Unieco tenta la carta del fondo americano
di Enrico Lorenzo Tidona
Dopo la rinuncia di Oxy spiraglio da York Capital che entro la prossima settimana deciderà il futuro dell’azienda in bilico
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. La seconda carta che Unieco si sta giocando per la sua sopravvivenza si chiama York Capital. È un fondo americano che dovrebbe prendere il posto di Oxy, altro fondo che si è alzato dal tavolo della trattativa - facendola naufragare - con la quale doveva arrivare all’acquisizione del patrimonio della coop delle costruzioni per ripianare un debito bancario insostenibile di 360 milioni di euro. Con oggi sono due mesi dalla concessione dei 120 giorni da parte del tribunale per la presentazione del concordato in bianco. Metà del tempo è quindi volato via ma la verità sul futuro della cooperativa si saprà ben prima di fine maggio a quanto sembra. Già la settimana prossima la cooperativa avrà una risposta da York Capital, che dovrebbe entrare nella doppia veste anche di partner industriale. Il condizionale è d’obbligo e la pazienza di molti, soci compresi, è agli sgoccioli. Questo perché il taglio dei 170 posti di lavoro diretti sui 380 totali non ha dato i frutti sperati. La zavorra debitoria è ancora ben legata alla cooperativa rossa delle costruzioni, ormai a un passo dal baratro in cui è sprofondata la consorella Coopsette di Castelnovo Sotto. Certo è che lo scorporo del patrimonio darebbe una chance alla presidente Cinzia Viani per non portare i libri in tribunale. Lì, come visto con Coopsette, verrebbe meno la continuità aziendale e verrebbe segnata una riga con sotto la sommatoria dei debiti anche delle controllate, che è ben più pesante della sola esposizione con le banche, Monte dei Paschi in primis. Proprio Mps nel 2014 era stata oggetto dell’interesse di York Capital Management Global Advisors, brand del risparmio che aveva il 5%. Un hedge fund che fu tra i maggiori singoli investitori della banca senese, e che poi ha ceduto la partecipazione.
Gli intrecci tra la banca e le coop rosse reggiane sono all’ordine del giorno e rappresentano ora un ulteriore fattore di instabilità. Basta guardare la girandola di fallimenti, liquidazioni coatte e procedure concorsuali, nelle quali Monte dei Paschi - attraverso partecipazioni societarie - concede accordi di ristrutturazione dei debiti che la vedono nello stesso tempo debitrice e creditrice. Casi con riverberi non solo nel Reggiano. L’ultimo messo in evidenza è quello emblematico a Mantova, dove Mps fa parte di società coinvolte nel Piano di riqualificazione urbana di Borgochiesanuova, ora in grosse difficoltà. Più di 111 milioni di euro erogati e da cui sarà problematico rientrare. Tutto inizia nel 2002 quando viene avviato il Pru che vede come attuatori Unieco, la società le Robinie spa (80% Unieco, 20% Mps). Oltre a questa c’è Sansedoni, partecipata sempre da Mps e Unieco. Incroci pericolosi che ora pesano sul futuro di entrambe.
Gli intrecci tra la banca e le coop rosse reggiane sono all’ordine del giorno e rappresentano ora un ulteriore fattore di instabilità. Basta guardare la girandola di fallimenti, liquidazioni coatte e procedure concorsuali, nelle quali Monte dei Paschi - attraverso partecipazioni societarie - concede accordi di ristrutturazione dei debiti che la vedono nello stesso tempo debitrice e creditrice. Casi con riverberi non solo nel Reggiano. L’ultimo messo in evidenza è quello emblematico a Mantova, dove Mps fa parte di società coinvolte nel Piano di riqualificazione urbana di Borgochiesanuova, ora in grosse difficoltà. Più di 111 milioni di euro erogati e da cui sarà problematico rientrare. Tutto inizia nel 2002 quando viene avviato il Pru che vede come attuatori Unieco, la società le Robinie spa (80% Unieco, 20% Mps). Oltre a questa c’è Sansedoni, partecipata sempre da Mps e Unieco. Incroci pericolosi che ora pesano sul futuro di entrambe.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
