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«Nessuna deroga per il Punto nascite» 

La commissione regionale chiede di salvare solo Cento e Mirandola. Delmonte: «Tutto già deciso». Venturi: «Non è vero»


25 marzo 2017 di Giuseppe Boi


CASTELNOVO MONTI. Uno studio della commissione nascita della Regione Emilia Romagna “salva” Mirandola e Cento e “chiuso” Castelnovo Monti. È quanto emerge dalla “Proposta di ridefinizione della rete” del gruppo di studio che ha valutato i dati, fino a novembre 2016, dei reparti di neonatolgia che non raggiungono i 500 parti l’anno per la possibile richiesta di deroga. E la commissione avrebbe già deciso di non includere nella lista l’ospedale Sant’Anna, insieme a quelli di Pavullo nel Frignano e Borgo Val di Taro. Il destino del punto nascita della montagna reggiana sarebbe dunque già segnato e il piano elaborato dalla commissione prevede anche «la redistribuzione dei professionisti» per colmare le lacune di altri ospedali tra cui Montecchio e Scandiano.
Una doccia fredda per quanti si sono battuti in questi mesi per salvare il punto nascite del Sant’Anna. Una “sentenza” non esecutiva ma comunque messa nero su bianco in un documento. «È stato detto che prima di affrontare la questione bisognava attendere la riunione della Commissione consultiva tecnico-scientifica sul percorso nascita – attacca Gabriele Delmonte, vicecapogruppo della Lega in consiglio Regionale –, questa si è riunita poco prima di sciogliersi (il 20 gennaio, ndr) e ha deciso di chiudere il punto nascite di Castelnovo». Ipotesi negata dall’assessore regionale alla Salute Sergio Venturi: «La commissione, che è stata rinnovata a differenza di quanto sostiene Delmonte, non ha terminato il percorso valutativo così come altrettanto dovrà fare la giunta».
Il documento, che sarebbe stato presentato 21 giorni prima della manifestazione organizzata a Bologna dal gruppo “Salviamo le Cicogne”, delinea in ogni caso un quadro critico per il Sant’Anna. La commissione ha di fatto tirato una riga che taglia l’ospedale di Castelnuovo Monti dopo aver analizzato il numero dei parti e l’andamento demografico, l’occupazione dei posti letto in ostetricia-ginecologia e la qualità delle cure nei punti nascita, gli standard minimi richiesti e le risorse finanziarie e professionali disponibili.
La commissione ha infatti proposto la deroga al ministero solo per i punti nascita di Mirandola (Modena) e Cento (Ferrara). Una scelta giustificata «dalle difficoltà attraversate, dalle sensibilità e dalle aspettative degli abitanti delle aree terremotate».
Nessun cenno di deroga per l’ospedale della montagna reggiana. Anzi, il documento della Commissione evidenzia le “carenze” del Sant’Anna a partire dai numeri. Nel 2015 i residenti nati nel distretto sono stati 223. Di questi 145 hanno visto la luce nel punto nascita di Castelnuovo e, considerando i non residenti, si arriva a 162 nascite. In base allo studio, gli altri bimbi sono nati in particolare a Reggio Emilia (il 68,8%), a Sassuolo (11,9%) e a Montecchio (10,1%). Non solo: il presidio di montagna non ha un servizio di guardia pediatrica notturna, ossia uno dei requisiti inseriti tra le «garanzie assistenziali minime dal Ministero della salute».
Questo servizio in realtà è assente anche negli ospedali di Scandiano e a Montecchio (in cui manca anche la presenza di due medici fino alle 20). Tuttavia i due punti nascita nel 2015 hanno registrato rispettivamente 554 e 715 parti. Numeri che, al momento, li mettono al sicuro. Anzi, potrebbero avvantaggiarsi della chiusura del Sant’Anna le cui professionalità, come sottolinea il documento, potrebbero essere infatti dirottate per colmare le lacune degli altri presidi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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