Gazzetta di Reggio

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È morto il padre del rugby reggiano 

di Ginevra Del Bene Errico
È morto il padre del rugby reggiano 

Ovilio Montanari aveva 92 anni e fu uno dei fondatori della società reggiana di cui oggi era presidente onorario 

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REGGIO EMILIA. È scomparso nella serata di mercoledì all’età di 92 anni Ovilio Montanari, presidente onorario del club Rugby Reggio ed uno dei fondatori della società nel 1946.
Il club rossonero perde quello che è sempre stato il padre fondatore, ma non solo, un giocatore, un allenatore, un dirigente, un tifoso, un team manager, un contabile, un uomo che da sempre ha impersonato la società dei Diavoli a 360 gradi, da quando l’ha creata fino agli ultimi giorni.
Era impossibile infatti trascorrere un pomeriggio al bar della società o ai bordi dei campi, senza incontrare Ovilio. Sempre indipendente, anche a 90 anni arrivava agli impianti a bordo della sua Panda rosso fuoco e, accompagnato dall’immancabile bastone, arrivava agli impianti per seguire gli allenamenti dei “suoi ragazzi”.
Erano tutti i ragazzi di Ovilio. Grandi che, anche se hanno appeso le scarpe al chiodo, continuano ad essere legati alla società, piccoli che ora giocano ai massimi livelli, ma anche bambini, genitori, appassionati, tutti erano alla fine figli di Ovilio Montanari.
E lui li trattava come tali.
Li elogiava quando facevano una bella azione, li criticava quando non davano il massimo, non limitandosi al campo. Era sempre attento alla crescita dei giovani, era suo infatti il principio fondante dei rossoneri che dal primo giorno del 1946 puntano a crescere prima uomini e poi giocatori di alto livello.
Era sempre pronto a parlare di rugby e della sua vita, non solo con i cultori di questo sport, ma con ogni persona che avesse voglia di conoscere. I valori, quelli veri che si trasmettono con la palla ovale infatti Ovilio li ha insegnati a ogni persona che varcava il cancello della Canalina. Il sostegno, il sacrificio, il coraggio, il lavoro di squadra, la tenacia, l’umiltà, ma anche l’orgoglio e il rispetto. Queste qualità Montanari le aveva apprese non dal rugby, ma sul campo di battaglia durante la Seconda Guerra Mondiale, dove era stato fatto anche prigioniero in Romania.
Questa esperienza però lo aveva fortificato e, tornato a Reggio, aveva cercato qualcosa per trasmettere i propri valori: il rugby.
Niente poteva fermarlo e alla fine aveva visto trionfare il suo Rugby Reggio. Quando alla corte rossonera erano arrivati Mike Motu e Silao Leaega, le stelle del rugby samoano, che avevano portato i Diavoli in Serie A. Poi l’avvento degli aquilani con l’arrivo di un giovanissimo Andrea Di Giandomenico che proprio a Reggio ha mosso i primi passi da allenatore al fianco di Ovilio.
I talenti che si ricordano con più affetto però sono sempre quelli del territorio emiliano come Christian Bezzi, ex Nazionale, e David Odiete, estremo Azzurro, senza contare i tantissimi che sono passati dalle categorie azzurrine e che potrebbero arrivare davvero in alto come Daniele Rimpelli, Luca Bigi e molti altri.
Nel 2008 tuttavia il ritorno in Serie C, la scalata bruciante e ancora Ovilio era lì ad incitare i suoi ragazzi, festeggiando poi il ritorno questa volta in Top Ten nel 2011 e poi quest’anno in Eccellenza.
Tanti i riconoscimenti arrivati ad Ovilio negli anni, sicuramente il più importante è stato quello del capitano della Nazionale Sergio Parisse in occasione dei 90 anni del papà del rugby reggiano.
Il numero 8 Azzurro infatti in quell’occasione chiamò Montanari personalmente per fare gli auguri ad un uomo che era una parte importante della storia del rugby italiano. Se a 90 anni i festeggiamenti quindi erano stati con Parisse, a 91 Ovilio non si era fatto mancare un brindisi con l’head coach dell’Italia, Jaques Brunel, il quale aveva espresso grande ammirazione per il veterano dei Diavoli.
Arriva quindi come un fulmine a ciel sereno questo addio di Ovilio Montanari che, nonostante l’età, sembra comunque avere abbandonato il club reggiano ancora troppo presto.
Nelle ultime settimane infatti era stato ricoverato in ospedale, ma anche da lì faceva sentire la sua energia, la sua forza che comunque non cesserà mai di esistere, poiché parte integrante della società.

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