ALL’UNIVERSITà
Il direttore della Gazzetta in cattedra
REGGIO EMILIA. Ieri la Gazzetta di Reggio è entrata in Unimore. Il nostro direttore Stefano Scansani ha svolto infatti una lezione sui cambiamenti in atto nel mondo dell’informazione dopo l’avvento...
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REGGIO EMILIA. Ieri la Gazzetta di Reggio è entrata in Unimore. Il nostro direttore Stefano Scansani ha svolto infatti una lezione sui cambiamenti in atto nel mondo dell’informazione dopo l’avvento delle tecnologie informatiche e sul modo di operare richiesto ai giornalisti che è invece invariato. Presentato dal pro rettore Riccardo Ferretti, ha dialogato con studenti del quarto anno di specializzazione in Educazione Finanziaria tutti visibilmente coinvolti. Scansani ha ricordato come i quotidiani siano di fatto aziende specializzate nel raccogliere ed offrire notizie su quanto accade nel territorio restando però sopra le parti nel documentare la realtà quotidiana. Quella fatta di carta - ha scherzosamente premesso - è archeologia della informazione, ma garantisce, più di certi siti informatici che sparano “bufale” incontrollabili, una costante verifica di fonti e notizie. Etica dunque oltre che passione e dedizione. Ha poi descritto come si opera in una redazione: i tempi di raccolta, analisi e selezione degli eventi e la classificazione secondo una gerarchia che calibra la cronaca “nera” con quella “bianca” fatta di economia, politica, sport. Ed ha curiosamente confrontato suoni e odori (dalle macchine da scrivere alla stampa in tipografia) delle redazioni di un tempo con quelle più “asettiche e quasi ospedaliere” dei nostri giorni dopo regnano computer, telefonini, tv. Ha spiegato i “menabò” con le colonne, i titoli, le fotografie, gli spazi riservati alla pubblicità ed ai necrologi. Ha fatto cenno alla concorrenza, al ruolo di “rompiscatole” del giornalista nei confronti di chi amministra la cosa pubblica. In pratica ha reso partecipi gli studenti di come si vive in redazione per dar vita all’impianto del giornale che il giorno dopo finirà nelle mani del lettore. Concludendo con l’augurio e l’invito a vivere, un giorno, quella esperienza. (l.v.)
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