retroscena
«Porte chiuse, un’imboscata» I legali: «Invece erano aperte»
QUATTRO CASTELLA. Un tassello importante di quello che sostengono i due imputati albanesi e l’avvocato Carlo Taormina – cioè la legittima difesa, facendo leva anche sul pronunciamento del Riesame...
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QUATTRO CASTELLA. Un tassello importante di quello che sostengono i due imputati albanesi e l’avvocato Carlo Taormina – cioè la legittima difesa, facendo leva anche sul pronunciamento del Riesame realtivamente all’uccisione di Marco Montruccoli – è la tesi dell’imboscata tesa dai due fratelli a Hykay e Tufa.
Un’imboscata che gira attorno a questa domanda risuonata spesso ieri in aula e rivolta ai due imputati: le due porte del monolocale – cioè quella d’ingresso che dà sulla strada e la porta-finestra che dà sul retro e si trova accanto alla cucina – erano chiuse a chiave a mo’ di “trappola” oppure no? Durante un interrogatorio davanti alla pm Maria Rita Pantani, Hykay aveva detto di aver visto Matteo Montruccoli mettere la chiave in tasca dopo aver chiuso la porta d’ingresso, e ha rimarcato che dopo l’aggressione di Marco al suo amico Tufa lui aveva cercato di aprire disperatamente la porta-finestra della cucina che aveva alle sue spalle ma non c’era riuscito. Una ricostruzione che indicherebbe l’impossibilità di fuggire dall’imboscata tesa dai due fratelli e quindi la necessità di difendersi. Sul punto l’avvocato di parte civile Marco Fornaciari, in una domanda a Hykay, gli ha ricordato di essere alla fine fuggito dalla porta d’ingresso (blindata?) e dunque doveva avere la chiave nella toppa. Mentre era emerso in aula che la fidanzata di Matteo una volta arrivata quella sera nella casa, era riuscita ad entrare dalla porta-finestra nonostante fosse quasi bloccata dal cadavere di Marco. Ma, essendo magra, riuscì ad infilarsi dentro, il che non sarebbe avvenuto – come ha evidenziato l’avvocato di parte civile Giovanni Tarquini – se la porta-finestra fosse stata chiusa. (t.s.)
Un’imboscata che gira attorno a questa domanda risuonata spesso ieri in aula e rivolta ai due imputati: le due porte del monolocale – cioè quella d’ingresso che dà sulla strada e la porta-finestra che dà sul retro e si trova accanto alla cucina – erano chiuse a chiave a mo’ di “trappola” oppure no? Durante un interrogatorio davanti alla pm Maria Rita Pantani, Hykay aveva detto di aver visto Matteo Montruccoli mettere la chiave in tasca dopo aver chiuso la porta d’ingresso, e ha rimarcato che dopo l’aggressione di Marco al suo amico Tufa lui aveva cercato di aprire disperatamente la porta-finestra della cucina che aveva alle sue spalle ma non c’era riuscito. Una ricostruzione che indicherebbe l’impossibilità di fuggire dall’imboscata tesa dai due fratelli e quindi la necessità di difendersi. Sul punto l’avvocato di parte civile Marco Fornaciari, in una domanda a Hykay, gli ha ricordato di essere alla fine fuggito dalla porta d’ingresso (blindata?) e dunque doveva avere la chiave nella toppa. Mentre era emerso in aula che la fidanzata di Matteo una volta arrivata quella sera nella casa, era riuscita ad entrare dalla porta-finestra nonostante fosse quasi bloccata dal cadavere di Marco. Ma, essendo magra, riuscì ad infilarsi dentro, il che non sarebbe avvenuto – come ha evidenziato l’avvocato di parte civile Giovanni Tarquini – se la porta-finestra fosse stata chiusa. (t.s.)
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