Fumata nera, Unieco verso la liquidazione coatta amministrativa
Reggio Emilia: il fondo americano York Capital si sfila, il cda si è riunito giovedì ed è pronto a rinunciare al concordato preventivo. Intanto la controllata Ape srl di Montecchio chiede il fallimento
REGGIO EMILIA. Ennesima fumata nera per l’ex colosso cooperativo Unieco, che pare ormai avviato a imboccare la strada della liquidazione coatta amministrativa.
Una richiesta in tal senso, per la cooperativa di via Ruini, era già stata inoltrata da Legacoop al ministero dello Sviluppo economico all’inizio del gennaio scorso. Richiesta che poi venne “stoppata” dal cda di Unieco, con la richiesta (accolta) di un nuovo concordato preventivo, nella speranza di portare a casa un accordo tra i fondi Oxy e Attestor e Mps, banca più esposta con la coop delle costruzioni. Sfumata questa possibilità, l’ultima speranza di sopravvivenza si chiamava York Capital, un fondo americano che pareva interessato ad acquisire il patrimonio della cooperativa ma che, a sua volta, si è defilato.
Sfumate le ipotesi di un intervento del fondo e quella di Legacoop di creare una “supercoop” in cui far confluire interamente o rami di azienda di Coopsette e Unieco e di altre cooperative del settore costruzioni in difficoltà, le opzioni per un salvataggio di Unieco si stanno azzerando.
Giovedì si è svolto un cda di Unieco nel corso del quale sarebbe stato deciso di rinunciare al concordato con le banche autorizzato dal Tribunale poche settimane orsono, anche se per ora non c’è alcun decreto ministeriale che ne certifichi la decisione. Da via Ruini non è arrivata alcuna dichiarazione in merito all’evolversi della situazione aziendale, così come nell’incontro che si è svolto sempre al pomeriggio tra i sindacati e i vertici aziendali non è stata fornita alcuna informazione sugli scenari futuri. Di certo un’altra azienda della galassia Unieco, l’Ape srl di Montecchio (che produce manufatti in cemento e occupa una sessantina di dipendenti) ha portato i libri in Tribunale.
A pesare su Unieco è il debito bancario di 360 milioni: un fardello che resta insostenibile e che ha reso inutile anche il taglio di 170 posti di lavoro che la cooperativa ha compiuto il 28 febbraio scorso. La cooperativa, che pare ormai a un passo dal seguire il percorso della consorella Coopsette, continua a essere seguita da una serie di consulenti ed esperti. Lo studio Alvarez&Marsal è l’advisor finanziario, mentre l’advisor legale è Studio Chiomenti di Milano, subentrato dopo che lo studio reggiano Sutich-Barbieri-Sutich aveva rinunciato al mandato nell’ottobre del 2016.
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