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Morbillo, la copertura dei vaccini a Reggio Emilia è del 91,7% «ma non basta»

di Luciano Salsi
Morbillo, la copertura dei vaccini a Reggio Emilia è del 91,7% «ma non basta»

Cristina Marchesi dell’Ausl: «L’allarme del ministro è giustificato»

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REGGIO EMILIA. Suona anche per noi la campana fatta squillare da Beatrice Lorenzin, ministro della sanità, per mettere in guardia contro l’estensione all’Italia dell’epidemia di morbillo che ha ucciso diciassette persone in Romania. Nella nostra provincia la vaccinazione contro questa malattia copre il 90,1% della popolazione infantile all’età di due anni e il 91,7% a tre anni.

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È la copertura più elevata nell’ambito della Regione Emilia-Romagna, ma siamo ancora lontani da quel 95% che, secondo le autorità sanitarie, garantisce l’insieme della popolazione contro il dilagare di un morbo relativamente mite nei primi anni di vita, ma pericoloso e talora mortale nell'età adulta. Cristina Marchesi, direttrice sanitaria dell’Ausl, è categorica: «Stiamo meglio di altri, ma possiamo e dobbiamo migliorare. L’allarme del ministro è più che giustificato.

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Da anni insistiamo, anche attraverso incontri con la popolazione nei comuni e nei quartieri cittadini, affinchè si estenda la vaccinazione. In questo senso si è molto impegnato il dottor Pietro Ragni, responsabile del comitato interaziendale per il rischio infettivo. In primavera il rischio aumenta a causa dell’andamento stagionale di queste malattie. Perciò non abbiamo rinviato le vaccinazioni previste in questi giorni».

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Peraltro finora nella nostra provincia non s’è verificato alcun caso di morbillo dall’inizio dell’anno. Se n’erano contati cinque l'anno scorso, quando la limitrofa provincia di Parma ne aveva registrati una quindicina, molti dei quali fra gli operatori sanitari, e Milano almeno una cinquantina. Il 2015 era trascorso senza la registrazione di alcun ammalato nel territorio reggiano. I casi erano stati uno nel 2014, cinque nel 2013 e tre nel 2012. L'esiguità di queste cifre non deve tranquillizzare.

Anche da noi, infatti, si è diffusa via Internet la leggenda metropolitana dei danni provocati dalle vaccinazioni infantili, a cui un medico inglese radiato dall'ordine professionale aveva attribuito nientemeno che l'insorgenza dell'autismo. Negli ultimi anni, quindi, una fetta crescente di genitori s'è rifiutata di sottoporre i figli alle vaccinazioni, facendo scendere la copertura della popolazione al di sotto della percentuale che garantisce la cosiddetta immunità di gregge e, quindi, scongiura l'eventualità che si ammalino i pochi che, per motivi di salute, non possono vaccinarsi.

Le vaccinazioni obbligatorie sono contro la polio, la difterite, il tetano e l'epatite B. Nel Reggiano la copertura è superiore al 95% soltanto al 36esimo mese di vita. Rimane inferiore per le vaccinazioni raccomandate contro Haemophilus influenzale tipo B, morbillo, parotite, rosolia e meningococco C, esclusa la parotite, che arriva al 95,9%.

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La situazione è analoga o peggiore nel resto d'Italia. Perciò Fausto Francia, direttore del dipartimento di sanità pubblica dell'Ausl bolognese e presidente della Società italiana di igiene, esorta le regioni a tornare ad investire nei centri vaccinali: «Oggi servono pediatri e medici igienisti per vaccinare. Questo non è solo un costo, ma è un investimento che permetterà poi di risparmiare in futuro». In quanto al morbillo, Francia teme che possa aprire la strada anche ad altre malattie: «Il morbillo - dice - è sottovalutato. Dà complicanze non piccole, dalle polmoniti alle encefaliti, ed è un tracciante per le altre vaccinazioni.

Polio e difterite da noi sono assenti da decenni, ma Spagna, Belgio e Olanda hanno avuto casi recenti. Possono tornare, anche nei paesi avanzati, tutte le malattie prevenibili, se si abbassano le coperture». Francia, inoltre, insiste affinchè la vaccinazione sia resa obbligatoria per il personale ospedaliero. Nella nostra provincia, come nel resto della regione, soltanto il 20% si vaccina contro l'influenza. Attualmente l'obbligo riguarda solo l'epatite C. A suo parere dovrebbe essere esteso all'influenza, alla varicella e al morbillo. «Non farebbe male - dice Cristina Marchesi - introdurre l'obbligo di vaccinarsi».
 

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