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«Mi auguro che la vittima chieda sostegno» 

«Mi auguro che la vittima chieda sostegno» 

Silvia Iotti, presidente di Nondasola: «Non colpevolizziamo le donne, la denuncia è un percorso lungo»

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CASTELNOVO SOTTO. «Un’esperienza pesantissima. Mi auguro che la signora si rivolga ad un centro che possa sostenerla». Silvia Iotti, presidente dell’associazione Nondasola che da anni si batte contro al violenza di genere, a proposito dell’ultimo drammatico episodio premette di non conoscere le specificità del caso: «Le storie personali sono sempre complesse e uniche».
Iotti si dice «da un lato sempre agghiacciata dalla perseveranza con la quale questi uomini sembrano non voler mollare la presa; dall’altro lato non mi stupisce questa fatica delle donne a raccontare apertamente le violenze subìte».
Le vittime, prosegue Iotti, «hanno bisogno di sapere in quale modo saranno garantite. Spesso nei convegni ci si interroga sul perché le donne non si facciano avanti, si legge la violenza come se tutti noi la conoscessimo: ma non è così». Perciò occorre «fare attenzione a non colpevolizzare chi preferisce passare sotto silenzio la violenza: è comprensibile, non sappiamo che tipo di rete familiare o autonomia economica possa avere la vittima, se ci sono figli di mezzo e quant’altro. Prima di arrivare alla denuncia, che può essere solo una scelta individuale meditata, spesso le vittime si chiedono: a chi posso dirlo? Qualcuno mi proteggerà? Cosa succederà dopo? Informazione, tempo di elaborazione e libertà di decidere sono fondamentali».
L’esperienza del Centro antiviolenza Nondasola è proprio questa: «Prima ascoltiamo la storia della donna, senza giudicare raccogliamo gli elementi che ritengono di fornirci. Poi sondiamo il livello di pericolosità contingente e offriamo una consulenza legale, per mettere in campo tutte le informazioni possibili, qualunque sia la scelta della vittima sceglierà di fare. Noi ci mettiamo a disposizione come risorsa. Non l’unica, perché è la società nel suo complesso (forze dell’ordine, servizi sociali) che deve fare rete, non c’è una ricetta preconfezionata». (am.p.)

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