Giumbolo, un eroe surreale ingaggiato dal Latte Giglio
Reggio Emilia, Guido De Maria racconta come nacque la pubblicità con i personaggi di Nick Carter
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REGGIO EMILIA Seduto su una poltrona in pelle, sugli schermi che ha alle spalle lascia scorrere le immagini delle sue ultime creazioni, in questo caso alcuni spot per la Loacker, il marchio dei wafer pubblicizzato da una sequela di simpatici nanetti che vengono giù dai monti cantando una canzoncina e portando a valle i caratteristici biscotti alpini.
Le strutture sono quelle della Amp, azienda reggiana specializzata in post produzioni video e animazioni 3D di cui è amministratore delegato e direttore Dino Dini che ha per soci Antonio Ferrara, Stefano Iotti e Andrea Guidetti; lui è Guido De Maria, uno dei più famosi “creativi” della pubblicità e dell’animazione italiana, l’artista al quale si devono personaggi e slogan diventati celebri in tutte le famiglie italiane.
De Maria, modenese, ha firmato alcuni spot memorabili anche per aziende reggiane. Fra questi, quelli del Latte Giglio. Anche se l’epoca di Carosello si era già chiusa, le pubblicità italiane continuavano a sfornare gioielli.
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De Maria, per vendere il Latte Giglio lei ha messo in campo niente meno che Nick Carter, l’eroe dei fumetti. Come è potuto accadere?
«È successo perché Nick Carter era diventato famoso con un programma televisivo che faceva impazzire l’Italia. Un programma che si chiamava Gulp. L’idea fu di un dirigente della Rai che si chiama Giancarlo Governi; voleva realizzare una trasmissione nuova, dedicata al mondo dei fumetti. Eravamo negli anni Settanta, Governi chiamò me e Bonvi (ideatore anche delle Sturmtruppen, ndr), poi un grande dell’animazione come Paul Campani e Bruno Bozzetto che aveva già realizzato “West and soda” e inventato il personaggio del Signor Rossi. Governi voleva realizzare un numero zero del programma mettendo a confronti noi creativi e disegnatori».
Come andò a finire?
«In teoria partivamo battuti perché Campani e Bozzetto erano due colossi. Invece andò a finire diversamente perché i nostri rivali fecero prodotti splendidi ma che non erano fumetti. Governi mi aveva suggerito di rifarmi o al personaggio di Nick Carter o a Joe Petrosino. Scelsi il primo per sentirmi libero rispetto a una figura realmente esistita. Mi ispirai agli albi degli anni Trenta e ne feci una parodia, Bonvi disegnava le vignette e le riprendevamo in sequenza».
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Detto così sembra facile. Ma quale fu la ragione del successo di quel fumetto?
«Abbiamo azzeccato tutta una serie di personaggi, comprese le loro voci. Nick Carter, doppiato da Carlo Romano, aveva due assistenti: Patsy e il cinese Ten. E poi mi venne in mente di creargli un grande nemico, Stanislao Moulinsky, che poteva travestirsi nei modi più assurdi, anche da locomotiva. Nel primo episodio fingeva di essere Carmen Gutierrez, finta contessa polacca tenutaria di una bisca. Stanislao lo facevamo parlare con una voce come quella del grande Amedeo Nazzari».
Poi però a Nick Carter si aggiunge un altro personaggio surreale, Giumbolo. Perché ci fu bisogno di questa aggiunta.
«Facendo il verso a Calvino, mi sentivo un autore dimezzato. I personaggi erano sempre un po’ miei e un po’ di altri. Io li inventavo, un altro li disegnavo. Volevo qualcosa che fosse tutto mio, e così è nato Giumbolo che fa irruzione sulla scena nel momento in cui meno te lo aspetti».
Alla fine è diventato lui il protagonista degli spot del Latte Giglio.
«Sì, dopo aver condotto SuperGulp (la nuova edizione televisiva di Gulp. ndr), Giumbolo diventava protagonista anche della pubblicità cantando la sua canzoncina. Mi era stato chiesto di usare i personaggi di Nick Carter per la pubblicità della Giglio e io ho aggiunto anche Giumbolo, che all’epoca aveva raggiunto una grande popolarità».
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Gli spot della Giglio però arrivarono quando l’epoca di Carosello era già finita. Dentro quel contenitore storico, lei cosa aveva creato?
«Solo per citare qualche esempio, feci la pubblicità della brillantina e della Cera Grey. Per quest’ultima mettevo in scena i Brutos, un gruppo assurdo che cantava e faceva volare le sberle. Tutti ricordano ancora lo slogan finale: “Nonostante tutti gli schiaffi che ti sei preso, ha sempre una buona cera”. “Ottima direi, ho cera Grey”. Un successo. Dopo i Brutos la pubblicità della cera la feci con due grandi come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia».
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Dopo l’epoca di Carosello, negli anni Ottanta lei è stato ideatore per un’azienda reggiana anche di un’altra campagna pubblicitaria che è rimasta nella testa, quella della Nelsen. Come ci riuscì?
«Lei si riferisce alla campagna pubblicitaria per Nelsen Piatti, con lo slogan “Con Nelsen piatti li vuol lavare lui”. A parte averci azzeccato con il messaggio, il successo è dipeso anche dalla scelta giusta dell’attore protagonista, trovato attraverso un casting. Era un personaggio che non dava fastidio, un uomo nel quale nessun maschio italiano poteva riconoscersi. Quindi andava bene che si prestasse lui a lavare i piatti».
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Però non tutto si risolveva nella figura del protagonista, di quella pubblicità si ricorda molto anche la musica.
«In effetti quel motivetto “I piatti-tì-tì, i piat-tì-tì” è rimasto nelle orecchie di tanti italiani. D’altra parte nella produzione avevamo come partner musicale Franco Godi, cioé l’autore dei migliori jingle nella storia della pubblicità italiana. Sono sue anche le creazioni dei motivetti per i Baci Perugina, i Materassi Permaflex, l’olio Bertolli, il Fernet Branca. E sono solo alcuni esempi».
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