«Abbiamo provato fino all’ultimo istante a salvare i lavoratori»
Lusetti, membro del cda, commenta la morte della coop «Del prestito sociale probabilmente non rimarrà più nulla»
REGGIO EMILIA. Durante l’assemblea che ha decretato la fine di Unieco era presente anche lui, come membro indipendente del cda della coop. Ivan Lusetti, ex patron del colosso della ristorazione Cir Food, è uno dei nomi tutelari della cooperazione, un portacolori del movimento cooperativo reggiano. A inizio 2017 definiva il percorso del salvataggio «difficilissimo, irto di ostacoli, di sofferte decisioni, specialmente quando si è trattato di decidere su scorpori, su esuberi di personale, perfino in talune occasioni difendersi dal fuoco amico».
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Ma qualche speranza, probabilmente, la nutriva ancora. Mercoledì 29 marzo, invece, ha dovuto comunicare a oltre trecento persone che avevano perso tutto, con lo stile schietto e pragmatico che lo ha sempre contraddistinto. «Unieco è morta per tre componenti – ha spiegato – ha un patrimonio negativo, non c’è liquidità perché non si è riusciti a vendere degli asset importanti anche se deprezzati, più la mancanza di lavoro con il calo dei lavori pubblici. E la finanza è come l’ossigeno in un’azienda, si può anche avere un fisico forte ma se non si respira si muore».
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Nonostante il fallimento di ogni tentativo di salvataggio, però, Lusetti ha assicurato che l’attuale consiglio di amministrazione ce l’ha messa tutta per far uscire Unieco dalle sabbie mobili dell’indebitamento. «Quando ho accettato questo incarico nel 2015 – ha proseguito – mai avrei pensato di arrivare a un giorno come questo. È un momento davvero tristissimo. Ma vi posso garantire, anche se è una magra consolazione, che il cda si è impegnato al massimo. Lavorando, e ve lo posso testimoniare, anche di notte, spesso contro altri pezzi del mondo cooperativo. Che avrebbero potuto aiutare ma non lo hanno fatto».
E il risultato, alla fine, è stato il funerale del colosso della cooperazione edilizia. Con delle tappe e delle certezze che adesso sono già stabilite. «Ora il ministero – va avanti Lusetti – dovrà nominare un commissario liquidatore fra una terna di nomi scelti dalle cooperative stesse. Questa potrebbe essere una garanzia per Unieco, un uomo che conosce la realtà delle coop dovrebbe in teoria tutelare di più i soci. Anche se del prestito sociale non dovrebbe rimanere nulla, o molto poco. Su questo credo sia meglio essere molto chiari. Il liquidatore dovrà cercare dei fondi e, probabilmente, li prenderà anche da lì».
Video: la presidente Cinzia Viani
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E questa consapevolezza è ben impressa nei cuori dei lavoratori e dei pensionati di Unieco. Che, usciti dall’assemblea, hanno finito le lacrime e le parole. «Meglio che non parlo così evito le bestemmie», dice anche qualcuno.
Ma dei soci che si vogliono sfogare, ci sono: «Ho lavorato in questa cooperativa per 34 anni – ha detto Franco Gerardi, di Campagnola – sono molto deluso e non mi aspettavo una fine del genere». Arrabbiato e sconsolato anche Pierluigi Costi: «Io vengo dalla ex Baiso e il mio ultimo cantiere è stato proprio il Pigal. È da 11 anni che lavoro in Unieco, spero di recuperare almeno il libretto. Ma ci sono persone che hanno investito tutto, anche 100mila euro, e adesso si trovano con niente in mano. Intere famiglie distrutte». (l.g.)
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