Gazzetta di Reggio

Reggio

Droga nascosta nel seggiolone del nipote 

di Leonardo Grilli e Tiziano Soresina
Droga nascosta nel seggiolone del nipote 

In casa di un 35enne la Municipale ha trovato 24 dosi di eroina e diversi grammi di marijuana. Ora l’uomo è in carcere

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Ventiquattro capsule contenenti eroina nascoste nel seggiolone del nipotino e diversi grammi di marijuana conservati in cucina. È questo il “bottino” recuperato dal nucleo antidroga della polizia municipale in casa di uno spacciatore senza scrupoli, per di più agli arresti domiciliari. Pronto a mettere in pericolo l’incolumità di un bambino di pochi mesi pur di mettere al sicuro lo stupefacente.
LE INDAGINI. L’operazione che ha portato all’arresto di Ali Souid, 35enne di origini tunisine, è scattata venerdì nel tardo pomeriggio.
Ma le indagini sono partite molto tempo prima. Il nucleo antidroga della Municipale infatti, anche se composto da soli due agenti, da tempo stava seguendo i movimenti di Souid. Che, anche se si trovava agli arresti domiciliari per un reato commesso in precedenza, era sospettato di essere coinvolto in un giro di droga.
A mettere sull’avviso i poliziotti, un continuo andirivieni di persone note come abituali consumatori di stupefacenti. E così, quando gli elementi sono stati sufficienti, il sostituto procuratore Valentina Salvi ha disposto la perquisizione nell’abitazione dell’uomo in via Kant, a Masone.
POSTO INSOSPETTABILE. Quando gli agenti dell’antidroga in borghese, supportati da altri colleghi della Municipale, hanno fatto irruzione nell’appartamento, si sono messi alla ricerca della droga. E non è passato molto prima che la trovassero, proprio nel posto più impensabile.
Il tunisino infatti, senza nessun riguardo per il piccolo, aveva nascosto 24 dosi di eroina in un seggiolone usato da suo nipote, nato pochi mesi fa. In cucina invece, custoditi nei pensili, 3,5 grammi di marijuana.
GLI STRUMENTI. A conferma che la droga era divisa e confezionata in quell’appartamento, la Municipale infine ha trovato anche materiale per il taglio e la divisione dello stupefacente.
Durante la perquisizione inoltre uno dei due telefoni cellulari posseduti dal 35enne continuava a squillare e a quel punto gli agenti, prontamente, hanno risposto senza far capire chi fossero in realtà.
GLI SQUILLI. La fortuna premia gli audaci e infatti, dall’altro lato del telefono, c’era uno dei clienti di Souid.
Dopo aver raggiunto il luogo dell’appuntamento scelto per lo scambio i poliziotti hanno identificato l’acquirente in un cittadino italiano che, alle strette, ha collaborato dichiarando di aver acquistato più volte dal tunisino diverse dosi di droga.
Elementi, questi, che si sono aggiunti alle pesanti accuse rivolte contro il nordafricano. Aggravate dal fatto che l’uomo spacciava droga incurante degli arresti domiciliari ai quali era sottoposto.
Tutti questi elementi hanno infine pesato, al momento dell’udienza di convalida che si è svolta ieri in tribunale.
IN TRIBUNALE. In aula il tunisino – difeso dall’avvocato Federico Bertani – ha replicato, dicendo che la droga sequestrata non è sua, ma era stata nascosta in quel modo da un suo familiare.
Un racconto che non ha convinto granché il giudice Dario De Luca: il magistrato giudicante ha infatti mantenuto in cella Souid. Sarà processato il 6 aprile.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google