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La famiglia: «Daniele vescovo emozione mozzafiato per noi»
SANT’ILARIO. «Una cerimonia molto emozionante, in certi momenti da rimanere senza fiato: vedere nostro fratello per primo così commosso ha coinvolto molto anche noi famigliari». Roberto Gianotti,...
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SANT’ILARIO. «Una cerimonia molto emozionante, in certi momenti da rimanere senza fiato: vedere nostro fratello per primo così commosso ha coinvolto molto anche noi famigliari». Roberto Gianotti, dalla sua abitazione di via dei Patrioti a Calerno, commenta così l’ordinanza episcopale di domenica scorsa, che ha fatto uscire dal duomo di Reggio il nuovo vescovo di Crema, suo fratello don Daniele Gianotti.
Alla giornata di festa, tra i più alti vertici della Curia, ovviamente erano presenti al gran completo i parenti di don Daniele, tutti residenti a Calerno: il fratello Roberto, le sorelle Giuliana e Anna, la mamma Malvina Terenziani, 86 anni, che nonostante la salute malferma ha voluto esserci a tutti i costi. «La mamma era felicissima. Per lei è stata una fatica uscire di casa, ma ha voluto farlo e ha vissuto con profondità questo momento», spiega Roberto.
La famiglia Gianotti è molto conosciuta nella frazione tagliata in due dalla via Emilia: e anche se don Daniele, rispondendo a una fede precoce, è entrato in seminario giovanissimo (a 11 anni), molti lo ricordano bambino nel caseificio che gestivano i genitori o in parrocchia. «In questi giorni io e le mie sorelle siamo stati fermati da parecchi concittadini, che ci hanno fatto le congratulazioni. Abbiamo ricevuto tanti attestati di stima. Grazie a tutti». Nel rito solenne ha trovato spazio anche l’orgoglio calernese, con una nutrita delegazione di parrocchiani: alcuni hanno animato il coro, altri erano nella cattedrale stracolma, tra le decine di sacerdoti anche i due di Sant’Ilario, don Fernando Borciani, parroco di Sant’Eulalia, e don Franco Ruffini, vicario episcopale per la vita consacrata e i monasteri. «Ha presenziato anche un vescovo del Rwanda perché per anni, d’estate, don Daniele ha prestato la sua opera nelle Case della Pace Amahoro – spiega don Franco –. Don Daniele è persona dotata, capace di servire, distaccato da ambizioni carrieristiche. E’ cresciuto negli spazi della chiesa, in un contesto di qualità. Un onore per Calerno».
Alla giornata di festa, tra i più alti vertici della Curia, ovviamente erano presenti al gran completo i parenti di don Daniele, tutti residenti a Calerno: il fratello Roberto, le sorelle Giuliana e Anna, la mamma Malvina Terenziani, 86 anni, che nonostante la salute malferma ha voluto esserci a tutti i costi. «La mamma era felicissima. Per lei è stata una fatica uscire di casa, ma ha voluto farlo e ha vissuto con profondità questo momento», spiega Roberto.
La famiglia Gianotti è molto conosciuta nella frazione tagliata in due dalla via Emilia: e anche se don Daniele, rispondendo a una fede precoce, è entrato in seminario giovanissimo (a 11 anni), molti lo ricordano bambino nel caseificio che gestivano i genitori o in parrocchia. «In questi giorni io e le mie sorelle siamo stati fermati da parecchi concittadini, che ci hanno fatto le congratulazioni. Abbiamo ricevuto tanti attestati di stima. Grazie a tutti». Nel rito solenne ha trovato spazio anche l’orgoglio calernese, con una nutrita delegazione di parrocchiani: alcuni hanno animato il coro, altri erano nella cattedrale stracolma, tra le decine di sacerdoti anche i due di Sant’Ilario, don Fernando Borciani, parroco di Sant’Eulalia, e don Franco Ruffini, vicario episcopale per la vita consacrata e i monasteri. «Ha presenziato anche un vescovo del Rwanda perché per anni, d’estate, don Daniele ha prestato la sua opera nelle Case della Pace Amahoro – spiega don Franco –. Don Daniele è persona dotata, capace di servire, distaccato da ambizioni carrieristiche. E’ cresciuto negli spazi della chiesa, in un contesto di qualità. Un onore per Calerno».
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