Novellara piange Claudio Daolio fratello di Augusto
di Vittorio Ariosi
Malato da tempo, si è spento all’hospice di Guastalla Aveva 78 anni, faceva il falegname ma amava dipingere
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NOVELLARA. Lunedì sera, all’Hospice dell’ospedale di Guastalla, è morto Claudio Daolio, dopo un lungo calvario fra gli ospedali di Correggio, Reggio Emilia e Guastalla.
Aveva 78 anni ed era molto conosciuto, sia come fratello maggiore di Augusto Daolio, sia come pittore e scultore. Era nato a Novellara, nell’immediata vigilia della guerra, quasi dieci anni prima di Augusto, terzo dei cinque figli di Bruno, operaio, e Nerina, sarta. Nel dopoguerra la vita era dura anche per i Daolio; i fratelli maschi dormivano in tre in una stanza. La prima a dover emigrare, in Svizzera, fu Anna, la primogenita; seguita alle fine degli anni Quaranta dal fratello Guglielmo. Nel 1957, quando Augusto aveva dieci anni, dovette emigrare anche Claudio, non ancora maggiorenne. Cinque anni più tardi rientrò a Novellara e prese in gestione dai coltivatori diretti il Bar Centrale, in piazza Unità d’Italia. Nell’attività lo aiutò Augusto, che però era già più interessato a cantare “Il blues del mandriano” al jukebox che a servire caffè e gelati.
Poi Claudio si trasferì a Fabbrico, cominciò ad esporre le sue opere e organizzò anche la prima mostra di Augusto pittore. Quando Augusto sedicenne cominciò a cantare nella band era sempre lui, da buon fratello maggiore, ad accompagnarlo alle prove con la sua automobile.
Claudio era falegname, ma per tutta la vita ha continuato a coltivare la passione per l’arte, esponendo in personali e collettive dipinti e sculture in legno, con buoni apprezzamenti di pubblico e di critica.
Negli ultimi mesi di vita uno dei suoi crucci è stato il non poter presenziare all’inaugurazione del grande parco alla periferia di Novellara intitolato ad Augusto.
La sua morte ha sprofondato nel dolore i suoi tanti amici e conoscenti, oltre al Popolo Nomade che non ha mancato di postare frasi di commiato sul suo profilo Facebook.
«Ciao Claudio – si legge – adesso sei libero di andare. In fondo Augusto diceva “Qualunque cosa sia successo non è mai la fine... Apri il tuo cuore e siediti al tavolo della vita”».
E ancora: «Salutami le stelle e porta un sorriso ad Ago. È stato bello poterti conoscere ed apprezzare come artista ma sopratutto come uomo semplice».
«Voglio ricordarti così – scrive un’amica postando una fotografia in cui Claudio era intento a dipingere – immerso nei tuoi colori. Grazie di averci donato un po di te... che ora vive in noi».
Sempre su Facebook, la figlia Monica ha risposto alle attenzioni con un tenero messaggio: «Mio padre Claudio mi ha chiesto di ringraziare tutte le persone che, con un gesto o un pensiero, gli hanno fatto sentire la propria vicinanza in questi mesi. Un ringraziamento a tutti anche a nome di tutta la famiglia. Grazie». Claudio Daolio lascia la moglie Tatiana e i figli Roberto, Monica e Barbara. La salma è esposta nella camera ardente del cimitero di Novellara. Le esequie verranno celebrate nella chiesetta del cimitero domani alle 15.30, poi il feretro proseguirà per l’ara crematoria di Mantova.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Aveva 78 anni ed era molto conosciuto, sia come fratello maggiore di Augusto Daolio, sia come pittore e scultore. Era nato a Novellara, nell’immediata vigilia della guerra, quasi dieci anni prima di Augusto, terzo dei cinque figli di Bruno, operaio, e Nerina, sarta. Nel dopoguerra la vita era dura anche per i Daolio; i fratelli maschi dormivano in tre in una stanza. La prima a dover emigrare, in Svizzera, fu Anna, la primogenita; seguita alle fine degli anni Quaranta dal fratello Guglielmo. Nel 1957, quando Augusto aveva dieci anni, dovette emigrare anche Claudio, non ancora maggiorenne. Cinque anni più tardi rientrò a Novellara e prese in gestione dai coltivatori diretti il Bar Centrale, in piazza Unità d’Italia. Nell’attività lo aiutò Augusto, che però era già più interessato a cantare “Il blues del mandriano” al jukebox che a servire caffè e gelati.
Poi Claudio si trasferì a Fabbrico, cominciò ad esporre le sue opere e organizzò anche la prima mostra di Augusto pittore. Quando Augusto sedicenne cominciò a cantare nella band era sempre lui, da buon fratello maggiore, ad accompagnarlo alle prove con la sua automobile.
Claudio era falegname, ma per tutta la vita ha continuato a coltivare la passione per l’arte, esponendo in personali e collettive dipinti e sculture in legno, con buoni apprezzamenti di pubblico e di critica.
Negli ultimi mesi di vita uno dei suoi crucci è stato il non poter presenziare all’inaugurazione del grande parco alla periferia di Novellara intitolato ad Augusto.
La sua morte ha sprofondato nel dolore i suoi tanti amici e conoscenti, oltre al Popolo Nomade che non ha mancato di postare frasi di commiato sul suo profilo Facebook.
«Ciao Claudio – si legge – adesso sei libero di andare. In fondo Augusto diceva “Qualunque cosa sia successo non è mai la fine... Apri il tuo cuore e siediti al tavolo della vita”».
E ancora: «Salutami le stelle e porta un sorriso ad Ago. È stato bello poterti conoscere ed apprezzare come artista ma sopratutto come uomo semplice».
«Voglio ricordarti così – scrive un’amica postando una fotografia in cui Claudio era intento a dipingere – immerso nei tuoi colori. Grazie di averci donato un po di te... che ora vive in noi».
Sempre su Facebook, la figlia Monica ha risposto alle attenzioni con un tenero messaggio: «Mio padre Claudio mi ha chiesto di ringraziare tutte le persone che, con un gesto o un pensiero, gli hanno fatto sentire la propria vicinanza in questi mesi. Un ringraziamento a tutti anche a nome di tutta la famiglia. Grazie». Claudio Daolio lascia la moglie Tatiana e i figli Roberto, Monica e Barbara. La salma è esposta nella camera ardente del cimitero di Novellara. Le esequie verranno celebrate nella chiesetta del cimitero domani alle 15.30, poi il feretro proseguirà per l’ara crematoria di Mantova.
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