«Macché scuola allo sfascio L’obiettivo è confrontarsi»
I rappresentanti degli studenti del “Moro” difendono la bontà del monte ore «È giusto che a scuola si affrontino temi attuali come bioetica e omofobia»
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Così i rappresentanti degli studenti del liceo “Moro” Andrea Incerti, Pietro Ferretti, Pasquale Cesaro e Anna Ciarlini rispondono alla lettera con la quale un genitore criticava duramente i temi trattati durante il monte ore.
Come promotori del monte ore, nonché membri del Consiglio d’Istituto, ci sentiamo coinvolti e messi sotto accusa dalla lettera spedita da un genitore del liceo “Moro” alla “Gazzetta di Reggio”. La nostra intenzione è di affrontare temi che sono all’ordine del giorno nella riflessione culturale, sociale e giuridica e crediamo proprio che questi temi possano trovare spazio nella scuola e tra i giovani, ovviamente nelle forme e nei modi che la normativa scolastica prevede. Lo abbiamo fatto con la massima trasparenza democratica (Consiglio d’Istituto, Comitato studentesco...) e con l’unica volontà di fare informazione, non di convincere i ragazzi a stare da una parte o dall’altra.
Premettiamo che a nostro avviso i “chiarimenti da chi ha organizzato gli incontri” sarebbero da chiedere direttamente, non attraverso un’anonima lettera ad un quotidiano, ma vogliamo ugualmente rispondere alle critiche mosse a questa iniziativa. Anzitutto, la “invadente presenza degli esponenti Pd” è limitata al contributo di due ore, con una sola classe, di Dario de Lucia, il quale verrà in veste di consigliere comunale per rispondere alle domande dei ragazzi. Poi non sappiamo chi abbia informato questo genitore: fatto sta che “A. Incerti” del gruppo di Bioetica non è l’On. Antonella, bensì Andrea Incerti, rappresentante d’istituto. È evidente pertanto che se prima di scrivere la lettera questo genitore si fosse confrontato con il proprio figlio, avrebbe almeno evitato di incappare in una simile gaffe. Teniamo inoltre a precisare che nel gruppo viene illustrata la legislazione italiana e internazionale in materia, a seguire un confronto tra gli stessi studenti; nessun falso santone a separare giusto e sbagliato, vero e non-vero. Passando poi alle vere e proprie accuse alla nostra scuola (“allo sfascio”, “Consiglio d’Istituto di ex-sessantottini”), ci sentiamo feriti da queste parole. Ci accusano di eliminare lo spirito critico, ma stranamente nessuno ha detto nulla quando il monte ore era giocare a carte o guardare cinepanettoni; al contrario, si insorge ora che si trattano temi d’attualità: il che, capite, è illogico, considerando che tutti i gruppi non partono da una tesi preconcetta, ma seguono domande e spunti offerti dagli stessi studenti. Se chiamare Arcigay significa per alcuni voler distruggere la famiglia o “corrompere i giovani” (l’accusa che tra l’altro costò la vita a Socrate), questi signori farebbero bene a partecipare al nostro monte ore, a parlare con i ragazzi Lgbt sui temi dell’omofobia e della discriminazione sessuale, e a capire che oggi non è certo facile accettare la propria omosessualità, così come non è facile accettare che a scuola si parli di temi attuali che possano davvero risvegliare l’interesse di una generazione indifferente alla politica e alla società. Ben più facile è mettersi dietro ad un computer e in anonimo sparare a zero sugli insegnanti, sulla preside, sulla scuola e sui rappresentanti eletti dagli studenti senza nemmeno sapere il loro nome.
Come promotori del monte ore, nonché membri del Consiglio d’Istituto, ci sentiamo coinvolti e messi sotto accusa dalla lettera spedita da un genitore del liceo “Moro” alla “Gazzetta di Reggio”. La nostra intenzione è di affrontare temi che sono all’ordine del giorno nella riflessione culturale, sociale e giuridica e crediamo proprio che questi temi possano trovare spazio nella scuola e tra i giovani, ovviamente nelle forme e nei modi che la normativa scolastica prevede. Lo abbiamo fatto con la massima trasparenza democratica (Consiglio d’Istituto, Comitato studentesco...) e con l’unica volontà di fare informazione, non di convincere i ragazzi a stare da una parte o dall’altra.
Premettiamo che a nostro avviso i “chiarimenti da chi ha organizzato gli incontri” sarebbero da chiedere direttamente, non attraverso un’anonima lettera ad un quotidiano, ma vogliamo ugualmente rispondere alle critiche mosse a questa iniziativa. Anzitutto, la “invadente presenza degli esponenti Pd” è limitata al contributo di due ore, con una sola classe, di Dario de Lucia, il quale verrà in veste di consigliere comunale per rispondere alle domande dei ragazzi. Poi non sappiamo chi abbia informato questo genitore: fatto sta che “A. Incerti” del gruppo di Bioetica non è l’On. Antonella, bensì Andrea Incerti, rappresentante d’istituto. È evidente pertanto che se prima di scrivere la lettera questo genitore si fosse confrontato con il proprio figlio, avrebbe almeno evitato di incappare in una simile gaffe. Teniamo inoltre a precisare che nel gruppo viene illustrata la legislazione italiana e internazionale in materia, a seguire un confronto tra gli stessi studenti; nessun falso santone a separare giusto e sbagliato, vero e non-vero. Passando poi alle vere e proprie accuse alla nostra scuola (“allo sfascio”, “Consiglio d’Istituto di ex-sessantottini”), ci sentiamo feriti da queste parole. Ci accusano di eliminare lo spirito critico, ma stranamente nessuno ha detto nulla quando il monte ore era giocare a carte o guardare cinepanettoni; al contrario, si insorge ora che si trattano temi d’attualità: il che, capite, è illogico, considerando che tutti i gruppi non partono da una tesi preconcetta, ma seguono domande e spunti offerti dagli stessi studenti. Se chiamare Arcigay significa per alcuni voler distruggere la famiglia o “corrompere i giovani” (l’accusa che tra l’altro costò la vita a Socrate), questi signori farebbero bene a partecipare al nostro monte ore, a parlare con i ragazzi Lgbt sui temi dell’omofobia e della discriminazione sessuale, e a capire che oggi non è certo facile accettare la propria omosessualità, così come non è facile accettare che a scuola si parli di temi attuali che possano davvero risvegliare l’interesse di una generazione indifferente alla politica e alla società. Ben più facile è mettersi dietro ad un computer e in anonimo sparare a zero sugli insegnanti, sulla preside, sulla scuola e sui rappresentanti eletti dagli studenti senza nemmeno sapere il loro nome.
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