Gazzetta di Reggio

Reggio

Il consiglio comunale costa 150.938 euro 

di Ambra Prati
Il consiglio comunale costa 150.938 euro 

Rispetto al 2015 risparmiati 30mila euro diminuendo sedute e commissioni. Il più presenzialista? Bellentani (Lista Magenta) 

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REGGIO EMILIA. Il consiglio comunale di Reggio Emilia nel 2016 è costato 150.938 euro, contro i 181mila dell’anno precedente: 30mila euro in meno. È quanto emerge dal confronto dei dati riportati sul sito internet del Comune di Reggio sui gettoni versati ai consiglieri, per gruppi e per singoli, negli ultimi due anni.
Nel 2015 la retribuzione dei politici per il lavoro in consiglio comunale (in termini di gettoni di presenza e indennità della presidenza) è stato di 181.200 euro: la media per ciascun consigliere è stata di 5.222 euro, (esclusa la presidente del consiglio Emanuela Caselli, che percepisce una indennità fissa, pari a quella degli assessori, indipendemente dal numero delle sedute): per il gruppo Pd nel suo complesso (18 consiglieri, esclusa la presidente) il costo è stato di 85.232 euro, con un rimborso spese di soli 155 euro e un costo medio per ogni consigliere Pd di 4.735 euro; per il Movimento 5 Stelle (6 consiglieri) i gettoni sono stati pari a 31.919 euro, con un costo medio per consigliere di 5.319 euro; per gruppo Forza Italia (3 consiglieri) 16.281 euro, con un costo medio per consigliere di 5.427 euro.
Nel 2016 invece il consiglio comunale nel suo complesso ha comportato una spesa di 150.938 euro, per un totale di gettoni di presenza di 131.634 euro, costo medio per consigliere 4.246 euro, sempre a parte l’indennità della presidente Caselli invariata a 19.303 euro. Sempre nel 2016 il gruppo Pd ha incassato 61.093 euro, con un costo medio dei singoli consiglieri Pd di 3.593 euro: in testa nella classifica all’interno della compagine del Pd il capogruppo Andrea Capelli (7.091 euro), seguito da Dario De Lucia (5.029 euro) e Christian Vergalli (4.667 euro). L’Mpd (Movimento Democratico e Progressista), formato da due consiglieri, ha totalizzato 8.864 euro, con un costo medio di 4.432; Lucia Lusenti, capogruppo di se stessa per Sinistra Italiana, 4.454 euro. In totale la retribuzione della maggioranza con le tre compagini ammonta a 74.412 euro, costo medio 3.916 euro.
I sei grillini del M5S hanno totalizzato 25.291 euro, con un costo medio singolo di 4.215 (primo Gianni Bertucci, con 5.616 euro). Forza Italia ha incassato 12.221 euro, costo medio per consigliere di 4.073 euro: il più presente Claudio Bassi, con 5.813 euro. Ci sono poi i tre capigruppo di formazioni politiche costituite da un solo esponente: Antonio Cesare Bellentani di Lista Civica Magenta (7.742 euro), Cinzia Rubertelli di Grande Reggio Progetto Reggio (6.761 euro) e Gianluca Vinci della Lega Nord (5.205 euro).
Ovvio che costoro, essendo chiamati ad una presenza assidua, costano proporzionalmente di più. In totale le cinque compagini di minoranza totalizzano 57.222 euro, con un costo medio per consigliere di 4.768 euro.
La classifica assoluta dei singoli consiglieri 2016 vede al primo posto Cesare Antonio Bellentani (Lista civica Magenta) con 7.742 euro, secondo Andrea Capelli capogruppo Pd con 7.091 euro, terza Cinzia Rubertelli (Grande Reggio Progetto Reggio) con 6.761 euro, mentre compare per ultima Silvia Incerti (M5S) con 2.274 euro. Da notare che chi è in cima alla classifica è perché detiene il record di presenze in aula: con la differenza che i capigruppo possono partecipare a tutte le riunioni, mentre i consiglieri non capigruppo solo ad alcune commissioni. Sul fronte capigruppo, la palma dei presenzialisti spetta a Bellentani (Lista civica Magenta) e Capelli (Pd), mentre i più assenteisti sono Cantamessi del M5S (al quindicesimo posto) e Pagliani di FI (al ventunesimo).
«Nel 2016 ho perso un mese di consiglio solo perché ero in viaggio di nozze», commenta Capelli, secondo il quale il risparmio complessivo rispetto all’anno precedente è il risultato della volontà di contenere il numero delle sedute. «Il criterio seguito è stato quello di convocare meno commissioni congiunte e razionalizzare i consigli: il consiglio comunale serve se ci sono almeno una delibera o cinque mozioni». Scelta cui Bellentani e Rubertelli si sono dichiarati contrari. «Per me il consiglio è bene che si riunisca una volta la settimana: le sedute saltate (come San Prospero e l’Immacolata) sono state più funzionali a comodità di calendario che alle necessità pratiche – replica Bellentani –. Le poche volte che ero assente mi hanno telefonato: “Vieni sennò manca il numero legale”». Sull’osservazione che Bellentani, tra i meno votati, è uno dei più retribuiti, l’interessato risponde: «I voti non c’entrano, tutto dipende dalla presenza. Alcuni lavoratori dipendenti, membri del consiglio comunale, percepiscono rimborsi più consistenti dei gettoni di presenza».
Esiste poi una questione di equità tra i gettoni del consiglio (76.50 euro lordi) e quelli di commissione (60.30 euro). «Le sedute fiume del consiglio non sono paragonabili alle commissioni, che possono durare solo una o due ore – ha spiegato Capelli – avevamo proposto 90 euro per il consiglio e 45 euro per le commissioni; però per legge i compensi non sono ritoccabili se non al ribasso».

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