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la discarica di carpineti 

Tutino: «Non vedo le condizioni per portare altri rifiuti a Poiatica»

di Adriano Arati
Tutino: «Non vedo le condizioni per portare altri rifiuti a Poiatica»

CARPINETI. «Su Poiatica la responsabilità finale è di competenza della Regione, ma non ci si può scordare che tanti enti negli anni hanno lavorato per chiudere la discarica. Asserviti ad Iren e ai...

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CARPINETI. «Su Poiatica la responsabilità finale è di competenza della Regione, ma non ci si può scordare che tanti enti negli anni hanno lavorato per chiudere la discarica. Asserviti ad Iren e ai suoi finanziamenti? Gli enti non fanno cassa: pensano a garantire servizi».
Torna a parlare della discarica di Poiatica Mirko Tutino, oggi assessore all’Ambiente del Comune di Reggio e referente provinciale per Atersir (l’agenzia regionale per servizio idrico e rifiuti), oltre che assessore provinciale all’Ambiente sino al 2014, negli anni in cui la competenza sui rifiuti era proprio a livello provinciale. In questi giorni si parla dei dividendi Iren agli azionisti, i Comuni. E qualcuno sostiene che gli enti pubblici siano troppo teneri con una delle ultime fonti economiche rimaste.
«Leggo spesso che i Comuni “fanno cassa” – spiega Tutino – vorrei sottolineare che i Comuni non fanno cassa per riempire la piscina di monetine come Paperon de’ Paperoni. I Comuni devono garantire servizi costruiti in un periodo in cui le risorse statali disponibili erano molto superiori rispetto all’oggi».
Niente bagno nell’oro?
«No, e per quanto riguarda Reggio aggiungo che il Comune è socio, sì, ma il rappresentante è il sindaco, non sono io».
Per tornare a Poiatica, però, qualcuno fa notare che il famoso studio universitario lo pagherà Atersir, non la Regione. Cosa è successo?
«E’ una questione puramente formale. L’agenzia opera con la Regione, chiaramente non ha competenze su Iren ma sui percorsi di fine vita e di ripristino ambientale sì; quindi salderà l’incarico, ma davvero è solo una questione di forma».
Sempre in zona Iren-Poiatica, tre anni fa si parlava di un sesto lotto della discarica da destinare nel caso solo agli scarti dell’impianto Tmb, il trattamento a freddo, che sarebbe dovuto sorgere a Gavassa. Cosa è successo?
«Quella era un periodo piuttosto complesso, era la fase del passaggio di competenze fra la Provincia e la Regione sul tema rifiuti. Sino al 2014 si ragionava di rifiuti a livello provinciale e l’impianto Tmb avrebbe dovuto servire tutta la provincia. In quel quadro si pensò al sesto lotto di Poiatica».
E poi?
«La competenza è diventata regionale, il Tmb è uscito dal programma pubblico per la gestione dei rifiuti. Il quadro è mutato completamente».
Adesso rimaniamo alle ipotesi contenute nello studio?
«Lo studio non dice che si devono portare rifiuti. Lo studio segnala che attualmente c’è una criticità e che si possa – tra diverse ipotesi – prevedere l’arrivo di rifiuti per poter risolvere queste criticità».
Non indica una strada già segnata, come si maligna?
«Conosco il professor Montanari, è un professionista serio che ha lavorato con gli enti pubblici anche in passato. Credo che ora tocchi alle istituzioni affrontare le criticità che ha sollevato. Non tiriamo per la giacchetta i tecnici, cerchiamo di capire se hanno sollevano problemi reali e come affrontarli cercando il consenso di chi vive in quel territorio».
Fra i problemi dei tecnici, c’è la copertura economica del post mortem. Come la mettiamo?
«Iren ha segnalato che il progetto che ha presentato e che è stato autorizzato da tutti gli organi competenti presenta molti limiti: deflusso delle acque e tenuta dei versanti in particolare. Se si deve fare un intervento superiore a quello autorizzato, l’azienda chiede quindi di coprire la differenza di costi importando ulteriore materiale da chi è disposto a pagare per portarlo. E quindi rifiuti».
Dopo tutte queste novità, il suo parere qual è?
«La mia opinione è che si possano coinvolgere la cittadinanza e le istituzioni locali in un piano di monitoraggio che segua, nei prossimi anni, il post-mortem derivato dall’applicazione dei progetti già autorizzati. Quindi senza rifiuti».
Chiusura completa?
«Non vedo le condizioni per portare altri rifiuti. Il contesto di quel territorio non lo consente e non credo che nessuno sia disposto a finanziare una soluzione che comporti costi non previsti».
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