Reggio scala la classifica delle esportazioni
La nostra provincia sale all’11esimo posto a livello nazionale: nel 2016 vendute merci oltre confine per 9,5 miliardi
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REGGIO EMILIA. C’è un dato che non conosce sosta nella sua fase di crescita costante e, per molti versi, trainante nell’economia reggiana per quanti hanno la fortuna di essere agganciati alla locomotiva degli ordini dall’estero. È il dato che riguarda infatti l’export, secondo cui la provincia di Reggio Emilia è tra le prime esportatrici in Italia, collocandosi nel 2016 all’undicesimo gradino della classifica nazionale dopo aver ricoperto il dodicesimo nel 2014 e nel 2015.
A certificarlo sono gli ultimi incoraggianti dati pubblicati dall’Istat, che hanno sollevato il giubilo da parte del mondo economico locale. Unindustria e Camera di Commercio, in primis, che hanno comunicato l’obiettivo raggiunto.
L’anno scorso le esportazioni provinciali sono state pari a 9,5 miliardi, in crescita del 2,7% rispetto al 2015 e dell’11,3% rispetto al 2008. Nel dettaglio per ogni 100 euro di prodotti importati ne vengono esportati 264, ben più della media nazionale. A trainare l’export è ancora una volta il settore metalmeccanico (con il 59,4%), con una specializzazione nel ramo della fabbricazione di macchinari e attrezzature (37%) e una forte vocazione nel comparto dei prodotti in metallo, che genera il 10,9% dell’export locale.
Altre importanti componenti sono rappresentate da abbigliamento (16,5%), piastrelle in ceramica (11,6%) e prodotti dell'industria alimentare (6,2%).
Rispetto al 2008 l’export verso l’Unione europea (63,3% del valore complessivo) è aumentato del 12,1%. Germania e Francia si sono confermati i primi due mercati di riferimento, rispettivamente con il 13,7% e il 12,2%. Al terzo posto si posizionano gli Stati Uniti (7,9%), che hanno fatto registrare un incremento del 73,2% rispetto ai valori pre-crisi.
Tra le aree in via di sviluppo si segnalano infine esportazioni in decisa crescita verso l’Asia orientale (più 43,2%) e il Medio Oriente (22,4%). «La crescita – sottolinea il presidente della Camera di Commercio, Stefano Landi – è stata sicuramente supportata da alcuni miglioramenti congiunturali in Paesi che intrattengono forti relazioni con il sistema imprenditoriale reggiano, ma credo che vi siano stati anche altri elementi che hanno concorso a questi buoni risultati». Per esempio, prosegue il presidente, «una più forte spinta sull’export da parte del sistema imprenditoriale reggiano, cui hanno certamente contribuito anche le azioni messe in atto dalla camera di commercio».
Rilevante, in questo senso, ricorda poi Landi, «l’investimento di 1,276 milioni che abbiamo messo in campo proprio nel 2016 nonostante una riduzione complessiva delle entrate determinata dalla riforma delle Camere di Commercio».
Paolo Bucchi, vicepresidente Unindustria Reggio con delega all’internazionalizzazione, mette invece l’accento sul sistema produttivo locale «fortemente legato alla produzione manifatturiera in senso stretto che, negli ultimi anni, ha saputo trasformarsi e interpretare in modo efficace la globalizzazione».
Il 2016 «ha segnato una svolta per Reggio con l’avvio di una fase di rilancio registrata da tutti i principali indicatori macroeconomici. La sfida è tuttavia vinta solo da una parte del territorio: in particolare dalle imprese a forte vocazione internazionale».
Serve pertanto «dare concretezza ai fattori che ancora contraddistinguono la crescita, partendo dalla formazione dei giovani, dalla diffusione nelle imprese delle nuove tecnologie digitali e dall'apertura internazionale», conclude Bucchi.
A certificarlo sono gli ultimi incoraggianti dati pubblicati dall’Istat, che hanno sollevato il giubilo da parte del mondo economico locale. Unindustria e Camera di Commercio, in primis, che hanno comunicato l’obiettivo raggiunto.
L’anno scorso le esportazioni provinciali sono state pari a 9,5 miliardi, in crescita del 2,7% rispetto al 2015 e dell’11,3% rispetto al 2008. Nel dettaglio per ogni 100 euro di prodotti importati ne vengono esportati 264, ben più della media nazionale. A trainare l’export è ancora una volta il settore metalmeccanico (con il 59,4%), con una specializzazione nel ramo della fabbricazione di macchinari e attrezzature (37%) e una forte vocazione nel comparto dei prodotti in metallo, che genera il 10,9% dell’export locale.
Altre importanti componenti sono rappresentate da abbigliamento (16,5%), piastrelle in ceramica (11,6%) e prodotti dell'industria alimentare (6,2%).
Rispetto al 2008 l’export verso l’Unione europea (63,3% del valore complessivo) è aumentato del 12,1%. Germania e Francia si sono confermati i primi due mercati di riferimento, rispettivamente con il 13,7% e il 12,2%. Al terzo posto si posizionano gli Stati Uniti (7,9%), che hanno fatto registrare un incremento del 73,2% rispetto ai valori pre-crisi.
Tra le aree in via di sviluppo si segnalano infine esportazioni in decisa crescita verso l’Asia orientale (più 43,2%) e il Medio Oriente (22,4%). «La crescita – sottolinea il presidente della Camera di Commercio, Stefano Landi – è stata sicuramente supportata da alcuni miglioramenti congiunturali in Paesi che intrattengono forti relazioni con il sistema imprenditoriale reggiano, ma credo che vi siano stati anche altri elementi che hanno concorso a questi buoni risultati». Per esempio, prosegue il presidente, «una più forte spinta sull’export da parte del sistema imprenditoriale reggiano, cui hanno certamente contribuito anche le azioni messe in atto dalla camera di commercio».
Rilevante, in questo senso, ricorda poi Landi, «l’investimento di 1,276 milioni che abbiamo messo in campo proprio nel 2016 nonostante una riduzione complessiva delle entrate determinata dalla riforma delle Camere di Commercio».
Paolo Bucchi, vicepresidente Unindustria Reggio con delega all’internazionalizzazione, mette invece l’accento sul sistema produttivo locale «fortemente legato alla produzione manifatturiera in senso stretto che, negli ultimi anni, ha saputo trasformarsi e interpretare in modo efficace la globalizzazione».
Il 2016 «ha segnato una svolta per Reggio con l’avvio di una fase di rilancio registrata da tutti i principali indicatori macroeconomici. La sfida è tuttavia vinta solo da una parte del territorio: in particolare dalle imprese a forte vocazione internazionale».
Serve pertanto «dare concretezza ai fattori che ancora contraddistinguono la crescita, partendo dalla formazione dei giovani, dalla diffusione nelle imprese delle nuove tecnologie digitali e dall'apertura internazionale», conclude Bucchi.
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