Gazzetta di Reggio

Reggio

Aemilia bis, i Vertinelli subito all’attacco 

di Tiziano Soresina
Aemilia bis, i Vertinelli subito all’attacco 

Chiesto dai loro difensori lo spostamento del processo a Verona o in subordine la riunione con il maxi processo al clan

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REGGIO EMILIA. Come ha specificato in modo eloquente il presidente Giovanni Ghini «non è una questione bagatellare», quindi la Corte si è presa cinque giorni per dare una risposta all’eccezione preliminare sollevata dagli avvocati difensori dei fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli nell’ambito del troncone processuale Aemilia bis partito ieri in tribunale a Reggio.
Il pool di legali – Alessio Fornaciari, Maria Battaglini e Teresa Corradi Cervi – ha fatto riferimento allo specifico capo d’imputazione in cui i due fratelli Vertinelli vengono accusati d’aver messo fittiziamente (con l’aggravante mafiosa) alla guida della società edile “Sime srl” il 25enne Daniele Bonaccio (che nel troncone bolognese di Aemilia bis legato ai riti alternativi ha puntato sul patteggiamento). E per i difensori, dato che la cessione del 100% delle quote a Bonaccio è avvenuta davanti ad un notaio a Sona (Verona) il 14 maggio 2015, la competenza territoriale non è del tribunale di Reggio ma del tribunale di Verona: «Si tratta di un presunto reato istantaneo, quindi si sarebbe consumato a Sona. Gli atti dovevano essere girati alla Dda di Venezia e il giudice naturale non può che essere il tribunale di Verona».
Gli stessi difensori, in subordine, hanno anticipato che un’altra possibilità può essere la riunione dei procedimenti legati ai Vertinelli (non solo la citata intestazione fittizia, ma anche l’accusa d’aver sottratto somme all’amministrazione giudiziaria di alcuni beni sotto sequestro il che coinvolge i figli dei due fratelli originari di Cutro ma residenti da tempo a Montecchio) al maxi processo Aemilia. Un’ipotesi – a cui i due pm antimafia Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno già dato parere favorevole – che in punta di diritto poggiasulla forza “attrattiva” dell’aggravante “di aver agito – come si legge nelle imputazioni – al fine di agevolare l’attività dell’associazione di stampo mafioso denominata ’ndrangheta e in particolare dell’articolazione emiliana avente epicentro nella provincia di Reggio Emilia”.
Una terza via potrebbe essere il mantenere le cose come stanno, rigettando da parte della Corte entrambe le ipotesi. Sulla riunione con il procedimento principale di Aemilia si è opposto l’avvocato bolognese Fausto Bruzzese che difende diversi imputati fra cui il commercialista Donato Agostino Clausi (per la Dda “regista” delle intestazioni fittizie che avrebbe operato Giuseppe Giglio, ora collaboratore di giustizia). «Questa richiesta deve essere disattesa – ribatte Bruzzese – perché la riunione con Aemilia farebbe subire solo dei rallentamenti». Vedremo lunedì cosa deciderà la Corte che è presieduta da Giovanni Ghini (giudici a latere Alessandra Cardarelli e Luca Ramponi).
Contestata dai difensori dei Vertinelli ( «L’atto non ci sembra regolare, manca la firma e la data») anche la richiesta di costituzione di parte civile da parte della Provincia, tramite l’avvocato felsineo Salvatore Tesoriero. I giudici hanno invece rigettato l’esclusione, ritenendo il documento valido. In udienza preliminare si erano già costituiti parte civile l’associazione Libera (tutelata dall’avvocato modenese Enza Rando) e la Regione Emilia-Romagna ( tramite il legale bolognese Alessandro Gamberini, ieri sostituito dal collega Federico Fischer).

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