Gazzetta di Reggio

Reggio

Dalla lite con Ferrari alla balestra rotta 

Dalla lite con Ferrari alla balestra rotta 

La giornata nera del “mantovano volante”: partito tra i boati fu costretto a fermarsi proprio a Reggio  

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Nel 1948, Nuvolari ha quasi 56 anni. Nel 1947, aveva chiuso al secondo posto la Mille Miglia. A fine aprile, il vecchio e malato Nuvolari, incontrò Enzo Ferrari col quale si riappacificò dopo lo sgarro del 1933 quando abbandonò la Scuderia Ferrari (le vetture di Maranello, nacquero solo nel 1947). Ferrari gli affida un bolide da 1992 centimetri cubici di cilindrata, la 166 SC. Alla partenza da Brescia, prevista per le 4.35 del mattino, Nuvolari non compare nella lista partenti perché la 166 SC è di proprietà di un principe russo, iscrittosi col proprio nome: Igor. A fianco di Nuvolari, Ferrari mette un giovanissimo meccanico, Sergio Scapinelli. Partono tra il boato del pubblico che riconosce il vecchio Campione. Poco dopo il via, la Ferrari perde uno dei due paraurti anteriori poi, in una frazione di Gualdo Tadino (Perugia), dopo averlo sopportato a lungo saltellare, Nuvolari lanciato a 200 all’ora, con un calcio stacca il cofano _ ora conservato nel museo di Mantova _ facendogli sfiorare le loro teste. A Reggio, in Via Emilia, è previsto un punto assistenza e rifornimento carburante nel garage Sidoli. Il passaggio da Reggio della vettura 1049, quella di Nuvolari, è previsto per le 15 circa.
Poco prima, all’angolo di via Dei Mille, Mario Bai, in gara con una Maserati guidata da Ammendola, aveva perso la vita con la vettura che si era schiantata contro un palo della luce. Alle porte di Modena, quando Nuvolari è primo con oltre 15 minuti di distacco sugli inseguitori, la Ferrari inizia a mostrare difficoltà di tenuta di strada. Sembra che una ruota stia per staccarsi. Scapinelli suggerisce di fermarsi per fare il cambio visto che sarebbero passati dallo stabilimento. Nuvolari rifiuta e a Reggio, la balestra si rompe. Nuvolari, fu costretto a fermarsi nel piazzale della canonica di Villa Ospizio. Stanco e malato, venne ricoverato da Don Primo Carretti, in una piccola stanzetta al primo piano. Gli venne praticata una iniezione di canfora da Alberto Primo Pieraccini, anche lui residente in zona (via Arlotti 1) con la siringa fornita da Giulio Prandi. Enzo Ferrari venne a consolarlo, inutilmente. (a.z.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google