Campovolo e un po' di domande
Reggio Emilia di fronte a un progetto molto ambizioso
Centomila spettatori a concerto con una platea modulabile di diecimila in diecimila persone. Trecentomila presenze ipotizzate in un anno di manifestazioni. Sei milioni di euro necessari per la costruzione. Un milione e settecentomila euro è la cifra con la quale la Regione Emilia Romagna ha finanziato il progetto.
Reggio Emilia dà i numeri? Scettico per natura e professione, vengo però confortato da molti concittadini sul fatto che quella del Campovolo è una realtà a portata di mano. Come a quanto pare il concerto di Spingsteen.
A giorni il bando di gara europeo per la costruzione. E nel maggio del 2018 Reggio potrà esibire, praticare, vivere un’area eventi internazionale. Il progetto dell’Arena si colloca in una porzione di territorio – sovrapponete le carte topografiche – grande quanto la città. Zona già aeroportuale, pregiata e sensibile, che ogni anno sperimenta ad esempio Festareggio e nel 2015 ha ospitato il concerto di Ligabue totalizzando 147mila spettatori. Invece, cinque anni prima, sempre il Liga al Campovolo, aveva richiamato 165mila fan.
Un record. Quelli sono stati enormi collaudi che hanno convinto l’amministrazione comunale che ce la possiamo fare, che è il nostro futuro, che saremo mediopadani anche per i grandi eventi. Indubbiamente il progetto è ambizioso e rientra nella cornice di una Reggio che, posizione dopo posizione, stazione dopo ponte, ponte dopo stazione, sta collocandosi come baricentro attrattivo sulla via Emilia e anche nell’asse perpendicolare.
Il via libera all’Arena produce molte domande. Anche perché è un’idea e un’opera di genere evergetico. Questa è una parola rara, che viene sguainata quando si tratta di opere pubbliche di fortissima rilevanza sociale e di rappresentazione della città, sostenute anche con i denari privati. Infatti l’Arena si metterà in marcia con una finanza di progetto mista.
Ripeto: il via libera all’Arena produce molte domande. Le quali sono un effetto insito nella nostra attività giornalistica. Cioè da domani saremo lieti di seguire con molta attenzione la realizzazione dell’opera che i presentatori nella conferenza di venerdì salutano come un “miglioramento dell’attrattività turistica”. Proprio su questo aspetto decollano i primi quesiti: il Comune ritiene che una simile infrastruttura polarizzi più turisti? Riqualifichi lo status quo e l’anemia dell’accoglienza reggiana? Oppure moltiplichi con un sol concerto le presenza in città?
Altri quesiti (non dubbi) atterrano invece sul ritmo del futuro Campovolo. Ovvero sulla certezza della continuità e della dimensione dei concerti. Perché tutti sembrano sicuri del gigantismo medio e massimo degli spettacoli, al di là della qualificazione attraverso molte infrastrutture dell’area che non sarà più una pampa sconfinata.
Il Comune ha già realizzato delle simulazioni che hanno fornito esiti soddisfacenti? Oppure ha individuato soggetti in grado di portare a Reggio eventi proporzionati all’impresa, per frequenza e rilevanza (al di là della scommessa del concertone di Springsteen)? La domanda non è di pura provocazione, ma di dura prevenzione: se la città si cala in quel ruolo dovrà essere in grado di perseverare nella sua interpretazione. L’una tantum (un megaconcerto e poi vedremo...) non è prevista.
Altre curiosità riguardano anche appuntamenti di contorno. Ad esempio la coesistenza estiva di Festareggio (se confermata dal mutante Pd), e di altre manifestazioni nell’area. Riguardano la quantità e la qualità dei soggetti che più o meno consorziati, più o meno locali, manifesteranno la loro intenzione di partecipare, spendere, gestire. Vien da sé l’impazienza di leggere il bando di gara internazionale.
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