Gazzetta di Reggio

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Poiatica, la Commissione Ecomafie chiede gli atti  

di Evaristo Sparvieri
Poiatica, la Commissione Ecomafie chiede gli atti  

Il presidente Bratti sulla discarica di Poiatica: «Scriveremo alla Procura e alla Regione. Stiamo valutando un sopralluogo»

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REGGIO EMILIA . «Scriveremo alla Procura, alla Regione, all’Arpa e a tutti gli altri soggetti coinvolti per chiedere una relazione. Una volta acquisiti i documenti, valuteremo l’ipotesi di fare un sopralluogo di approfondimento». La commissione Ecomafie si muove. E sui misteri di Poiatica annuncia l’intenzione di acquisire gli atti preliminari necessari all’apertura di un’indagine parlamentare, non escludendo un sopralluogo in discarica.

A riferirlo è Alessandro Bratti, parlamentare Pd e presidente della “Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati”. È questo il nome completo della commissione, che già nella dicitura richiama l’ipotesi di reato al centro del fascicolo della Procura antimafia di Bologna sulla discussa discarica di Carpineti: un’inchiesta legata all’ipotesi di traffico illecito di rifiuti, come recita l’articolo 260 del decreto legislativo 152 del 2006, nel quale si legge che «chiunque al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punti con la reclusione da uno a sei anni».

Non è la prima volta che la commissione Ecomafie accende i riflettori su Poiatica. Lo aveva fatto già un anno fa, nel febbraio 2016, quando le dimissioni del sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini, dalla commissione legalità Iren – nella quale ora gli è stato chiesto di rientrare – avevano destato l’allarme del M5s. In quella circostanza, su richiesta del parlamentare M5s, Alberto Zolezzi, il presidente Bratti chiese e ottenne da Bini una memoria scritta.
Nei giorni scorsi, il sindaco Bini è tornato a manifestare la propria disponibilità ad essere ascoltato in un’audizione.

Un’ipotesi che Bratti non esclude: «Prima di ascoltare qualunque persona – spiega il parlamentare – cerchiamo di acquisire una documentazione per capire di cosa si tratta. Nella sua risposta, Bini ci parlò della commissione Iren, che secondo lui non era mai stata fatta lavorare, parlando di Poiatica in relazione all’affidamento che era stato fatto alla Ramm, società che stavamo seguendo per alcune indagini in Veneto. Non abbiamo escluso di ascoltare Bini. Ma seguiamo la procedura che di solito adottiamo su questioni che non sono oggetto di programmazione da parte della commissione, chiedendo prima una documentazione scritta».

Secondo Bratti, «l’applicazione dell’articolo 260 del decreto legislativo 152 del 2006 sul traffico illecito di rifiuti è seguito per prassi dalle distrettuale antimafia». E, per questo, «non è detto che sull’inchiesta giudiziaria intorno a Poiatica ci sia necessariamente un coinvolgimento di gruppi mafiosi». Ma, aggiunge il presidente della commissione, «non c’è dubbio che bisogna tenere l’asticella molto alta, soprattutto in territori come Emilia e Lombardia, in cui è nota la presenza di gruppi ‘ndranghetistici. Prima di un’indagine ufficiale della commissione, con audizioni e sopralluogo, bisogna però acquisire informazioni documentali».

Ma c’è il rischio che Poiatica sia una sorta terra dei fuochi reggiana? «Mi permetto di dire che, essendo gestita da una multiutiltity, non credo possa avvenire una situazione del genere – risponde Bratti – Che in generale invece ci possano essere infiltrazioni nel settore degli appalti non mi meraviglia. Allo stato attuale, non risulta un interesse diretto della criminalità organizzata sul ciclo di rifiuti nella sua interezza Ma non è detto che non possa capitare. Altro tema sono il trasporto terra, rifiuti edilizi e appunto gli appalti. E non c’è dubbio che le aziende debbano dotarsi di strumenti idonei negli affidamenti delle gare, soprattutto in contesti sociali in cui non si è abituati a questo tipo di reati, che in Italia sono centinaia. E soprattutto perché quando ci si accorge di questi fenomeni è sempre troppo tardi».

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