UDIENZE A RISCHIO
Una settimana di scioperi per gli avvocati penalisti
REGGIO EMILIA. «L’Avvocatura penale ha proclamato l’astensione dalle udienze e da ogni attività nel settore penale dal 20 al 24 marzo». Ad annunciarlo, in una nota, è l’avvocato Domenico Noris Bucchi,...
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REGGIO EMILIA. «L’Avvocatura penale ha proclamato l’astensione dalle udienze e da ogni attività nel settore penale dal 20 al 24 marzo». Ad annunciarlo, in una nota, è l’avvocato Domenico Noris Bucchi, presidente della Camera penale “Giulio Bigi”. Si svolgeranno invece normalmente le udienze del processo Aemilia in quanto i detenuti non hanno concesso la liberatoria ai propri avvocati.
Uno sciopero così motivato: «Non si era mai verificato che su una legge di riforma in materia penale, così complessa e articolata, che incide in profondità sui principi del giusto processo e su fondamentali istituti del diritto sostanziale, venisse posta la fiducia. Sottrarre il Ddl al confronto e alla discussione del Parlamento costituisce una gravissima lesione di fronte alla quale i penalisti italiani non intendono tacere. È necessario denunciare l’intrinseca contraddittorietà del Ddl che, intitolato al “rafforzamento delle garanzie” e alla tutela della “ragionevole durata dei processi”, opera su temi fondamentali in senso opposto. Allarga a dismisura l’applicazione del “processo a distanza”, che mortifica la dignità dell’imputato e viola fondamentali principi convenzionali e costituzionali, comprimendo i diritti e le garanzie degli imputati detenuti». «Attraverso un’indiscriminata sospensione dei termini di prescrizione e altrettanto irrazionali aumenti delle pene edittali - continua Bucchi - rende interminabili i processi, con un danno per i singoli imputati, per le parti civili e per l’intera collettività, perché un processo che impiega venti anni ad accertare le responsabilità non è un processo giusto, ma un peso inutile ed intollerabile per l’intera società».«La scelta di terminare l’iter parlamentare del Ddl con il voto di fiducia - si legge - non solo è in piena contraddizione col metodo di confronto franco e aperto scelto e rivendicato dal Governo e dal Legislatore fino ad oggi, ma costituisce una intollerabile mancanza di rispetto per le regole basilari di metodo e per i principi che devono caratterizzare la funzione legislativa quando essa incide su fondamentali diritti costituzionali. Di fronte al persistere di queste scelte autoritarie e antidemocratiche imposte dal Governo, per logiche di natura politica orientate certo molto più al regolamento di equilibri di forza interni, che all’interesse dei cittadini e del sistema giustizia, tutta l’Avvocatura ha il dovere morale e civile di opporsi con tutti i legittimi mezzi a propria disposizione nelle aule di giustizia e nella società civile, anche valutando forme più incisive e prolungate di protesta».
Uno sciopero così motivato: «Non si era mai verificato che su una legge di riforma in materia penale, così complessa e articolata, che incide in profondità sui principi del giusto processo e su fondamentali istituti del diritto sostanziale, venisse posta la fiducia. Sottrarre il Ddl al confronto e alla discussione del Parlamento costituisce una gravissima lesione di fronte alla quale i penalisti italiani non intendono tacere. È necessario denunciare l’intrinseca contraddittorietà del Ddl che, intitolato al “rafforzamento delle garanzie” e alla tutela della “ragionevole durata dei processi”, opera su temi fondamentali in senso opposto. Allarga a dismisura l’applicazione del “processo a distanza”, che mortifica la dignità dell’imputato e viola fondamentali principi convenzionali e costituzionali, comprimendo i diritti e le garanzie degli imputati detenuti». «Attraverso un’indiscriminata sospensione dei termini di prescrizione e altrettanto irrazionali aumenti delle pene edittali - continua Bucchi - rende interminabili i processi, con un danno per i singoli imputati, per le parti civili e per l’intera collettività, perché un processo che impiega venti anni ad accertare le responsabilità non è un processo giusto, ma un peso inutile ed intollerabile per l’intera società».«La scelta di terminare l’iter parlamentare del Ddl con il voto di fiducia - si legge - non solo è in piena contraddizione col metodo di confronto franco e aperto scelto e rivendicato dal Governo e dal Legislatore fino ad oggi, ma costituisce una intollerabile mancanza di rispetto per le regole basilari di metodo e per i principi che devono caratterizzare la funzione legislativa quando essa incide su fondamentali diritti costituzionali. Di fronte al persistere di queste scelte autoritarie e antidemocratiche imposte dal Governo, per logiche di natura politica orientate certo molto più al regolamento di equilibri di forza interni, che all’interesse dei cittadini e del sistema giustizia, tutta l’Avvocatura ha il dovere morale e civile di opporsi con tutti i legittimi mezzi a propria disposizione nelle aule di giustizia e nella società civile, anche valutando forme più incisive e prolungate di protesta».
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