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Via all’abbattimento degli ex magazzini di via Gramsci  

Via all’abbattimento degli ex magazzini di via Gramsci  

Sta per essere demolito uno dei primi caseifici cittadini, un pezzo di storia. Di proprietà della diocesi, i lavori dureranno per un mese

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REGGIO EMILIA . Ruspe e gru sono al lavoro per abbattere un antico edificio caseario che si trova lungo via Gramsci, sulla sinistra per chi viaggia in direzione dello stadio di calcio Città del Tricolore. Sono già state sollevate alcune coperture e demolite le prime componenti murarie. Si tratta di un pezzo di storia della città che va in pensione.

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«Credo di ricordare – racconta il professor Luigi Verrini, già presidente del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano – che appartenesse alla famiglia Tirelli la quale, quando Reggio Emilia era molto più ristretta, vi creò uno dei primi centri di raccolta del latte. Erano gli anni precedenti all’ultima guerra. Poi, un po’ per problemi di viabilità ma soprattutto a seguito dell’ampliamento della periferia urbana che indusse all’allontanamento delle stalle e delle mucche che producevano sì la materia prima per il formaggio ma emanavano anche odori poco gradevoli, l’impianto cambiò d’uso. Divenne quindi un grande deposito di forme in sosta durante il periodo della stagionatura. Se la memoria non mi inganna è stato utilizzato dal Banco di San Geminiano e San Prospero».

La custodia del formaggio è sempre stata una garanzia dei finanziamenti concessi dalle banca ai coloni. Lì accanto c’era un altro immobile con identica funzione per la Cassa di Risparmio.

Ma ci sono altri particolari che Verrini non dimentica. «Era assolutamente innovativa la sua pianta esagonale (in precedenza i lati dei caseifici erano cinque), una caratteristica che si rispecchiava nelle pareti con le curiose “gelosie” che lasciavano passare l’aria necessaria per il ricambio interno. E al centro campeggiava una colonna portante che da sola sosteneva il tetto e le caldaie laterali».

Questa particolareggiata descrizione dà il senso della originalità della struttura che, dopo aver perso le sue funzioni originarie, da qualche lustro era diventata centro di ospitalità per organizzazioni di carattere umanitario, un centro di raccolta e vendita di oggetti usati, un punto di riferimento della Città Migrante, Dar Voce e altre associazioni che ora si sono trasferite nella zona di Santa Croce.

I lavori di demolizione sono iniziati lunedì 20 marzo e vengono effettuati dall’impresa Giorgio Fontanili sotto la direzione di Lucio Iotti. La proprietà della vecchia “fabbrica industriale” – come riporta l’insegna del cantiere – risulta attualmente l’Istituto Diocesano per il sostentamento del clero. L’intervento di smantellamento dovrebbe durare sino al prossimo 29 aprile. (l.v.)
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