Gazzetta di Reggio

Reggio

«Inviava foto osé, provocava mio figlio» 

di Tiziano Soresina
«Inviava foto osé, provocava mio figlio» 

Silvano Vecchi è accusato di stalking, l’imprenditore: «Lei lo tormentava». Il legale della donna: «La verità è un’altra»

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REGGIO EMILIA. È una vicenda giudiziaria sempre più spinosa quella che vede contrapposti in aula il 35enne Silvano Vecchi (difeso dall’avvocato Vainer Burani) e l’ex fidanzata (sua coetanea, costituitasi parte civile) che l’accusa di stalking.
Un botta e risposta che ieri mattina – in tribunale – ha avuto anche contorni hard. E li ha svelati addirittura il padre dell’imputato, cioè l’imprenditore 62enne Giovanni Vecchi che è stato sentito come testimone. Una replica asciutta, a tratti infastidita nelle risposte, ma perentoria che ha scatenato la reazione dell’ex fidanzata, da qui l’intervento del giudice Alessandra Cardarelli che ha “bacchettato” sia il testimone («Risponda a tono!») sia la donna («Se continua così la mando fuori dall’aula!») per non far degenerare l’udienza. Vecchi ha detto che suo figlio aveva avuto una breve storia con la coetanea nel 2013, poi nel luglio del 2015 c’era stato fra i due un avvicinamento: «Era un momento particolare. Io ero stato arrestato (nell’ambito dell’inchiesta Aemilia, ndr) e lei voleva stare vicino a Silvano. Poi in settembre mio figlio mi chiese di farla venire con noi, perché lei aveva dei problemi di sistemazione. Mi accorsi che lei rientrava a casa ad orari indecenti. Di lì a poco dissi a Silvano che dovevano cercarsi insieme un appartamento e lo fecero. Ma a Capodanno vidi arrivare a casa alle 6 di mattina mio figlio arrabbiato che mi disse: “Lei deve ancora rientrare, non ne voglio più sapere”. Lo consigliai di tornare da noi, facendo la disdetta dell’appartamento». Siamo ai primi di gennaio 2016 e qui il racconto del padre non solo fa riferimento a debiti della donna («Pagava tutto lui»), ma si fa anche hard: «Dopo la disdetta lei ha cominciato a tormentare mio figlio, decine e decine di messaggi sul telefonino. È arrivata ad inviargli, tramite WhatsApp, foto osé con scritto “Ti rode?” o “Ti piace?”. Lo scopo? Era quello di provocarlo. Mentre lui lavorava, lei aveva altre conoscenze... Foto spinte che lei faceva vedere anche al bar, agli amici comuni. Nei messaggi anche parolacce di tutti i tipi. Mio figlio aveva lasciato degli abiti nell’appartamento che lei avrebbe restituito solo in cambio di denaro. Quando nel maggio-giugno scorso Silvano era andato a ritirare la sua roba hanno litigato all’ingresso, l’ex gli ha chiuso in faccia il portone mandando in frantumi il vetro». Fuori dall’aula arriverà, più tardi, la replica dell’avvocato Vania Ferrari che tutela la donna: «Il pm Stefania Pigozzi ha ben ricostruito la vicenda, con diversi testimoni. La mia assistita è stata perseguitata e picchiata. Il 6 marzo si è ritrovata davanti Vecchi nel bar dove aveva trovato occupazione: le ha fatto perdere il lavoro, ma lui non poteva essere lì e l’ha querelato». Per quella “visita” al bar ora l’imputato è agli arresti domiciliari senza deroghe e può partecipare alle udienze (è imputato pure di Aemilia) solo se autorizzato dal giudice.

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