, è stato dimesso dal reparto di pediatria dell’ospedale Bambin Gesù di Roma. La notizia, data dai genitori, è stata accolta a Novellara con ampia soddisfazione. È la conferma che l’operazione è riuscita e la terapia sta dando buoni frutti.

Più felici di tutti, naturalmente, i genitori – la madre Serena Gelmini e il padre Enrico Orlandini – pur nella consapevolezza che il cammino verso la normalità di vita per il loro figlioletto è ancora lunga. «Per fare un paragone ciclistico – hanno detto i genitori – è come aver vinto un Gran premio della montagna durante un Giro d'Italia». Come a dire, è un buon traguardo ma la corsa è ancora lunga.

Per il momento Matteo non tornerà a Novellara. Ha potuto lasciare l’ospedale ma dovrà proseguire con le terapie, in un ambiente esterno, in condizioni di day hospital e sottoporsi ad altre e nuove visite di controllo per almeno altri tre mesi. Per il piccolo la novità è che ora non è più in isolamento e, nella sua provvisoria casa romana, può dedicare il gusto tempo ai tanti giochi che gli sono arrivati.

Matteo combatte da anni. Nell’ottobre del 2015 gli è stata diagnosticata una patologia rara che colpisce un bambino su un milione. Le scarse difese contro batteri, funghi e muffe lo costringevano a continue, particolari e limitative precauzioni come ad esempio il doversi lavare la mani ogni volta che toccava qualcosa.

Allo stato attuale, l’unica soluzione definitiva consiste nel trapianto di midollo osseo. Una ulteriore complicazione è stata l’estrema difficoltà di trovare un donatore di cellule staminali emopoietiche compatibile perché la compatibilità genetica è molto rara, dell'ordine di 1 su 100mila persone.

Tutta la comunità novellarese si era stretta attorno a lui e alla sua famiglia. Durante un’assemblea, partecipatissima, presso il Centro sociale di via Veneto, promossa da diverse associazioni locali con l’Admo (Associazione donatori midollo osseo) è stata data la possibilità a molti volontari di iscriversi al Registro dei donatori di midollo osseo, tramite un un prelievo salivale eseguito dal personale sanitario dell’associazione.

Nella speranza, anche se remota, di trovare un donatore compatibile in loco per Matteo, ma anche per contribuire a dare una speranza alle tante altre persone ancora in attesa di trapianto: solo in Italia sono nell’ordine di 1500 all’anno e tra questi molti sono bambini. Per Matteo la donazione della speranza è arrivata invece dalla California.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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