«No ad altri profughi in zona stazione»
di Roberto Fontanili
L’assessore Maramotti incontra la Dimora d’Abramo: «I rifugiati in via Turri saranno coinvolti in lavori socialmente utili»
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REGGIO EMILIA. La cooperativa Dimora d’Abramo si è resa disponibile a valutare la possibilità di non inserire nuovi rifugiati in contesti urbani dove già esistono difficoltà di relazione. Si è detta inoltre disponibile a mettere in campo un progetto di coinvolgimento dei rifugiati in lavori socialmente utili che abbiano una diretta ricaduta su via Turri.
Questo, in sintesi, l’esito dell’incontro di martedì tra l’assessore Natalia Maramotti e alcune realtà e associazioni di via Turri (Voce di via Turri, Acqua, la direttrice della scuola materna Bagni e la stessa Dimora d’Abramo). Un incontro a cui non ha partecipato il comitato Reggio Est che, martedì sera, ha invece organizzato una fiaccolata di protesta contro l’indifferenza del Comune rispetto alla presenza in quel pezzo di città di un alto numero di migranti, chiedendo le dimissioni della stessa Maramotti. Da parte sua, l’assessore alla Sicurezza dice di «ritrovarsi in alcune affermazioni del comitato. Anche se sulla sicurezza urbana non è sempre chiaro chi sia l’interlocutore che deve fare una cosa. Già in altri incontri ho riconosciuto che in una zona a già elevata presenza di stranieri, la convivenza e l’interculturalità è più complicata: per questo sarebbe opportuno che nella collocazione dei richiedenti asilo non si andasse a gravare su tale contesto urbano». Nel corso dell’incontro, spiega l’assessore, «su richiesta del Comune abbiamo convinto la Cooperativa a provare a metter in campo un progetto che coinvolga i richiedenti asilo e abbia una ricaduta su piazzetta Secchi, ma serve la collaborazione dei cittadini. La Dimora dovrà per esempio individuare persone disponibili a occuparsi del chiosco, che riaprirà ad aprile». Peraltro, aggiunge Maramotti, «ci sono già oltre 200 rifugiati che fanno volontariato nella nostra città e un altro progetto di coinvolgimento dei rifugiati è stato realizzato con Iren, in via Adua e in via Veneri».
L’assessore ricorda poi i lavori di riqualificazione effettuati nel 2008 in via Turri, l’abbattimento del “Lucchetto” e la realizzazione di piazzetta Secchi oltre ai lavori in piazzale Marconi. «Qualche volta abbiamo la memoria corta – dice – ma i problemi di convivenza e di una forte concentrazione di rifugiati restano. Lo so che mi diranno che parlo di fioriere, ma per intervenire in questi luoghi c’è da un lato l’ordine pubblico, dall’altro la qualità dello spazio urbano e delle relazioni». Per il futuro, conclude l’assessore «c’è la massima disponibilità del Comune a inserire nuovi interventi nel programma regionale sulla sicurezza. Dopo piazzale Marconi, torneremo in via Turri, dove da una decina di giorni è presente l’unità mobile di prossimità della polizia municipale, che prima stazionava davanti all’ospedale. Poi c’è la parte di prevenzione per intercettare persone che sono a gravissimo rischio di marginalità sociale. Per migliorare la vivibilità di un luogo – conclude Maramotti – serve un mix di misure: presenza di servizi a bassa soglia e presenza della polizia municipale, ma si tratta anche di ricucire i rapporti sociali».
Questo, in sintesi, l’esito dell’incontro di martedì tra l’assessore Natalia Maramotti e alcune realtà e associazioni di via Turri (Voce di via Turri, Acqua, la direttrice della scuola materna Bagni e la stessa Dimora d’Abramo). Un incontro a cui non ha partecipato il comitato Reggio Est che, martedì sera, ha invece organizzato una fiaccolata di protesta contro l’indifferenza del Comune rispetto alla presenza in quel pezzo di città di un alto numero di migranti, chiedendo le dimissioni della stessa Maramotti. Da parte sua, l’assessore alla Sicurezza dice di «ritrovarsi in alcune affermazioni del comitato. Anche se sulla sicurezza urbana non è sempre chiaro chi sia l’interlocutore che deve fare una cosa. Già in altri incontri ho riconosciuto che in una zona a già elevata presenza di stranieri, la convivenza e l’interculturalità è più complicata: per questo sarebbe opportuno che nella collocazione dei richiedenti asilo non si andasse a gravare su tale contesto urbano». Nel corso dell’incontro, spiega l’assessore, «su richiesta del Comune abbiamo convinto la Cooperativa a provare a metter in campo un progetto che coinvolga i richiedenti asilo e abbia una ricaduta su piazzetta Secchi, ma serve la collaborazione dei cittadini. La Dimora dovrà per esempio individuare persone disponibili a occuparsi del chiosco, che riaprirà ad aprile». Peraltro, aggiunge Maramotti, «ci sono già oltre 200 rifugiati che fanno volontariato nella nostra città e un altro progetto di coinvolgimento dei rifugiati è stato realizzato con Iren, in via Adua e in via Veneri».
L’assessore ricorda poi i lavori di riqualificazione effettuati nel 2008 in via Turri, l’abbattimento del “Lucchetto” e la realizzazione di piazzetta Secchi oltre ai lavori in piazzale Marconi. «Qualche volta abbiamo la memoria corta – dice – ma i problemi di convivenza e di una forte concentrazione di rifugiati restano. Lo so che mi diranno che parlo di fioriere, ma per intervenire in questi luoghi c’è da un lato l’ordine pubblico, dall’altro la qualità dello spazio urbano e delle relazioni». Per il futuro, conclude l’assessore «c’è la massima disponibilità del Comune a inserire nuovi interventi nel programma regionale sulla sicurezza. Dopo piazzale Marconi, torneremo in via Turri, dove da una decina di giorni è presente l’unità mobile di prossimità della polizia municipale, che prima stazionava davanti all’ospedale. Poi c’è la parte di prevenzione per intercettare persone che sono a gravissimo rischio di marginalità sociale. Per migliorare la vivibilità di un luogo – conclude Maramotti – serve un mix di misure: presenza di servizi a bassa soglia e presenza della polizia municipale, ma si tratta anche di ricucire i rapporti sociali».
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