Gazzetta di Reggio

Reggio

Frode del formaggio La Procura fa ricorso 

Frode del formaggio La Procura fa ricorso 

Il 14 aprile al riesame di Bologna l’appello sulle misure cautelare rigettate  Per il gip reggiano: «Non è individuata un’associazione a delinquere»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Si svolgerà il prossimo 14 aprile, a Bologna, l’udienza davanti al Tribunale della Libertà per il ricorso presentato dalla pm, Maria Rita Pantani, sulle misure cautelari rigettate che la Procura reggiana aveva chiesto nei confronti di circa venti indagati nell’ambito dell’inchiesta sul presunto formaggio contraffatto, partita circa due anni fa. In totale, nelle scorse settimane, sono stati spediti gli avvisi di garanzia a 27 persone, per dodici dei quali – fra i quali Dante Bigi (fondatore della ditta Nuova Castelli) e Luigi Fici (ex ad di Nuova Castelli) – la Procura ha ipotizzato anche l’associazione a delinquere.
Fra gli indagati, anche l’ex presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, e Stefano Berni, direttore generale del Consorzio del Grana Padano, verso i quali l’ipotesi di reato contestata è quella di abuso d’ufficio. Si tratta dei due indagati per i quali la Procura aveva chiesto le misure cautelari meno restrittive, ovvero l’obbligo di dimora e la sospensione dalla carica (che Alai ha peraltro già lasciato nel 2016). Fra le richieste avanzate nei confronti di altri indagati – rigettate dal gip – anche la custodia cautelare in carcere. In particolare, l’appello della Procura è stato avanzato dopo il rigetto sulla posizione di circa venti indagati per quattro capi di imputazione, con ipotesi di reato (continuato e in concorso) che vanno dall’associazione a delinquere all’adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, dal commercio di sostanze alimentari nocive alla frode nell’esercizio del commercio, fino alla contraffazione di indicazioni geografiche e denominazioni di origine di prodotti agroalimentari, all’errore determinato dall’inganno altrui e alla falsa perizia o interpretazione.
L’azienda Nuova Castelli non è indagata. I due consorzi, invece, si dichiarano parte lesa. Un’indagine con accuse molto pesanti quella portata avanti dalla procura di Reggio, che a vario titolo coinvolge figure di tutta la filiera del formaggio. L’impianto accusatorio è stato smontato tuttavia dal gip, Giovanni Ghini, nell’ordinanza di rigetto delle misure cautelari dello scorso 27 gennaio, dove la richiesta della Procura è stata ritenuta «propriamente inammissibile», ritenendo che «non è individuata un’associazione a delinquere»: dal momento che «non si può far coincidere attività preparatorie e associazione»: «Abbiamo non una domanda cautelare – scrive Ghini – ma la sollecitazione all’esercizio di poteri officiosi che, almeno nell’ordinamento vigente al giudice sono negati».
Un’ordinanza impugnata dalla Procura, che ora proverà a far valere le sue richieste davanti al tribunale del riesame bolognese, ma che rappresenta anche uno dei provvedimenti su cui punteranno le difese degli indagati. Contattato dalla Gazzetta, l’ex patron della Nuova Castelli, Dante Bigi, non intende rilasciare dichiarazioni.
L’ex amministratore delegato, Luigi Fici, considerato dagli inquirenti la persona inserita nell’azienda «così da rendere “pulita” la figura societaria», si limita a commentare: «Ci tengo solo a dire che prendo atto delle accuse mosse dalla Procura, alle quali c’è già stato un giudice che ha detto no. Sono e continuo ad essere pulito», afferma dicendosi sicuro dei controlli effettuati sul prodotto, del rispetto dei disciplinari e delle normative sanitarie, sottolineando inoltre di non avere più alcun incarico nella Nuova Castelli. L’avvocato di Alai, Roberto Sutich, aveva a sua volta già rilevato che «il Consorzio del Parmigiano Reggiano non ha natura pubblicistica e l’ex presidente non poteva quindi commettere il reato contestato». Una constatazione che secondo l’avvocato farebbe cadere nuovamente nel vuoto anche la richiesta delle due misure restrittive davanti al tribunale bolognese. Nell’ordinanza del gip, inoltre, per quanto riguarda i due indagati per abuso di ufficio si legge che «dopo aver escluso la stessa ammissibilità della richiesta, e allo stato attuale prognosi di condanna, il tema delle esigenze cautelari non andrebbe toccato».
Unico capo sul quale Ghini intravvede l’ipotesi di una misura cautelare è per i nove indagati per l’ipotesi di adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari e di commercio di sostanze alimentari nocive. «Opportunamente riformulato - conclude il giudice – ammetterebbe misure in astratto, ma è bene sottolineare sin da ora che i fatti sono troppo lontani nel tempo per fondare un pericolo, oltre che concreto, anche attuale».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google