«Negare la mafia non serve a Brescello»
di Andrea Vaccari
Dopo mesi di silenzio, interviene il direttivo provinciale Pd. Ibattici: «Voltare pagina». Silva: «Colpa di chi ha governato qui»
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BRESCELLO. «E' indispensabile che si arresti la tentazione negazionista di qualcuno». Dopo mesi di silenzio, sulla vicenda mafia a Brescello torna a parlare il Partito democratico, attraverso una nota di Roberta Ibattici, dell'esecutivo provinciale. Lo fa con una presa di posizione netta il giorno dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso dell'ex sindaco Marcello Coffrini. Sono stati mesi difficili, quelli che hanno fatto seguito allo scioglimento del Comune, per il Pd reggiano ed in particolare per quello brescellese. Nella sezione locale si sono verificate inevitabili rotture, e difficile si è rivelato il percorso di ritorno alla normalità – ancora in essere – dopo le vicende che hanno interessato Coffrini e la sua squadra. Ma non solo la politica ha pagato le conseguenze dello “scossone” derivato dallo scioglimento: il paese è tutt’ora diviso tra innocentisti e colpevolisti, e la frattura sembra lungi dal potersi ricomporre. Perché, se da un lato c'è chi è disposto a ripartire, dall'altro c'è chi continua a non dare credito alle motivazioni che hanno portato a sciogliere il Comune. «Leggendo la sentenza del Tar del Lazio sul ricorso presentato contro il commissariamento del Comune – scrive la Ibattici, che assieme ad altri componenti dell'esecutivo del partito è stata chiamata a seguire la vicenda e l'attività del circolo per conto della federazione provinciale – vediamo riconfermata la necessità che Brescello trovi la forza di voltare pagina. Il tribunale amministrativo ribadisce le conclusioni cui era giunta la commissione prefettizia, che ha poi portato il governo a proporre al presidente della Repubblica un provvedimento che deve rappresentare tuttavia l’inizio dell’emancipazione della comunità brescellese dal clima che viene descritto. Proprio per spezzare quel clima, è indispensabile che si arresti la tentazione negazionista di qualcuno. Si lasci alla comunità la possibilità di rigenerarsi e di rimuovere i lacci e i rapporti orribili che si leggono nella sentenza del Tar. E si inizi a separare il destino della comunità da quello dei singoli».
«Noi continueremo a stare a fianco della Brescello che vuole guardare avanti – conclude la nota – che non è assolutamente ferma come dice qualcuno, ma che anzi partecipa attivamente anche ai progetti dell'Unione dei Comuni per migliorare i servizi, e che vuole voltare pagina. E’ un percorso duro, per molti brescellesi onesti, anche doloroso. Ma basta generare attendismi e dubbi: bisogna riaprire le finestre e cambiare aria».
L'esito della sentenza non ha lasciato insensibile neanche Catia Silva, storica esponente leghista il cui nome ritorna nelle relazioni della prefettura e del ministero per essere stata al centro di minacce di stampo mafioso: «Credo che questa sentenza – dice – non sia una sconfitta per Coffrini ma per il paese. Perché se siamo in queste condizioni lo dobbiamo proprio a chi ha governato Brescello per decenni, passandosi il testimone da padre a figlio. In quegli anni non contava nulla stare all'opposizione, le nostre interpellanze restavano spesso senza risposta. Penso anche che Coffrini e i suoi dovrebbero anche evitare di parlare, perché più tentano di difendersi e più si danno la zappa sui piedi. Ma la vicenda non è finita, visto che presenteranno ricorso: aspettiamo gli eventi, ma finalmente anche il Tar ha confermato i presupposti che hanno portato a sciogliere il Comune».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Noi continueremo a stare a fianco della Brescello che vuole guardare avanti – conclude la nota – che non è assolutamente ferma come dice qualcuno, ma che anzi partecipa attivamente anche ai progetti dell'Unione dei Comuni per migliorare i servizi, e che vuole voltare pagina. E’ un percorso duro, per molti brescellesi onesti, anche doloroso. Ma basta generare attendismi e dubbi: bisogna riaprire le finestre e cambiare aria».
L'esito della sentenza non ha lasciato insensibile neanche Catia Silva, storica esponente leghista il cui nome ritorna nelle relazioni della prefettura e del ministero per essere stata al centro di minacce di stampo mafioso: «Credo che questa sentenza – dice – non sia una sconfitta per Coffrini ma per il paese. Perché se siamo in queste condizioni lo dobbiamo proprio a chi ha governato Brescello per decenni, passandosi il testimone da padre a figlio. In quegli anni non contava nulla stare all'opposizione, le nostre interpellanze restavano spesso senza risposta. Penso anche che Coffrini e i suoi dovrebbero anche evitare di parlare, perché più tentano di difendersi e più si danno la zappa sui piedi. Ma la vicenda non è finita, visto che presenteranno ricorso: aspettiamo gli eventi, ma finalmente anche il Tar ha confermato i presupposti che hanno portato a sciogliere il Comune».
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