«Così ripopoleremo la montagna»
Castelnovo, il sindaco Bini spiega il significato strategico delle opere sulla statale
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CASTELNOVO MONTI. «Credo che sia stato un momento importante. Avremo comunque modo di parlare ancora della situazione della statale, già sabato prossimo, 25 marzo (al teatro Bismantova dalle ore 10), con un nuovo incontro organizzato dal Lions club a Castelnovo, perché le prospettive della statale non riguardano solo ed esclusivamente la strada in se per se, ma coinvolgono la tenuta socio economica e lo sviluppo di tutto l'Appennino». Così il presidente dell’Unione dei Comuni, Enrico Bini, commenta il convegno di venerdì scorso.
«Avere un collegamento più rapido tra la pianura e il crinale è un obiettivo strategico – aggiunge –. Fino a non molti anni fa, l'idea alla base degli interventi era quella di facilitare il pendolarismo dei residenti in Appennino che lavoravano in città. Questo tema è ovviamente ancora presente, ma è affiancato da un aspetto innovativo che non va sottovalutato: il fenomeno di lungo termine dell’inurbamento vive un momento di forte crisi e i nostri territori sono diventati attrattivi. E questo avviene come scelta di vita anche da parte di famiglie che oggi vivono e lavorano in città ma che sentono il bisogno e il desiderio di una migliore qualità ambientale, minore inquinamento, un tessuto sociale più solidale».
«Con una percorrenza verso la città più veloce venire a vivere in montagna non è più una opzione improponibile – sottolinea Bini – già oggi questo fenomeno si registra nei comuni più bassi come Vezzano, Casina e Carpineti, ma può coinvolgere l'intero Appennino».
«C'è poi l'aspetto delle realtà produttive, la cui resistenza sul territorio appenninico è strettamente legata alla rapidità e qualità del collegamento con la pianura – conclude –: produrre in montagna ha un valore aggiunto, e se riusciremo a garantire un facile accesso verso autostrada e stazioni reggiane potremo sostenere non solo la permanenza ma l'insediamento di nuove realtà produttive sul territorio, forti anche di alcuni esempi di successo che valorizzano al massimo i loro legami con l'Appennino».
«Avere un collegamento più rapido tra la pianura e il crinale è un obiettivo strategico – aggiunge –. Fino a non molti anni fa, l'idea alla base degli interventi era quella di facilitare il pendolarismo dei residenti in Appennino che lavoravano in città. Questo tema è ovviamente ancora presente, ma è affiancato da un aspetto innovativo che non va sottovalutato: il fenomeno di lungo termine dell’inurbamento vive un momento di forte crisi e i nostri territori sono diventati attrattivi. E questo avviene come scelta di vita anche da parte di famiglie che oggi vivono e lavorano in città ma che sentono il bisogno e il desiderio di una migliore qualità ambientale, minore inquinamento, un tessuto sociale più solidale».
«Con una percorrenza verso la città più veloce venire a vivere in montagna non è più una opzione improponibile – sottolinea Bini – già oggi questo fenomeno si registra nei comuni più bassi come Vezzano, Casina e Carpineti, ma può coinvolgere l'intero Appennino».
«C'è poi l'aspetto delle realtà produttive, la cui resistenza sul territorio appenninico è strettamente legata alla rapidità e qualità del collegamento con la pianura – conclude –: produrre in montagna ha un valore aggiunto, e se riusciremo a garantire un facile accesso verso autostrada e stazioni reggiane potremo sostenere non solo la permanenza ma l'insediamento di nuove realtà produttive sul territorio, forti anche di alcuni esempi di successo che valorizzano al massimo i loro legami con l'Appennino».
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