Trotta, manager di Bruce Springsteen: "Il Boss all'Arena Campovolo? Perchè no"
Il patron della Barley Arts, organizzatore di tutti i concerti italiani della rockstar: «Nessuno meglio di lui per il concerto d'inaugurazione»
REGGIO EMILIA. «Se nel 2018 ci sarà un tour in Europa, se io curerò le date in Italia come avvenuto dal 1999 ad oggi e se la struttura sarà pronta, perché non immaginare di inaugurare l’Arena con un concerto di Bruce Springsteen? È il più grande performer di tutti i tempi». Da un punto di vista strettamente sintattico, il periodo è ipotetico. Ma se a formulare l’ipotesi è Claudio Trotta, patron della Barley Arts riconosciuto a livello internazionale come uno dei più importanti organizzatori di concerti in Italia e nel mondo, allora il sogno diventa legittimo.
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Una suggestione nella suggestione all’interno del progetto Arena Grandi Eventi, la struttura da centomila spettatori che dopo l’annuncio del bando si appresta a diventare realtà.
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Compiendo così un ulteriore passo avanti verso il possibile atterraggio di big della musica mondiale all’interno del Campovolo: una location dove, oltre ai mega-eventi targati Ligabue, sono già state scritte pagine storiche della musica internazionale, a cominciare dall’indimenticabile concerto degli U2 nel 1997, quando Bono e soci scelsero Reggio grazie all’impegno di Roberto Meglioli e della sua Medials.
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Che sia arrivata davvero la volta buona per vedere dalle nostra parti anche il mitico Boss? «Non c’è nessuna trattativa in corso – precisa subito Trotta, organizzatore da oltre 25 anni di tutti i concerti di Bruce Springsteen in Italia – Ma guardando “in diretta” il progetto, è evidente che se nel 2018 questa struttura sarà pronta e se Bruce deciderà di venire in Europa, l’Arena si candida ad ospitare un concerto. È poco ma sicuro».
Trotta, c’è spazio per una struttura di questo tipo nel mercato della musica dal vivo?
«Penso che sia una cosa grandiosa, estremamente positiva. E penso che ci sia spazio per un’Arena del genere in Italia e ancor di più in Europa. Dobbiamo pensare in maniera europea».
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Ma sarà un progetto sostenibile?
«Tutta Italia non è sufficiente per tenere in piedi in maniera sostenibile un’opera di questo genere, se non massicciamente sostenuta da aziende e da sponsor. Ma il pubblico dei concerti si muove e credo che questa struttura in prospettiva potrà ospitare pubblico da tutta Europa, più che da tutta Italia. Sono molto contento che ci sia questa iniziativa. E penso che l’amministrazione e il sindaco Vecchi abbiano fatto un grandissimo lavoro. Per quanto mi riguarda, io la sosterrò in tutte le maniere».
Non crede che sia un progetto fin troppo ambizioso per una città come Reggio Emilia?
«Non è affatto ambizioso pensare in grande. E non è troppo ambizioso questo progetto, vista la collocazione geografica, la viabilità già esistente, i collegamenti con l’Alta Velocità, la storia passata e recente di Reggio, dell’Emilia e di tutto il nord Italia: territori dove la musica dal vivo ha più seguito di altre zone, facilmente raggiungibili da tutti i Paesi Europei. Ecco perché non lo trovo un progetto troppo ambizioso. Trovo invece piuttosto imbarazzante che un progetto del genere non sia stato pensato da una grande metropoli. E trovo imbarazzante che non ci sia nulla di questo genere in tutta la progettualità di città come Milano e Roma, ad esempio. Onore a Reggio Emilia».
Ma perché un big o uno spettatore dovrebbero venire a Reggio invece di Milano?
«Innanzitutto a Milano non c’è struttura di questa natura...».
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C’è però San Siro...
«La dimensione degli stadi è un’altra cosa. E questa struttura non si sostituirà mai ad uno stadio. Le dimensioni degli stadi, come quelle dei palazzetti, dei teatri o dei club, sono tutte necessarie e uniche. Così come immagino potrà diventare una dimensione unica anche questa struttura, una volta realizzata e portata a regime. E una volta che sarà ben governata e ben programmata a 360 gradi, attraverso formazione e informazione, per tutti i generi di musica. Puntando sulla qualità, non solo sulla quantità».
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Prima ha citato il sindaco Vecchi. Sa che il suo sogno è portare a Reggio Bruce Springsteen?
«So che è un grandissimo appassionato. Mi chiama nei momenti più impensabili: il sabato, la domenica, mentre pesco...»
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Ma crede che si possa fare?
«È evidente che se nel 2018 questa struttura fosse pronta e se Bruce verrà in Europa, potremo inaugurarla con un suo concerto, perché no. Ma nessuno finora me lo ha chiesto. Per il momento non è previsto il tour e non c’è nessuna trattativa in corso. Non ero a conoscenza del bando, né della presentazione del progetto. Ero stato contattato in passato, e sarei dovuto scendere a Reggio Emilia. Ma, lo dico senza alcuna polemica, colpevolmente non l’ho fatto. Diciamo che pensare ad un concerto di Bruce a Reggio è un pensiero “in diretta”».
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Sarebbe l’ideale per il taglio del nastro. Non crede?
«È il più grande performer di tutti i tempi. Lo dico con il massimo rispetto per tutti i nostri cantanti domestici e per qualsiasi altro artista rock e non rock nel mondo. Chi meglio di lui la potrebbe inaugurare? Magari si potrebbe fare una due giorni: il primo giorno Bruce, il successivo gli Ac/Dc».
Perché non un bel festival?
«Anche un bel festival, ma con tutti i “se” del caso».
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