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cronaca

Viaggio lungo il Rodano, un torrente diviso fra degrado e civiltà  

Abbiamo percorso il torrente dal Mauriziano diretti verso la montagna, scoprendo incuria ma anche tanti buoni esempi


21 marzo 2017 Leonardo Grilli


REGGIO EMILIA. Il nostro viaggio sul Rodano reggiano comincia a San Maurizio sulle sponde del fratello minore, l’Ariolo. Ad accoglierci sono Simo, Andreas e F.E.D., tre ragazzi che hanno deciso di lasciare un segno tangibile del proprio amore verso le loro ragazze imbrattando il ponticello che, sorpassando l’affluente, conduce al Mauriziano.

A pochi metri altre parole, di ben maggior spessore, giacciono sconsolate in un cartello rovinato dalla ruggine e dal tempo. Sono quelle di Ariosto, che su queste acque visse la sua fanciullezza.

Ammettiamolo, la presentazione non è delle migliori e alla mente ci torna subito il panorama di degrado e desolazione che abbiamo visto, pochi giorni fa, seguendo la corrente del Crostolo. Ma decidiamo di non giudicare al primo impatto e ci incamminiamo lungo “li luoghi ameni” al ponte che attraversa via Emilia.

Questo è il punto dove l’Ariolo confluisce nel Rodano e l’alveo del fiume è più ampio. Le arcate sono quasi totalmente ostruite da tronchi, terra e ciarpame di vario genere mentre, sugli argini fra via Edison e via Notari, la sporcizia regna sovrana. Cartacce, buste di plastica, immondizia, il regno dell’inciviltà.

Basterebbe fermarsi qui per scrivere un articolo dai toni assai critici ma decidiamo di proseguire ancora, seguendo il Rodano, per quanto possibile, verso la montagna. E facciamo bene.

Dopo pochi metri infatti il panorama cambia completamente. Passando lungo via Lombroso giungiamo al ponticello che attraversa il corso d’acqua e conduce in via Scaruffi. E, nonostante le solite scritte di qualche ragazzo che confonde i sentimenti con la maleducazione, sembra di stare in un paesaggio bucolico.

Sugli argini del Rodano prosperano dei piccoli orticelli coltivati dai residenti, circondati dai primi fiori primaverili.
La cura è certosina, il terriccio sembra sia stato pettinato centimetro per centimetro. Più ci addentriamo lungo via Lombroso, la mano dell’uomo lascia spazio a quella della natura, tutelata dal parco naturale di cui fa parte questa zona di Reggio Emilia. Uno spettacolo diverso, più acre, ma non per questo meno avvolgente.

Una dozzina di paperelle giocano e amoreggiano fra loro prima del ponte di via Gattalupa, circondate da alberi e vegetazione lasciati liberi di crescere. Flora che continua a dominare anche lungo via Metastasio, seguendo la corrente del Rodano anche dopo che si divide in due dando origine al Rio Acqua Chiara.

È una piacevole passeggiata, quella che costeggia il fiume parallelamente a viale Piacentini. Al punto da farci dimenticare i pessimi esordi di questo viaggio.

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