Reggio Emilia, il maneggio dei Brescia a Villa Cella sarà demolito
Fra le voci del piano triennale opere pubbliche 175mila euro per l’abbattimento dell’edificio abusivo
REGGIO EMILIA. Una voce pari a 175 mila per la demolizione di una lottizzazione abusiva in via Croci. È quanto contenuto nel bilancio di previsione del Comune per l’abbattimento del maneggio sotto confisca di Villa Cella, al centro di un lungo braccio di ferro tra il Comune di Reggio e i fratelli Luigi, Francesco e Pasquale Brescia (quest’ultimo imputato nel processo Aemilia) al quale nell’ottobre scorso il Consiglio di Stato ha messo la parola fine.
La battaglia era durata cinque anni e aveva visto il Comune uscire vincitore. Si tratta della struttura composta da tre piste per allenamento dei cavalli, con pertinenze, ricoveri attrezzi e foraggio e strutture di ospitalità degli animali, costruite dalla ditta Brecogen, di proprietà dei fratelli Brescia. L’intervento di demolizione, che costerà 175 mila euro, è infatti inserito per il 2017 nel piano triennale delle opere pubbliche del Comune (per 32 milioni totali), pubblicato sull’albo pretorio dell’ente. La struttura realizzata dagli imprenditori calabresi a ridosso della ferrovia Milano-Bologna era finita sotto tiro nel 2012, dopo un controllo dei tecnici comunali da cui era stata ritenuta abusiva.
L’amministrazione ne aveva quindi ordinato il blocco dei lavori e il ripristino dello stato dei luoghi, attraverso la demolizione delle opere edilizie. Ma l’ordinanza era stata disattesa e i fratelli Brescia avevano presentato una serie di ricorsi rivolgendosi al Tar di Parma ad ottobre del 2012 e nuovamente ad aprile del 2013, questa volta anche con un ricorso straordinario al presidente della Repubblica.
Infine, di fronte all’ennesimo diniego del tribunale amministrativo, a luglio del 2016 i proprietari si erano appellati al Consiglio di Stato contro i precedenti provvedimenti del Tar, chiedendo «la riforma previa sospensione». In tutti i procedimenti il Comune di Reggio ha resistito in giudizio e ad ottobre del 2016 è arrivato il responso del massimo organo di giustizia giuridico-amministrativa. Accogliendo le ragioni del Comune i giudici hanno stabilito che, «le opere sanzionate hanno determinato una rilevante alterazione di un suolo a destinazione agricola in assenza di qualsiasi titolo abilitativo». La società dei fratelli Brescia era stata quindi condannata al pagamento delle spese legali (circa 20.000 euro).
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