tra riforma e referendum
Province senza soldi Partiti in Emilia gli esposti in Procura
REGGIO EMILIA . Anche l’Unione delle Province Italiane Emilia-Romagna accoglie – attraverso i propri presidenti di Provincia – l’appello del presidente di Upi nazionale di proporre un esposto...
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REGGIO EMILIA . Anche l’Unione delle Province Italiane Emilia-Romagna accoglie – attraverso i propri presidenti di Provincia – l’appello del presidente di Upi nazionale di proporre un esposto cautelativo per segnalare la condizione ormai insostenibile riguardo la manutenzione di strade e scuole di competenza provinciale e portare pienamente a conoscenza, oltre alle comunità, anche ai giudici, della criticità estrema in cui versano le infrastrutture primarie dei territori. I presidenti delle Province emiliano-romagnole, compresa la Provincia di Reggio Emilia, si sono recate ieri nelle Procure per depositare gli esposti: un atto nato anche per salvaguardare dirigenti e personale da eventuali conseguenze legate alla mancanza di risorse.
L’intento unitario infatti è quello di concentrare l’attenzione la voce sulla grave situazione finanziaria che incombe sulle Province, che ne impedisce l’approvazione dei bilanci 2017 e che rende al tempo stesso non sostenibili, in forza dei tagli continui, servizi fondamentali come la manutenzione di 130 mila chilometri di strade e oltre cinque mila scuole superiori frequentate da oltre 2,5 milioni di studenti. Pertanto, secondo Upi, è necessario che lo Stato si assuma le proprie responsabilità: dato che le Province restano, come decretato dall’esito del referendum del 4 dicembre 2016, che ne ha bocciato la modifica costituzionale, devono avere le adeguate risorse per le funzioni che sono chiamate a svolgere dalla legge Delrio. Il problema dei tagli del Governo alle Province è stato recentemente sollevato anche dalla stessa Corte dei conti in audizione alla Commissione bicamerale lo scorso 23 febbraio, che li ha definiti “tagli irragionevoli”.
Il problema di fondo rimane il forte squilibrio finanziario tra entrate e uscite nel 2017, di tutte le Province italiane, di circa 700 milioni di euro. Un dato allarmante, se si pensa che è generato dal fatto che la maggior parte delle risorse proprie derivanti dall’imposizione fiscale (Rc auto e Ipt) finiscono a Roma, secondo quanto previsto dalla Legge finanziaria 190/2014, che ha previsto prelievi da un miliardo nel 2015, due miliardi nel 2016 e che dovrebbero arrivare a tre miliardi nel 2017. Per l’Upi, «insostenibilità pura, dunque, se ci si affida anche solo all’aritmetica».
L’intento unitario infatti è quello di concentrare l’attenzione la voce sulla grave situazione finanziaria che incombe sulle Province, che ne impedisce l’approvazione dei bilanci 2017 e che rende al tempo stesso non sostenibili, in forza dei tagli continui, servizi fondamentali come la manutenzione di 130 mila chilometri di strade e oltre cinque mila scuole superiori frequentate da oltre 2,5 milioni di studenti. Pertanto, secondo Upi, è necessario che lo Stato si assuma le proprie responsabilità: dato che le Province restano, come decretato dall’esito del referendum del 4 dicembre 2016, che ne ha bocciato la modifica costituzionale, devono avere le adeguate risorse per le funzioni che sono chiamate a svolgere dalla legge Delrio. Il problema dei tagli del Governo alle Province è stato recentemente sollevato anche dalla stessa Corte dei conti in audizione alla Commissione bicamerale lo scorso 23 febbraio, che li ha definiti “tagli irragionevoli”.
Il problema di fondo rimane il forte squilibrio finanziario tra entrate e uscite nel 2017, di tutte le Province italiane, di circa 700 milioni di euro. Un dato allarmante, se si pensa che è generato dal fatto che la maggior parte delle risorse proprie derivanti dall’imposizione fiscale (Rc auto e Ipt) finiscono a Roma, secondo quanto previsto dalla Legge finanziaria 190/2014, che ha previsto prelievi da un miliardo nel 2015, due miliardi nel 2016 e che dovrebbero arrivare a tre miliardi nel 2017. Per l’Upi, «insostenibilità pura, dunque, se ci si affida anche solo all’aritmetica».
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