Gazzetta di Reggio

Reggio

Un torrente in ostaggio del degrado e dell’inciviltà 

di Leonardo Grilli
Un torrente in ostaggio del degrado e dell’inciviltà 

Nella seconda tappa l’analisi del tratto da via Magenta a via XX Settembre

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REGGIO EMILIA. La nostra prima metà di viaggio lungo il tratto cittadino del Crostolo si era interrotta al ponte di via Magenta. Seguendo la corrente del fiume di Reggio Emilia eravamo partiti dalla passeggiata Irene Sacchetti, scoprendo un panorama fatto di contraddizioni. Ville meravigliose e alberi in fiore, accompagnati da forni abbandonati nel fiume e baracche erette sugli argini. Nuovi cartelli che spiegano la storia dei ponti, circondati da immondizia e incuria. È un torrente ricco di paradossi quello che abbiamo visto fino ad ora, che prova a combattere ma non riesce ad emergere dall’esilio a cui è stato condannato. Nella seconda parte di questa inchiesta, invece, abbiamo assistito alla vittoria incondizionata del degrado. È la Waterloo del Crostolo che, ormai arreso e stanco, scorre mollemente verso il Po cercando di non vedere le brutture e l’inciviltà che lo circondano.

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PONTE DI VIALE MAGENTA. Affacciati dal ponte di viale Magenta, guardando a nord, non si può fare a meno di provare un senso di tristezza. L’alveo del fiume è meno curato e sporco, l’erba incolta, gli argini abbandonati a se stessi. La sensazione è quella dell’incuria che, come un’epidemia, ha contagiato anche la strada e le case della limitrofa via Dalmazia. Decadenti, scrostate, sporche così come i marciapiedi. Fatti pochi metri, poi, vediamo uno di quei cartelli realizzati dal Comune che spiega la storia del parco del Crostolo. Questo però a differenza di quelli nuovi piantati martedì, è distrutto. Qualcuno, diverso tempo fa, si è divertito a staccare la pellicola blu trasformando l’istallazione in un pezzo di ferro arrugginito.
A poca distanza tre cassonetti dell’immondizia sono praticamente inutilizzati. Perché i rifiuti sono stati gettati lungo gli argini, proprio davanti all’isola ecologica? Uno sfregio, oltre che un gesto di inciviltà. Sacchi di plastica, materiale domestico, un pacco che recita “aiuto nazionale non commerciale” un tempo destinato ai più indigenti. Addirittura, semicoperta dal fogliame, una piccola cassettiera in legno. E più ci avviciniamo al ponte successivo più la situazione peggiora. In mezzo ai rovi che lambiscono il margine della ciclabile è stato appoggiato un cartone della pizza mentre, pochi metri più in basso, dei vecchi scarponi si aggiungono alle cicatrici incise sul corpo del Crostolo reggiano.

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PONTE VIA EMILIA ALL’ANGELO
Arriviamo quindi a via Emilia all’Angelo. A fare gli onori di casa mentre ci incamminiamo lungo via Ferrari c’è un distributore di benzina abbandonato e scrostato. Qui il fiume si fa ancora più molle, flaccido, ha perso ogni forza combattiva e sembra quasi una palude che si insinua fra i cumuli di terriccio e sporco che sorgono come bubboni dal suo letto. E scopriamo che ai reggiani piace camminare scalzi. Un altro paio di scarpe bianche e lucide galleggia sul torrente. È il quinto da quando abbiamo cominciato la nostra passeggiata.

FERROVIA REGGIO-CIANO
Mentre osserviamo incuriositi le calzature sbattiamo contro qualcosa di metallico. Sono i binari della ferrovia Reggio-Ciano, che dal 1909 collega la città con Canossa.
Guardiamo in terra e notiamo delle foglie dipinte sul marciapiede. Un tempo simpatiche ma oggi scolorite, aggiungono solo un’altra tonalità di grigio a questa scala cromatica di degrado. Il percorso, che prima alternava momenti di piacevole rilassatezza al ribrezzo per l’inciviltà umana, adesso è diventato del tutto sgradevole. Acceleriamo il passo e come noi anche gli altri pedoni. Le persone in via Vincenzo Ferrari ormai non passeggiano più, corrono.

PONTE DI VIA BRIGATA REGGIO
Arrivati all’intersezione fra il ponte di via Brigata Reggio e via Copernico entriamo nel “Parco della Dogana”. Un’area che sulle mappe è disegnata in verde. Ma solo sulle mappe. Lo sporco regna sempre sovrano e, poggiata sulla schiena del Crostolo, spicca una grossa ruota appartenuta un tempo a un trattore. Seguita a poca distanza da altre due sorelle più piccole, scoppiate in una decina di pezzi di copertone.

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PONTE DI VIA XX SETTEMBRE
Il nostro viaggio termina in via XX settembre, al confine con la zona Annonaria. Qui il torrente è soffocato da una sorta di duna subsahariana, un’Isola Tiberina fatta di detriti, terra e sporco su cui ormai ha cominciato a crescere l’erba. Il Crostolo è relegato in una delle tre arcate del ponteggio. Le altre due sono completamente ricoperte di terriccio.
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