Codice appalti, no dalle imprese
Le associazioni oggi dal ministro a Castelnovo Monti. Nel mirino i sorteggi per affidamenti sottosoglia
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA . Centinaia di imprese a rischio, aumento dei pericoli su qualità delle opere pubbliche, sicurezza e regolarità del lavoro. È un grido d’allarme quello che Lapam-Confartigianato, Cna, Unindustria, Confcooperative Reggio Emilia, Legacoop Emilia Ovest e Aniem lanciano al ministro, Graziano Delrio, al quale oggi alle 16, in occasione dell’incontro sulla Statale 63 in programma a Castelnovo Monti, consegneranno un documento relativo alle norme sugli affidamenti “sottosoglia” contenute nel nuovo Codice Appalti.
Preoccupante, per le associazioni, è una delle modalità che la nuova normativa individua per le procedure negoziate fino a un milione di euro, oggi ampiamente utilizzata dalle stazioni appaltanti: in sostanza, l’abbinamento delle imprese da invitare alle gare collegato a numeri estratti a sorte. In altri termini, a fronte delle manifestazioni di interesse da parte delle imprese (magari centinaia), le poche unità che saranno in gara vengono identificate sulla base di un’estrazione.
«Questa procedura – sottolineano dalle associazioni – esclude ogni valutazione di merito, requisiti e competenze, ed è difficile pensare che potranno essere sempre selezionati gli operatori più adeguati. L’obiettivo del nuovo codice appalti era quello di creare un sistema che favorisse l’accesso delle piccole imprese agli appalti pubblici in un mercato aperto. Ciò che sta accadendo rischia, invece, di creare l’effetto contrario, di restringere la concorrenza affidando alla sorte il futuro di quel tessuto imprenditoriale che compone larga parte dell’economia del nostro territorio. Il tutto accompagnato da un calo degli appalti pubblici negli ultimi anni, stimato intorno all’80%».
Secondo le associazioni, ci sono anche altri rischi. Fra questi il subappalto a prezzi strozzati, l’effettiva realizzazione dell’opera, le tutele in materia di lavoro e di sicurezza. «La realtà – spiegano dalle associazioni – dimostra che con sempre più frequenza vengono estratte ditte esterne al territorio interessato all'appalto, che si rivelano poi prive dei giusti requisiti».
Le associazioni si spingono fino a sollevare questioni di costituzionalità delle norme in riferimento (art. 3 e 97 della Costituzione) a ragionevolezza, buon andamento e tutela dei bilanci. Dichiarandosi disponibili a collaborare con il ministero per superare i limiti della normativa, le associazioni concludono chiedendo «di escludere la facoltà di ricorso al sorteggio per gli effetti distruttivi che questo sistema produce, dimostrabili in questo primo anno di applicazione del nuovo codice, in quanto svincolato da ogni valutazione di merito, fonte di danni economici per il pubblico e il privato, pregiudizievole nei confronti di qualità e tempi di realizzazione di opere di interesse collettivo e causa della scomparsa di centinaia di piccole e medie imprese».
Preoccupante, per le associazioni, è una delle modalità che la nuova normativa individua per le procedure negoziate fino a un milione di euro, oggi ampiamente utilizzata dalle stazioni appaltanti: in sostanza, l’abbinamento delle imprese da invitare alle gare collegato a numeri estratti a sorte. In altri termini, a fronte delle manifestazioni di interesse da parte delle imprese (magari centinaia), le poche unità che saranno in gara vengono identificate sulla base di un’estrazione.
«Questa procedura – sottolineano dalle associazioni – esclude ogni valutazione di merito, requisiti e competenze, ed è difficile pensare che potranno essere sempre selezionati gli operatori più adeguati. L’obiettivo del nuovo codice appalti era quello di creare un sistema che favorisse l’accesso delle piccole imprese agli appalti pubblici in un mercato aperto. Ciò che sta accadendo rischia, invece, di creare l’effetto contrario, di restringere la concorrenza affidando alla sorte il futuro di quel tessuto imprenditoriale che compone larga parte dell’economia del nostro territorio. Il tutto accompagnato da un calo degli appalti pubblici negli ultimi anni, stimato intorno all’80%».
Secondo le associazioni, ci sono anche altri rischi. Fra questi il subappalto a prezzi strozzati, l’effettiva realizzazione dell’opera, le tutele in materia di lavoro e di sicurezza. «La realtà – spiegano dalle associazioni – dimostra che con sempre più frequenza vengono estratte ditte esterne al territorio interessato all'appalto, che si rivelano poi prive dei giusti requisiti».
Le associazioni si spingono fino a sollevare questioni di costituzionalità delle norme in riferimento (art. 3 e 97 della Costituzione) a ragionevolezza, buon andamento e tutela dei bilanci. Dichiarandosi disponibili a collaborare con il ministero per superare i limiti della normativa, le associazioni concludono chiedendo «di escludere la facoltà di ricorso al sorteggio per gli effetti distruttivi che questo sistema produce, dimostrabili in questo primo anno di applicazione del nuovo codice, in quanto svincolato da ogni valutazione di merito, fonte di danni economici per il pubblico e il privato, pregiudizievole nei confronti di qualità e tempi di realizzazione di opere di interesse collettivo e causa della scomparsa di centinaia di piccole e medie imprese».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
