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Castellarano, aquila e lupi avvistati a 400 metri dalle case

di Giuseppe Boi
Castellarano, aquila e lupi avvistati a 400 metri dalle case

I predatori “banchettavano” con un capriolo a Maestà Nera. Fotografati da un carabiniere-cacciatore durante il censimento dei cinghiali

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CASTELLARANO. Un branco di lupi e un’aquila che banchettano con un capriolo. Una scena già di per sè rara, che diventa eccezionale se avviene nella prima collina reggiana e a poco più di 400 metri dalle abitazioni. È accaduto domenica scorsa a Roteglia, una frazione del comune di Castellarano non lontana dal territorio di Baiso. È la natura che riprende possesso di territori fino a poco tempo fa colonizzati in maniera esclusiva dall’uomo. Un fenomeno positivo da una parte, preoccupante dall’altro.

«La presenza dei lupi è nota. Capita spesso di vederli, ma l’aquila è più rara. È presente nelle nostre montagne, in più questo è un periodo migratorio, ma gli avvistamenti sono pochi, soprattutto a queste altitudini. Ma ciò che penso sia unico, è vedere le due specie di “superpredatori” contendersi i resti di una preda nelle nostre colline», racconta Marco Soncini, carabiniere con la passione della caccia.

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Domenica mattina, intorno alle 6,50 si trovava in località Maestà Nera per il censimento dei cinghiali organizzato dall’Istituto nazionale fauna selvatica (Infs). Una mattinata tranquilla e con pochi avvistamenti di animali. Il perché lo ha scoperto osservando la zona con il telescopio. «Ho assistito a uno spettacolo impressionante – racconta –. Nell’obiettivo ho inquadrato un’aquila che si sfamava con la carcassa di un capriolo. Si trattava di un’animale morto da poco, come dimostra il sangue ancora fresco, e passati pochi minuti ho capito chi lo aveva ucciso».

Il pasto dell’aquila è stato “disturbato” dall’arrivo dei lupi. «Da prima ne è arrivato uno – ricorda Soncini –. Poi è arrivato il resto del branco. Il rapace ha evitato lo scontro quattro contro uno e si è appollaiato su un albero. Intanto i lupi hanno fatto colazione. Una volta sfamati, un maschio più grande degli altri, il capobranco, ha azzannato i resti del capriolo e ha portato la carcassa nel bosco vicino».

Il carabiniere-cacciatore ha assistito alla scena da circa 800 metri di distanza, ma ha puntato la fotocamera del cellulare sull’obiettivo del telescopio e ripreso gli animali. Ha potuto ammirare la bellezza e la crudeltà della natura, il ciclo della vita vissuto in presa diretta. Uno spettacolo che però desta preoccupazione. «Dimostra che la questione lupi è sottovalutata – afferma Soncini –. In una zona limitata come quella della Maestà Nera vivono almeno nove esemplari. Da poco un cane alla catena è stato sbranato da un branco. E il calo delle prede dimostra che il numero dei predatori è in forte aumento».

«Ogni anno facciamo il censimento dei cinghiali per aggiornare i dati dell’Infs e stabilire quanti capi in eccedenza possano essere abbattuti. Negli ultimi anni siamo passati dall’avvistamento di 20-25 animali ad appena sei o sette», continua il cacciatore che poi sottolinea la vicinanza dei predatori alle case: «I lupi e l’aquila hanno banchettato a circa 400 metri da edifici abitati dall’uomo. Finché troveranno cibo in natura si sfameranno nei boschi ma, se dovesse scarseggiare, andranno a cercarlo nei centri abitati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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