CONVEGNO AL VALLI
Manodori, un pioniere di razza
Fracasso: «Certi geni appartengono solo al Dna reggiano»
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REGGIO EMILIA. A duecento anni dalla nascita, avvenuta il 21 marzo 1817, nella Sala degli Specchi del Municipale sono state ricordate la figura e le opere di Pietro Manodori, un “montanaro” che ha lasciato segni indelebili nella nostra città. «Non so perché – ha simpaticamente annotato nella sua relazione il docente universitario Giovanni Fracasso – personaggi simili non siano nati anche a Modena, Parma o in altre località emiliane. Evidentemente si tratta di geni che appartengono solo al dna reggiano”.
In effetti il quadro che è uscito dagli interventi svolti dal presidente della Fondazione Manodori, Gianni Borghi, dal sindaco della città Luca Vecchi, dall’accademico Fracasso e dallo storico Alberto Ferraboschi, hanno delineato la figura di un precursore della modernità, di un sostenitore della solidarietà sociale, di un anticipatore dell’economia e della formazione giovanile. Sono i tratti salienti scaturiti davanti ad una platea che ha radunato le autorità cittadine, gli studenti del Liceo classico Ariosto e del Canossa e una folla di uditori incuriosita dai racconto di una vita costantemente incentrata su impegno civile e solidarietà.
A Pietro Manodori si debbono molti atti rilevanti. A cominciare dalla conversione del Monte di Pietà, creato dai francescani nel ‘400, in una entità economica con la missione di garantire microcredito a chi conduceva una impresa o cercava fondi per utili iniziative. Suo il merito della nascita della Cassa di Risparmio di Reggio (a lui si deve anche l’idea di formalizzare: Reggio…. nell’Emilia) subentrata al Monte di Pietà. Al suo nome si lega inoltre la creazione della prima scuola in Italia per i bambini poveri e indigenti, prodromo di un riconoscimento universale di Reggio quale culla della docenza del mondo infantile.
Unanime la fierezza per questo nostro predecessore al quale è titolata la Fondazione. Borghi, che ne è il presidente, ha tracciato gli episodi salienti della vita di Manodori. Vecchi si è detto ammirato delle opere attuate, in veste di sindaco per quattro mandati, nella Reggio post unitaria: non una Capitale ma città sempre in prima linea. Fracasso ha citato le doti ed il valore della solidarietà economica imposta con tassi bancari finalmente non di usura. Ferraboschi si è infine soffermato sulla scuola per l’infanzia nata fuori da paternalismi ducali (c’erano gli Estensi) e dalla carità ecclesiastica. Sono affiorati aneddoti, curiosità che hanno dimostrato lo spessore di un uomo che ora verrà ricordato anche con altri eventi. A breve sarà pronto un volume a fumetti di Carlo Rispoli che ne narra la vita.
Il 29 luglio a Valestra, suo paese natale, sarà la volta di un libro di ricerca storica. A Carpineti, in maggio e ottobre proseguirà il ricordo di un personaggio cui dobbiamo davvero tanto. (l.v.)
In effetti il quadro che è uscito dagli interventi svolti dal presidente della Fondazione Manodori, Gianni Borghi, dal sindaco della città Luca Vecchi, dall’accademico Fracasso e dallo storico Alberto Ferraboschi, hanno delineato la figura di un precursore della modernità, di un sostenitore della solidarietà sociale, di un anticipatore dell’economia e della formazione giovanile. Sono i tratti salienti scaturiti davanti ad una platea che ha radunato le autorità cittadine, gli studenti del Liceo classico Ariosto e del Canossa e una folla di uditori incuriosita dai racconto di una vita costantemente incentrata su impegno civile e solidarietà.
A Pietro Manodori si debbono molti atti rilevanti. A cominciare dalla conversione del Monte di Pietà, creato dai francescani nel ‘400, in una entità economica con la missione di garantire microcredito a chi conduceva una impresa o cercava fondi per utili iniziative. Suo il merito della nascita della Cassa di Risparmio di Reggio (a lui si deve anche l’idea di formalizzare: Reggio…. nell’Emilia) subentrata al Monte di Pietà. Al suo nome si lega inoltre la creazione della prima scuola in Italia per i bambini poveri e indigenti, prodromo di un riconoscimento universale di Reggio quale culla della docenza del mondo infantile.
Unanime la fierezza per questo nostro predecessore al quale è titolata la Fondazione. Borghi, che ne è il presidente, ha tracciato gli episodi salienti della vita di Manodori. Vecchi si è detto ammirato delle opere attuate, in veste di sindaco per quattro mandati, nella Reggio post unitaria: non una Capitale ma città sempre in prima linea. Fracasso ha citato le doti ed il valore della solidarietà economica imposta con tassi bancari finalmente non di usura. Ferraboschi si è infine soffermato sulla scuola per l’infanzia nata fuori da paternalismi ducali (c’erano gli Estensi) e dalla carità ecclesiastica. Sono affiorati aneddoti, curiosità che hanno dimostrato lo spessore di un uomo che ora verrà ricordato anche con altri eventi. A breve sarà pronto un volume a fumetti di Carlo Rispoli che ne narra la vita.
Il 29 luglio a Valestra, suo paese natale, sarà la volta di un libro di ricerca storica. A Carpineti, in maggio e ottobre proseguirà il ricordo di un personaggio cui dobbiamo davvero tanto. (l.v.)
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