villa minozzo
Appalto neve, finanzieri per ore in municipio
L’indagine riguarda l’esposto dell’imprenditore Erio Costi, a sua volta querelato
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VILLA MINOZZO. La Guardia di Finanza lunedì scorso si è presentata in municipio a Villa Minozzo. Le Fiamme Gialle hanno acquisito dall’ufficio tecnico un ampio faldone di documentazione riguardante l’appalto triennale (2016, 2017 e 2018) del servizio spalamento neve.
Si tratta dell’ennesima tappa della “guerra” in atto intrapresa con le autorità dall’imprenditore montanaro Erio Costi, rappresentato dall’avvocato Italo Rovali. Costi aveva già presentato un esposto contro la Provincia, sempre per presunte irregolarità nelle gare di affidamento per la neve. Questo primo filone di indagine è ormai agli sgoccioli, e a breve dovrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio, o di archiviazione, da parte del pm Giacomo Forte.
Forte è il titolare anche del secondo filone, quello contro il Comune di Villa Minozzo. Nel frattempo, però, il contenzioso montano si è condito di altri episodi: nel maggio 2016 Costi ha tappezzato il paese di volantini in cui definiva «mafiosi» gli amministratori locali, provocando un altro processo iniziato (e subito rinviato) giovedì scorso. «Il nostro esposto riguarda i lotti aggiudicati con una determina l’8 febbraio 2016. Tre lotti in particolare (8, 9 e 4) vennero affidati i primi due a un pensionato (persona fisica senza partita Iva), il terzo a una persona con le carte in regola, ma non in possesso di quella trattrice con lama spartineve che ha dichiarato – spiega l’avvocato Rovali –. Le rimostranze di Costi sono state ignorate dal Comune di Villa Minozzo, che avrebbe potuto revocare l’appalto e rifarlo. Invece il mio assistito è stato querelato per diffamazione a mezzo stampa, con una richiesta risarcitoria di 50mila euro: un atto intimidatorio». La replica del sindaco Luigi Fiocchi: «Non abbiamo commesso nessuna irregolarità. Mai fatto favoritismi a nessuno. Se Costi ha ragione lo deciderà il giudice. Ai bandi per la neve, non proprio redditizi, gareggiano sempre i soliti; a quella gara partecipavano in due, e Costi ha perso per un soffio. Mi spiace, ma questo non lo autorizza a lanciare pesanti accuse. L’ho citato a giudizio solo perché deve capire la gravità delle sue accuse». (am.p.)
Si tratta dell’ennesima tappa della “guerra” in atto intrapresa con le autorità dall’imprenditore montanaro Erio Costi, rappresentato dall’avvocato Italo Rovali. Costi aveva già presentato un esposto contro la Provincia, sempre per presunte irregolarità nelle gare di affidamento per la neve. Questo primo filone di indagine è ormai agli sgoccioli, e a breve dovrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio, o di archiviazione, da parte del pm Giacomo Forte.
Forte è il titolare anche del secondo filone, quello contro il Comune di Villa Minozzo. Nel frattempo, però, il contenzioso montano si è condito di altri episodi: nel maggio 2016 Costi ha tappezzato il paese di volantini in cui definiva «mafiosi» gli amministratori locali, provocando un altro processo iniziato (e subito rinviato) giovedì scorso. «Il nostro esposto riguarda i lotti aggiudicati con una determina l’8 febbraio 2016. Tre lotti in particolare (8, 9 e 4) vennero affidati i primi due a un pensionato (persona fisica senza partita Iva), il terzo a una persona con le carte in regola, ma non in possesso di quella trattrice con lama spartineve che ha dichiarato – spiega l’avvocato Rovali –. Le rimostranze di Costi sono state ignorate dal Comune di Villa Minozzo, che avrebbe potuto revocare l’appalto e rifarlo. Invece il mio assistito è stato querelato per diffamazione a mezzo stampa, con una richiesta risarcitoria di 50mila euro: un atto intimidatorio». La replica del sindaco Luigi Fiocchi: «Non abbiamo commesso nessuna irregolarità. Mai fatto favoritismi a nessuno. Se Costi ha ragione lo deciderà il giudice. Ai bandi per la neve, non proprio redditizi, gareggiano sempre i soliti; a quella gara partecipavano in due, e Costi ha perso per un soffio. Mi spiace, ma questo non lo autorizza a lanciare pesanti accuse. L’ho citato a giudizio solo perché deve capire la gravità delle sue accuse». (am.p.)
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