Il comitato “No wifi” «Il Comune rispetti il piano regionale»
Guastalla, l’antenna Linkem sulla torre in piazza 1° maggio Il fronte del no: «La Regione ha stabilito di decentralizzarle»
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GUASTALLA. Antonio Campanini e Massimo Comunale, del comitato “No wifi,” scendono di nuovo in campo per protestare contro l’installazione dell’antenna Linkem sulla torre piezometrica di piazza 1 Maggio. In particolare sostenendo che il Comune sta disattendendo il piano regionale che prevede la decentralizzazione degli impianti e che si sa troppo poco sulle emissioni da elettrosmog per non essere quantomeno preoccupati.
«Il Comune di Guastalla ha deciso di non rispondere direttamente ai cittadini, non ha risposto a chi aveva presentato osservazioni e obbiezioni all’istallazione dell’antenna in piazza 1° Maggio. Si è affidato a un comunicato in cui spiega le sue ragioni, e noi le contestiamo punto per punto – hanno esordito Campanini e Comunale in una nota –. Il Comune dice che la banda larga è una priorità ed è interesse pubblico. È vero ma noi non abbiamo mai contestato la banda larga, abbiamo eccepito sul sito prescelto».
«Ribadiamo che piazza 1° Maggio è una scelta infelice, inopportuna, sbagliata. È centro storico, densamente abitato. È sede di una Casa della salute che non può essere ignorata. In più a noi risulta che la banda larga è già presente a Guastalla con copertura di tutta la città – continuano Campanini e Comunale –. Il Comune sostiene di non avere potere di opposizione alla richiesta di una società privata, liberamente sul mercato, con l’obbiettivo del massimo profitto al minor costo. Non comprendiamo: la Linkem fa i suoi interessi, ed è normale che voglia ridurre i costi di installazione, ma è incomprensibile perché questo debba diventare un problema del Comune. Tanto poco chiaro se consideriamo che dal 2003 il Comune ha aree dedicate e di proprietà per la installazione delle antenne. Dunque da 14 anni. E allora chi disinforma chi? Chi lo sapeva e perché non ha mai parlato».
«La regione Emilia Romagna ha redatto un piano che prevede la decentralizzazione degli impianti wifi. Sempre la Regione invita i comuni al rispetto del suo piano che prevede distanze di sicurezza e minori rischi. Il Comune disattende il piano regionale e si fa beffe del comitato, ma disattende le raccomandazioni dell’Istituto ricerche sul cancro e dell’Oms – hanno ribadito Campanini e Comunale –. Disattende le raccomandazione della Lega dei tumori e di altre associazioni ambientaliste. Si sa troppo poco sui rischi e nessuno può giurare sulla innocuità. Occorre prudenza e rispetto del principio di precauzione, cosa diversa dal banale rispetto di soglie che sono soggette a continue correzioni».
«Il Comune è delegato alla tutela della salute pubblica: è un suo compito. Abbiamo chiesto prudenza e rispetto di un principio logico – concludono quindi Campanini e Comunale –. Ci è stato risposto che Arpae e Ausl non hanno fatto rilievi e al Comune questo è bastato. Continueremo la nostra battaglia e faremo protocollare in Comune, tutta la documentazione relativa ai pericoli derivanti dall’elettrosmog». (m.p.)
«Il Comune di Guastalla ha deciso di non rispondere direttamente ai cittadini, non ha risposto a chi aveva presentato osservazioni e obbiezioni all’istallazione dell’antenna in piazza 1° Maggio. Si è affidato a un comunicato in cui spiega le sue ragioni, e noi le contestiamo punto per punto – hanno esordito Campanini e Comunale in una nota –. Il Comune dice che la banda larga è una priorità ed è interesse pubblico. È vero ma noi non abbiamo mai contestato la banda larga, abbiamo eccepito sul sito prescelto».
«Ribadiamo che piazza 1° Maggio è una scelta infelice, inopportuna, sbagliata. È centro storico, densamente abitato. È sede di una Casa della salute che non può essere ignorata. In più a noi risulta che la banda larga è già presente a Guastalla con copertura di tutta la città – continuano Campanini e Comunale –. Il Comune sostiene di non avere potere di opposizione alla richiesta di una società privata, liberamente sul mercato, con l’obbiettivo del massimo profitto al minor costo. Non comprendiamo: la Linkem fa i suoi interessi, ed è normale che voglia ridurre i costi di installazione, ma è incomprensibile perché questo debba diventare un problema del Comune. Tanto poco chiaro se consideriamo che dal 2003 il Comune ha aree dedicate e di proprietà per la installazione delle antenne. Dunque da 14 anni. E allora chi disinforma chi? Chi lo sapeva e perché non ha mai parlato».
«La regione Emilia Romagna ha redatto un piano che prevede la decentralizzazione degli impianti wifi. Sempre la Regione invita i comuni al rispetto del suo piano che prevede distanze di sicurezza e minori rischi. Il Comune disattende il piano regionale e si fa beffe del comitato, ma disattende le raccomandazioni dell’Istituto ricerche sul cancro e dell’Oms – hanno ribadito Campanini e Comunale –. Disattende le raccomandazione della Lega dei tumori e di altre associazioni ambientaliste. Si sa troppo poco sui rischi e nessuno può giurare sulla innocuità. Occorre prudenza e rispetto del principio di precauzione, cosa diversa dal banale rispetto di soglie che sono soggette a continue correzioni».
«Il Comune è delegato alla tutela della salute pubblica: è un suo compito. Abbiamo chiesto prudenza e rispetto di un principio logico – concludono quindi Campanini e Comunale –. Ci è stato risposto che Arpae e Ausl non hanno fatto rilievi e al Comune questo è bastato. Continueremo la nostra battaglia e faremo protocollare in Comune, tutta la documentazione relativa ai pericoli derivanti dall’elettrosmog». (m.p.)
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