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Un pastore minaccia Catia Silva «Se telefono a Grande Aracri...»
BRESCELLO. Ancora un’inchiesta che vede la leghista Catia Silva minacciata e dove fa capolino il suo impegno antimafia a Brescello. Secondo quanto ricostruito dalla polizia municipale Bassa reggiana,...
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BRESCELLO. Ancora un’inchiesta che vede la leghista Catia Silva minacciata e dove fa capolino il suo impegno antimafia a Brescello.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia municipale Bassa reggiana, il 18 novembre 2014 il pastore 35 enne Mario Garrisi si scagliò contro Catia Silva mentre lei era impegnata come volontaria di protezione civile a bloccare il traffico verso l’area golenale di Ghiarole (all’incrocio di Strada Molino Caselle e via Ghiarole) perché Enza e Po erano in piena. E solo l’intervento degli agenti aveva evitato l’aggressione fisica. «Tu non sai chi sono io! Io non sono Grande Aracri e neanche Rondinelli quello a cui hai fatto le foto e bloccato i lavori della casa che ti ha detto che te la farà pagare cara – viene specificato nell’imputazione, ricostruendo le frasi minacciose del pastore – se non mi lasci passare io ti faccio quello che loro non ti hanno ancora fatto... tanto un giorno entro e il giorno dopo sono già fuori e ho 100mila euro a disposizione per gli avvocati». E sempre sulla base della ricostruzione fatta dai vigili, la cosa non sarebbe finita qui, perché oltre tre mesi dopo (il 5 marzo 2015) sempre Garrisi – negli uffici della polizia municipale – una volta saputo del procedimento in atto nei suoi confronti (la Silva l’aveva querelato, ndr) sbottava nuovamente: «Appena ho finito qui vado a cercarla in Comune e la picchio, così le faccio vedere io di cosa sono capace. Io non ho paura di niente. Se faccio una telefonata a Grande Aracri mi manda 5 macchine con su gente pronta a difendermi. Quando vado in tribunale se vengo condannato, pago uno che la picchia nel cortile e io sto lì a guardare. Io giro armato. Tanto in galera ci sono già stato. Del giudice non mi interessa niente».
Secondo quanto ricostruito dalla polizia municipale Bassa reggiana, il 18 novembre 2014 il pastore 35 enne Mario Garrisi si scagliò contro Catia Silva mentre lei era impegnata come volontaria di protezione civile a bloccare il traffico verso l’area golenale di Ghiarole (all’incrocio di Strada Molino Caselle e via Ghiarole) perché Enza e Po erano in piena. E solo l’intervento degli agenti aveva evitato l’aggressione fisica. «Tu non sai chi sono io! Io non sono Grande Aracri e neanche Rondinelli quello a cui hai fatto le foto e bloccato i lavori della casa che ti ha detto che te la farà pagare cara – viene specificato nell’imputazione, ricostruendo le frasi minacciose del pastore – se non mi lasci passare io ti faccio quello che loro non ti hanno ancora fatto... tanto un giorno entro e il giorno dopo sono già fuori e ho 100mila euro a disposizione per gli avvocati». E sempre sulla base della ricostruzione fatta dai vigili, la cosa non sarebbe finita qui, perché oltre tre mesi dopo (il 5 marzo 2015) sempre Garrisi – negli uffici della polizia municipale – una volta saputo del procedimento in atto nei suoi confronti (la Silva l’aveva querelato, ndr) sbottava nuovamente: «Appena ho finito qui vado a cercarla in Comune e la picchio, così le faccio vedere io di cosa sono capace. Io non ho paura di niente. Se faccio una telefonata a Grande Aracri mi manda 5 macchine con su gente pronta a difendermi. Quando vado in tribunale se vengo condannato, pago uno che la picchia nel cortile e io sto lì a guardare. Io giro armato. Tanto in galera ci sono già stato. Del giudice non mi interessa niente».
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