Cooperative di costruzioni, a Reggio Emilia un crollo da 1,5 miliardi di euro
Sbriciolato un intero settore: le quattro coop edili affossate dai debiti. La più grande dissipazione di patrimonio collettivo
REGGIO EMILIA. La crisi di quattro cooperative reggiane delle costruzioni ha portato a una tra le più grandi distruzioni di patrimonio collettivo avvenute negli ultimi dieci anni in Italia. Con la liquidazione dei due colossi Coopsette e Unieco, e i concordati di Cmr e Orion, sono stati sbriciolati 600 milioni di euro nel giro di un triennio. Un patrimonio netto creato in un secolo di vita di queste cooperative, calcolato per difetto se si guarda ai valori ora negativi, portati ben al di sotto dello zero da una montagna di debiti accumulati dalle quattro sorelle: ben 1,5 miliardi di euro, abbastanza da far tremare le vene ai polsi di una multinazionale straniera.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15109748:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/la-resa-di-unieco-ivan-lusetti-spiega-le-cause-della-fine-del-colosso-cooperativo/72642/73042]]
L’ultimo tracollo è quello di Unieco, che segue di quattro mesi la liquidazione coatta di Coopsette. Destini impensabili fino a pochi anni fa: tra loro hanno legato la propria vita industriale sotto l’egida dei partiti di sinistra e di un capitalismo di relazione da sempre interfaccia della politica. Uno schema che si è sfaldato: da cassaforte queste coop sono diventate un buco nero, che ha ingurgitato perdite milionarie. Unieco con un rosso di 225 milioni tra il 2012 e il 2014. Coopsette ne ha messi insieme 184 milioni. Un gorgo che ha inghiottito 1.500 posti di lavoro – senza contare un indotto immenso, locale e nazionale – che il sistema cooperativo sta cercando di tappare con ricollocazioni complesse e salvataggio dei rami aziendali sani. Ma la perdita occupazionale è secca e la fiducia è ridotta ai minimi storici.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15109765:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/la-fine-di-unieco-il-cda-annuncia-la-resa-all-assemblea-dei-soci/72646/73046]]
Il parallelo tra il periodo pre-crisi e quello attuale riporta dati impietosi rispetto a una realtà cooperativa che conta ancora diversi alfieri. Il terremoto ha riguardato le costruzioni: coop sociali, ristorazione, agroalimentare e servizi hanno invece il segno più. Chi è a capo di cooperative come Cir food, Coopservice e Cantine Riunite (il trio Chiara Nasi, Roberto Olivi e Corrado Casoli) è chiamato a prendere le redini del sistema dopo l’uscita di scena degli storici presidenti andati al potere col boom dell’edilizia, come Mauro Casoli (Unieco), Donato Fontanesi e Fabrizio Davoli (Coopsette).
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15120277:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/crac-unieco-il-consiglio-il-nostro-fallimento-appartiene-al-passato/72744/73146]]
I TEMPI FELICI. Facendo un salto indietro si comprende il cambio di scenario ed equilibri all’interno del sistema cooperativo reggiano e nazionale. Nel 2007 Coopsette stava gareggiando per vincere l’appalto per lo snodo dell’alta velocità di Firenze da 700 milioni di euro, Unieco stava pensando alla realizzazione dell’autostrada Brebemi, mentre Cmr Reggiolo e Orion di Cavriago erano alle prese con appalti pubblici tra strade e ospedali, senza scordare il corollario fatto di assemblee e cene sociali. Oggi, dieci anni dopo, i due general contractor reggiani sono crollati sotto i colpi di una crisi perfetta, che non ha fatto sconti in edilizia e ha agito sulle esili basi finanziarie della cooperazione storica reggiana targata Legacoop. Le due aziende più “piccole” sono sparite già da un paio d’anni, facendo dimenticare le origini di questa débacle che, però, è giunta sino a questi giorni. Una coda lunghissima che fa di Reggio Emilia, già capitale virtuosa della cooperazione in Italia, l’epicentro di una crisi con pochi precedenti e, sopratutto, minori possibilità di recuperare posti di lavoro e fiducia.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15109704:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.15109704:1652290078/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
QUATTRO ANNI FA. Dall’esplosione della crisi finanziaria mondiale di fine 2008 al contagio nell’economia reale reggiana nel 2012 sono passati 4 anni. L’effetto sulle cooperative è di vasta portata perché un fattore di forza come la suddivisione di un beneficio tra soci lavoratori e soci prestatori è diventato una condivisione dei malanni del sistema. Nel 2012 scoppia la prima grana: la cooperativa muratori di Reggiolo chiede l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, lasciando sul campo quasi d’improvviso una realtà diversa da quella percepita. Ha debiti per 150 milioni di euro e un patrimonio consistente, di almeno 40 milioni, che con i lavori in portafoglio dovrebbe consentire uno spiraglio. Allora Legacoop e l’ombrello offerto dal vasto sistema della cooperazione rossa avevano a loro volta patrimoni consistenti e credevano nel futuro dell’ediliza. Passano pochi mesi e crolla anche Orion, con tutte le controllate e l’indotto. Una botta tremenda, che anche in questo caso viene riassorbita grazie all’intervento della cooperazione che anticipa la restituzione del prestito sociale e ricolloca parte dei rami aziendali e dei lavoratori in una società di capitali, Sicrea, ora in mano a Luca Bosi, esponente della nuova generazione dei cooperatori.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15114611:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/chiusura-di-unieco-il-commento-amareggiato-del-sindaco-malavasi/72650/73050]]
L’EFFETTO DOMINO. Passa un po’ di tempo e sempre nel 2013 anche Coopsette e Unieco chiedono il loro primo concordato. L’edilizia è ferma e chi vanta crediti verso le coop le aggredisce con azioni esecutive. Il concordato in bianco è l’unico strumento che blocca l’aggressione. Le ristrutturazioni dei debiti vanno in porto ma solo in parte e tra 2016 e 2017 i due veri colossi franano verso la liquidazione coatta amministrativa.
LA BOMBA FINANZIARIA. Dietro alla Grande Crisi, anche reggiana, c’è quindi un innesco finanziario. L’edilizia si indebita oggi per lavori che incasserà dopodomani. E partecipare a gare pubbliche multimilionarie comporta esposizioni immense con fornitori e banche. Quali? Tutte, ma soprattutto quelle amiche o di cui si è anche soci. Ecco perché Reggio Emilia e la cooperazione erano sedute su una “bomba” finanziaria che è poi esplosa. Un nome su tutti, il Monte dei Paschi di Siena, glorioso istituto bancario con 500 anni di storia, che deve salvare se stesso ma è legato a doppio filo con Reggio. La Coopsette di Castelnovo Sotto conta esposizioni sullo stato passivo per 112 milioni di euro con Mps spa e altri 12,4 milioni con Mps Capital Service. Senza scordare poi le esposizioni con Carige di Genova, di cui Coopsette è anche azionista.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15143448:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2017/04/04/news/cooperative-in-crisi-dopo-crac-e-chiusure-altre-coop-e-altri-ruoli-1.15143448]]
Unieco, invece, su 360 milioni di euro di debiti con le banche, ne aveva al 2014 circa 48 milioni con Mps e altri 53,3 con Mps Capital Service. Proprio Unieco aveva chiesto di cedere patrimonio per 360 milioni al fondo Oxy, che ha poi rifiutato il progetto accordandolo in via preliminare quasi negli stessi giorni al gruppo veneto dell’abbigliamento Stefanel.
L’ERRORE FATALE. Un’altra difficoltà non di poco conto è stato liberare risorse, anche umane, da coop usate anche come parcheggio per tanti. La svolta è giunta con il cambio di diversi presidenti e il dimagrimento dei livelli dirigenziali, coinciso però con la riduzione del lavoro e delle prospettive. La logica, poi, secondo la quale un buon sindaco e un buon politico dovevano per forza essere anche un buon manager una volta messi ai vertici delle aziende, non ha generato sempre i frutti sperati. Queste quattro cooperative sono state la fucina della classe dirigente locale, ma soprattutto hanno visto al comando uomini di partito passati dagli enti locali alla scrivania.
LA RICOSTRUZIONE. «Il fatturato consolidato di Unieco nel 2008 si attesterà a 570 milioni di euro (530 il budget 2007) mantenendo la redditività in linea con quella dell’anno appena concluso (16 milioni di utile netto)». I toni riportati in un vecchio numero della rivista Piante Unieco sono entusiastici: tenuta dei comparti, sviluppo dei progetti e così via. Dì lì a poco ogni certezza sarebbe venuta meno. A descrivere il futuro scenario italiano sono i corsivi di Pierluigi Bersani o dell’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, pubblicati nella rivista. Quel mondo non c’è più e oltre alle quattro sorelle sono svanite anche altre aziende legate al settore. La Cormo di San Martino in Rio in primis, divenuta poi Open.co e il cui futuro è appeso a un filo. La fabbrica di porte e finestre stenta a ripartire. Ed è qui che ci si gioca molto: perché i salvataggi sperati sono spesso naufragati. Le casseforti della cooperazione sono ai minimi e ogni investimento deve essere calibrato. Da qui si sta giocando uno scontro all’interno di Legacoop e non solo: lasciare andare per sempre l’edilizia, salvando solo i lavori ad alto valore aggiunto e concentrandoli in un’unica realtà di caratura regionale. Sì, perché non solo a Reggio si è sbriciolato un intero settore e la sua filiera. L’effetto domino va da Piacenza fino in Riviera, lungo tutta la via Emilia che ha perso una delle sue locomotive.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
