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Mendicanti, i reggiani si dividono: approfittatori o povera gente?  

Leonardo Grilli
Mendicanti, i reggiani si dividono: approfittatori o povera gente?  

Dibattito fra chi sostiene che i questuanti del centro storico di Reggio Emilia «se ne approfittano e lo fanno per lavoro» e chi invece fa la carità perché «sono povera gente»

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REGGIO EMILIA. Mendicanti o approfittatori? Povera gente o persone che hanno fatto dell’elemosina dei passanti un vero e proprio lavoro? Dopo l’inchiesta della Gazzetta di Reggio sul sistema attraverso il quale si sono organizzati i questuanti nel centro storico, le opinioni dei reggiani si sono divise in due schieramenti opposti. In un dibattito che ha coinvolto decine di voci sia sul web che lungo le strade della città, a testimonianza di quanto l’argomento stia a cuore ai residenti.

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A farla da padrone, nei commenti alla notizia pubblicata sulla nostra pagina Facebook, sono coloro che sostengono che i mendicanti, in realtà, siano persone che hanno fatto di questa attività una professione.

«Sono i soliti da una vita – scrive Daniela Iemmi – e questa signora (riferendosi a una delle questuanti del duomo, ndr) lo fa da più di 15 anni almeno come lavoro fisso. In più se qualcuno osa invadere il suo territorio... beh litiga forsennatamente, ho visto scenette da teatro».

Un’opinione, quella di Daniela, condivisa anche da molti altri reggiani, censurando i commenti razzisti dei soliti esaltati. «Io sono una di quelle persone dal cuore tenero che dà sempre qualcosa ai mendicanti – spiega Patrizia – però da qualche tempo a questa parte sto molto attenta. A Modena c’è un signore sulla trentina che va in giro tutto storto a chiedere l’elemosina. A parte il fatto che la sera se ne va bello dritto, viene in bottega a chiedere se ci può dare moneta in cambio di soldi di carta. Tutti giorni ci mette sul banco dai 40 ai 50 euro. Certo un bel mestierino, senza alzare un dito intasca al mese come un operaio che lavora da mattina a sera».

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L’oggetto del contendere quindi non è tanto l’elemosina in sé, legittima e degna di lode in molti casi, quanto piuttosto le persone che si approfittano della generosità dei passanti, come commenta Rosa Nardella: «Il problema non è elemosinare perché nel bisogno non c’è vergogna, ma il problema è che purtroppo molti lo fanno per abitudine e spingono anche altre persone a fare la stessa cosa senza distinzione di età, sesso e nazionalità! Non credevo a questa realtà, ma adesso mi sono ricreduta».

Quindi la soluzione proposta da Alessandro Casolari, la più condivisa, sarebbe quella di «non dare nemmeno un centesimo, tempo qualche settimana e il fenomeno sarebbe azzerato».

Per avere un quadro completo del fenomeno, però, siamo andati a parlare anche con chi, i soldi ai mendicanti, li dà. E fermando le persone in centro dopo che avevano fatto la carità, oltre a qualche insulto, abbiamo scoperto anche l’altra faccia della medaglia.

«Io lascio uno o due euro ogni volta che passo – commenta un uomo attempato sotto il Portico di Broletto – a me non costa nulla ma per queste persone può fare la differenza. Se penso che se ne approfittino? Beh spero di no...».

Stessa opinione anche fra chi cede qualche moneta a un questuante nordafricano: «Lascerò in totale circa una decina di euro a settimana e qualche volta anche un panino o una bibita. Secondo me chi dice che si deve diffidare dei mendicanti è un razzista. Siamo “Reggio città delle persone” e lo sono anche loro no? Perché non dare una mano se si può?».

Più religiose infine le motivazioni di un’anziana donna nei pressi del Duomo: «La Bibbia insegna a fare la carità e aiutare i bisognosi e così faccio. Se poi sono dei bugiardi all’inferno ci andranno loro non io...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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