Reggio Emilia, commissioni alle lucciole in cambio di sesso
Un reggiano è stato condannato a un anno e mezzo: consegnava gli annunci delle prostitute ai giornali
REGGIO EMILIA. È stato condannato a un anno a sei mesi, pena sospesa, Giuseppe Quattrone, una delle tre persone accusate di gestire un giro di prostituzione di ragazze cinesi in due appartamenti in via Debeli, vicino alla stazione, e in via Fratelli Cervi.
Il processo a carico del 45enne, per il quale a luglio venne disposto l’obbligo di firma a seguito di un’indagine della squadra mobile della questura, si è concluso ieri mattina. L’avvocato Giuseppe Migale Ranieri nella sua arringa difensiva ha detto che il suo cliente non faceva parte dell’organizzazione ma si limitava «a fare il passacarte», occupandosi di far pubblicare su alcuni giornali le inserzioni delle ragazze. Per questo suo impegno veniva pagato ogni tanto con qualche prestazione sessuale.
L’avvocato Migale Ranieri ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche, sottolineando come il suo cliente sia finito in modo ingenuo in un giro nel quale aveva un ruolo del tutto marginale (tanto da non avere avuto un ritorno economico).
Il pm Valentina Salvi nella sua requisitoria ha chiesto due anni per il reggiano. Secondo le accuse Quattrone si occupava non solo delle inserzioni, ma accompagnava le nuove ragazze cinesi dalla stazione ferroviaria agli appartamenti e poi ne controllava l’operato, sia dentro l’appartamento, riferendo poi quello che accadeva a una tenutaria cinese.
Il processo si è svolto con rito ordinario, di fronte al collegio giudicante composto da Alessandra Cardarelli, Simone Medioli Devoto e Luca Ramponi. Quattrone è stato indagato insieme a una donna cinese di 47 anni, Zou Chunyan, regolare in Italia, per cui era scattato l’obbligo di dimora a Reggio e Giammario Vitali di 70 anni, anche lui raggiunti all’epoca dei fatti dall’obbligo di firma (Vitali e la Chunyan hanno fatto una scelta processuale diversa e ieri non erano a processo in quanto hanno patteggiato davanti al gup in precedenza). Gli appartamenti dove si prostituivano le ragazze cinese, in via Debeli e in via fratelli Cervi, non sono di proprietà degli indagati ma di altre persone.
L’operazione della squadra mobile reggiana si era svolta nell’ambito dell’operazione “End”, iniziata già nel 2015, che ha portato al sequestro di numerosi centri massaggi cinesi in cui si offrivano in realtà prestazioni sessuali a pagamento. Dal 2015 all’agosto scorso la polizia reggiana ha messo i sigilli a ben 17 centri massaggi e due appartamenti dove si esercitava la prostituzione. I clienti fermati dagli agenti hanno confermato di aver ricevuto prestazioni sessuali, mentre le stranieri si sono chiuse nel silenzio.
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