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Verso il Remilia Pride,Paterlini:«Matrimoni egualitari, bisogna lottare»

Verso il Remilia Pride,Paterlini:«Matrimoni egualitari, bisogna lottare»

L'autore di “Ragazzi che amano ragazzi” e  “Matrimoni gay”: «Serve una legge in parlamento ma credo che per molto tempo non sarà possibile»

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REGGIO EMILIA. «Tecnicamente, si tratta di approvare una legge, quindi occorre una maggioranza favorevole in Parlamento. Credo non la si troverà ancora per molto tempo, e le ragioni sarebbero molte e molto lunghe da spiegare. Ma non bisogna smettere di pretendere e di lottare». Così Piergiorgio Paterlini presenta l’incontro in programma venerdì, a partire dalle 21.30, alla Ghirba–Biosteria della Gabella di via Roma, una delle iniziative di avvicinamento al Remilia Pride, il Gay Pride Mediopadano che si svolgerà il prossimo 3 giugno a Reggio Emilia, quando piazza della Vittoria si trasformerà in un grande spazio arcobaleno coinvolgendo sei città. Non solo Reggio, ma anche Bologna, Parma, Piacenza, Modena e Mantova.

REmilia Pride: lo speciale sul sito della Gazzetta di Reggio

Scrittore e giornalista, Paterlini e il compagno Marco Sotgiu, insieme da oltre 30 anni, si sono detti sì in sala del Tricolore il primo agosto scorso, davanti al sindaco Luca Vecchi, nella prima unione civile celebrata a Reggio Emilia e in Italia. Ma, dopo le unioni civili, il prossimo passo per riconoscere i diritti civili della comunità Lgbti è quello verso il matrimonio egualitario, che spianerebbe la strada anche ad una riforma della legge sulle adozioni: un obiettivo per il quale secondo Paterlini «non bisogna smettere di pretendere e di lottare».

Autore di “Ragazzi che amano ragazzi”, best seller che ha spento 26 candeline, e di “Matrimoni gay”, che ne ha spente invece tredici, nelle parole dello scrittore reggiano ancora oggi si riconoscono tanti giovani: due libri che hanno attraversato la storia recente del nostro Paese.

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Ma l’Italia è cambiata in maniera sufficiente su queste tematiche civili? «Sicuramente l’Italia è cambiata – risponde Paterlini – E altrettanto sicuramente non abbastanza. Ma, dopo aver risposto circa un milione di volte a questa domanda, che continua a essere giusta comunque, vorrei dire una cosa per me molto importante, ma che non ho quasi mai sottolineato. Sono sicuro che una delle ragioni più potenti della rarissima longevità di questi libri stia nel mio essere un “narratore”, nell’aver deciso da subito di trasformare un’inchiesta sul campo in racconti, pagine di narrativa: “Matrimoni gay” addirittura arriva al dialogo e al monologo teatrale. Parlo dunque di una scelta di scrittura. Anche l’inchiesta più rivoluzionaria e scritta meglio, se rimane un’intervista diventa vecchia subito. È il destino del giornalismo. Solo la letteratura rimane. E questo è il miracolo, la bellezza, l’unicità e dunque l’importanza della letteratura. Aver trasformato persone vere in personaggi è la chiave che permette a lettori di ogni epoca di riconoscersi appunto nei personaggi. Esattamente come, non è un paragone naturalmente, continuiamo a commuoverci, immedesimarci, sentire che si parla di noi e a noi, e proprio in quel momento, leggendo che so Tolstoj e neanche ci accorgiamo che la gente si sposta sulle slitte e non su un Frecciarossa».

In tema di diritti, spesso gli italiani sono molto più avanti dei politici che li rappresentano. Cosa blocca un allineamento con le legislazioni più avanzate? «Subalternità all’ideologia cattolica, pigrizia, ignoranza, menefreghismo, disinteresse assoluto per chi soffre, è debole, è privo di diritti. In tutti i sensi e in tutti i campi – afferma Paterlini, che di fronte al genitore di un ragazzo o una ragazza omosessuale non esita a offrire un consiglio. «Non aspettare che sia lui o lei a parlare, rivelarsi, “confessare” - spiega – Dire prima ai figli, senza sapere quale orientamento sessuale hanno: se sei gay, a noi sta bene».
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