Il consiglio salva la Caselli Garanzia, Rubertelli lascia
di Roberto Fontanili
Non passa la mozione di sfiducia verso la presidente della Sala del Tricolore La consigliera di Alleanza Civica si dimette dalla presidenza della Commissione
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REGGIO EMILIA. Anziché le dimissioni del presidente del consiglio comunale Emanuela Caselli — che al termine della votazione ieri in Sala Tricolore non è stata sfiduciata — sono invece arrivate quelle della presidente della Commissione consiliare di Controllo e Garanzia Cinzia Rubertelli (Progetto Reggio — Alleanza Civica) che ha motivato la sua scelta con «i ritardi degli uffici comunali della Giunta nel rispondere agli accessi agli atti e alle interrogazioni dei consiglieri».
Quanto alla richiesta di sfiducia nei confronti di Emanuela Caselli, partita da sette consiglieri dell’opposizione (Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Civica e Vaccari del M5s), si trascina da oltre tre mesi. Da quando la mozione presentata per la prima volta in Sala Tricolore venne respinta dalla sola maggioranza con l’opposizione che abbandonò l’aula per protesta nei confronti della Caselli.
La stessa mozione venne poi presentata una seconda volta e non venne ammessa alla discussione su parere del segretario comunale facente funzione Alberto Bevilacqua. Ieri finalmente la mozione è approdata in aula e si è aperta la discussione con un j’accuse in una decina di punti illustrato dal consigliere di Forza Italia Caccavo e con Emanuela Caselli che ha lasciato momentaneamente la presidenza dell’assise al vice presidente vicario Claudio Bassi.
Prima del dibattito nel merito delle richieste dell’opposizione, si è aperta una lunga schermaglia su come votare la mozione di sfiducia. L’opposizione chiedeva il voto segreto, il Pd invece ha proposto con la pregiudiziale approvata (con 21 voti a favore e 7 contrari) prima della discussione di merito, il voto palese e per appello nominale. Una contrapposizione a cui si è arrivati in quanto sia nello Statuto sia nel Regolamento comunale non è prevista né la revoca, né la mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio.
Un vuoto che verrà presto colmato, ma ieri ha pesato non poco sul dibattito.
Nel merito delle accuse mosse a Emanuela Caselli l’opposizione ha più volte ribadito di ritenerla “inadeguata e non imparziale”. Le accuse vanno dall’aver permesso l’ingresso in sala Tricolore al portavoce del sindaco al non aver garantito ai consiglieri un’adeguata e preventiva informazione sulle questioni in discussione, dall’accusa di aver fatto uscire dalla segreteria dei gruppi consiliari una email a firma Alessandra Guatteri che annullava la convocazione di una riunione a quella di non conoscere il regolamento. Accuse che prima il capogruppo del Pd Andrea Capelli e poi il sindaco Luca Vecchi hanno respinto. Con quest’ultimo che ha rivendicato come a Reggio «vi sia il rispetto dell’opposizione e della democrazia, assegnando all’opposizione il ruolo di vice presidente vicario del consiglio e di una commissione consiliare (la Rubertelli da ieri dimissionaria ndr) e come lo stile della Caselli sia orientato non al decisionismo ma al pieno rispetto della dialettica dei gruppi e delle parti». Da ultima è intervenuta Emanuela Caselli che non ha partecipato al voto, sostenendo che il dibattito ha assunto «una deriva qualunquista»: per poi aggiungere di non essere mai venuta meno al suo ruolo di imparzialità e di essersi sempre resa disponibile alle critiche «se svolte in maniera costruttiva e nelle sedi opportune». La mozione di sfiducia è stata respinta con 19 voti contrari (Pd, Mdp, SI), cinque a favore (Rubertelli, Bellentani, Caccavo, Pagliani e Bassi) e un astenuto (l’unico consigliere M5s Vaccari che aveva firmato la mozione di sfiducia assieme ai consiglieri di Forza Italia, Lega e di Alleanza Civica). Gli altri consiglieri del M5s, Alessandra Guatteri e Ivan Cantamessi, hanno lasciato l’aula per non partecipare al voto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quanto alla richiesta di sfiducia nei confronti di Emanuela Caselli, partita da sette consiglieri dell’opposizione (Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Civica e Vaccari del M5s), si trascina da oltre tre mesi. Da quando la mozione presentata per la prima volta in Sala Tricolore venne respinta dalla sola maggioranza con l’opposizione che abbandonò l’aula per protesta nei confronti della Caselli.
La stessa mozione venne poi presentata una seconda volta e non venne ammessa alla discussione su parere del segretario comunale facente funzione Alberto Bevilacqua. Ieri finalmente la mozione è approdata in aula e si è aperta la discussione con un j’accuse in una decina di punti illustrato dal consigliere di Forza Italia Caccavo e con Emanuela Caselli che ha lasciato momentaneamente la presidenza dell’assise al vice presidente vicario Claudio Bassi.
Prima del dibattito nel merito delle richieste dell’opposizione, si è aperta una lunga schermaglia su come votare la mozione di sfiducia. L’opposizione chiedeva il voto segreto, il Pd invece ha proposto con la pregiudiziale approvata (con 21 voti a favore e 7 contrari) prima della discussione di merito, il voto palese e per appello nominale. Una contrapposizione a cui si è arrivati in quanto sia nello Statuto sia nel Regolamento comunale non è prevista né la revoca, né la mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio.
Un vuoto che verrà presto colmato, ma ieri ha pesato non poco sul dibattito.
Nel merito delle accuse mosse a Emanuela Caselli l’opposizione ha più volte ribadito di ritenerla “inadeguata e non imparziale”. Le accuse vanno dall’aver permesso l’ingresso in sala Tricolore al portavoce del sindaco al non aver garantito ai consiglieri un’adeguata e preventiva informazione sulle questioni in discussione, dall’accusa di aver fatto uscire dalla segreteria dei gruppi consiliari una email a firma Alessandra Guatteri che annullava la convocazione di una riunione a quella di non conoscere il regolamento. Accuse che prima il capogruppo del Pd Andrea Capelli e poi il sindaco Luca Vecchi hanno respinto. Con quest’ultimo che ha rivendicato come a Reggio «vi sia il rispetto dell’opposizione e della democrazia, assegnando all’opposizione il ruolo di vice presidente vicario del consiglio e di una commissione consiliare (la Rubertelli da ieri dimissionaria ndr) e come lo stile della Caselli sia orientato non al decisionismo ma al pieno rispetto della dialettica dei gruppi e delle parti». Da ultima è intervenuta Emanuela Caselli che non ha partecipato al voto, sostenendo che il dibattito ha assunto «una deriva qualunquista»: per poi aggiungere di non essere mai venuta meno al suo ruolo di imparzialità e di essersi sempre resa disponibile alle critiche «se svolte in maniera costruttiva e nelle sedi opportune». La mozione di sfiducia è stata respinta con 19 voti contrari (Pd, Mdp, SI), cinque a favore (Rubertelli, Bellentani, Caccavo, Pagliani e Bassi) e un astenuto (l’unico consigliere M5s Vaccari che aveva firmato la mozione di sfiducia assieme ai consiglieri di Forza Italia, Lega e di Alleanza Civica). Gli altri consiglieri del M5s, Alessandra Guatteri e Ivan Cantamessi, hanno lasciato l’aula per non partecipare al voto.
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