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post risorgimento 

L’eccidio dei due paesi nel diario di un soldato

REGGIO EMILIA. Eroe risorgimentale, protagonista delle Guerre di indipendenza. Deputato eletto due volte a Reggio Emilia. Ma anche autore di un eccidio fra i più cruenti della storia d’Italia. Il...

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REGGIO EMILIA. Eroe risorgimentale, protagonista delle Guerre di indipendenza. Deputato eletto due volte a Reggio Emilia. Ma anche autore di un eccidio fra i più cruenti della storia d’Italia. Il generale Enrico Cialdini, secondo alcune ricostruzioni, ordinò la fucilazione della popolazione civile di Pontelandolfo e Casalduni, ad eccezione di bambini, donne e infermi. Ma l’ordine fu perentorio: «Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra». E i suoi uomini fecero un’orrenda strage. Una vicenda storica di cui restano diverse testimonianze, molte delle quali reperibili in rete. Come le memorie di Carlo Margolfo, uno dei militari che parteciparono alla spedizione, che scrisse: «Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l’ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) e incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l’incendio al paese. Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava… Casalduni fu l’obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava».

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