Pesca di frodo, fermati i predoni del Po
di Ambra Prati
Tre rumeni denunciati, sequestrati due gommoni e l’attrezzatura. I quintali di pescato erano destinati al mercato dell’est
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NOVELLARA. Hanno cercato di evitare i controlli imboccando una stradina bianca alla periferia di Novellara, ma sono stati notati e raggiunti dai carabinieri della locale stazione che hanno poi compreso i motivi del loro comportamento. Gli occupanti della vettura, tre cittadini romeni, erano infatti dei pescatori di frodo: all’interno della loro macchina i carabinieri hanno rinvenuto quasi 4 quintali di pesce appena pescato illegalmente nelle acque del Po e potenzialmente nocivo.
L’operazione condotta dai carabinieri di Novellara, con il supporto della polizia provinciale di Reggio Emilia, oltre alla denuncia dei tre rumeni – di 29, 32 e 46 anni – per pesca senza licenza ha portato al sequestro del pescato, dei due gommoni utilizzati per il bracconaggio e dell’attrezzatura per la pesca abusiva, compresa una batteria e cavi elettrici per la cattura con la scossa.
Un colpo duro per chi pratica la pesca di frodo che è molto diffusa anche nella Bassa reggiana. In passato si sono registrati diversi episodi del genere. Il pescato in genere viene poi trasportato nei paesi dell’Est, dove alcune specie presenti nel Grande fiume sono ritenute pregiate e hanno un mercato florido.
I fatti risalgono alla notte tra lunedì e martedì intorno alle 3. Nel corso di un controllo del territorio in strada Cartoccio – una viuzza bassa, che si ricollega alla provinciale SP3 –, una pattuglia della stazione di Novellara ha notato un’auto con tre persone a bordo.
Alla vista dei carabinieri hanno imboccato una stradina in ghiaia quasi a voler evitare i controlli. I militari, insospettiti dalla manovra, hanno raggiunto la vettura e l’hanno fermata: a bordo c’erano tre cittadini rumeni, identificati in un 32enne residente a Livorno, un 29enne e un 46enne senza fissa dimora.
Il contenuto del bagagliaio della macchina ha spiegato molte cose. È stato infatti ritrovato un grosso quantitativo di pesce, costituito da una trentina di carpe, una decina di siluri e un luccio perca, il tutto sequestrato insieme a due gommoni, due sacchi con reti da pesca, una batteria e cavi elettrici che si ritengono utilizzati per la pesca di frodo.
I carabinieri hanno trasportato il materiale nel cortile della caserma, dove i pesci e le attrezzature sequestrate sono stati accatastati temporaneamente. Il giorno seguente, su richiesta dell’Arma e per competenza, è intervenuta la polizia provinciale, che ha pesato il pescato di frodo: quasi 400 chili di pesce, con alcuni siluri di grosse dimensioni che pesano circa 50 chili ciascuno. L’intero carico è stato preso in consegna dagli agenti della provinciale. Le norme sanitarie italiane, in assenza di tracciabilità, ne impongono la distruzione.
I tre rumeni sono stati denunciati per pesca abusiva senza licenza – che comporta una ammenda amministrativa fino a un massimo di 480 euro a testa –, mentre le attrezzature di pesca e i gommoni sono stati confiscati.
Ieri mattina poi si è verificato un altro episodio, che potrebbe tanto essere collegato al primo quanto riferirsi a un’altra “banda” di predoni del Po: i carabinieri di Campagnola hanno sequestrato reti da pesca e altra attrezzatura, ritenuta anch’essa utilizzata per la pesca di frodo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’operazione condotta dai carabinieri di Novellara, con il supporto della polizia provinciale di Reggio Emilia, oltre alla denuncia dei tre rumeni – di 29, 32 e 46 anni – per pesca senza licenza ha portato al sequestro del pescato, dei due gommoni utilizzati per il bracconaggio e dell’attrezzatura per la pesca abusiva, compresa una batteria e cavi elettrici per la cattura con la scossa.
Un colpo duro per chi pratica la pesca di frodo che è molto diffusa anche nella Bassa reggiana. In passato si sono registrati diversi episodi del genere. Il pescato in genere viene poi trasportato nei paesi dell’Est, dove alcune specie presenti nel Grande fiume sono ritenute pregiate e hanno un mercato florido.
I fatti risalgono alla notte tra lunedì e martedì intorno alle 3. Nel corso di un controllo del territorio in strada Cartoccio – una viuzza bassa, che si ricollega alla provinciale SP3 –, una pattuglia della stazione di Novellara ha notato un’auto con tre persone a bordo.
Alla vista dei carabinieri hanno imboccato una stradina in ghiaia quasi a voler evitare i controlli. I militari, insospettiti dalla manovra, hanno raggiunto la vettura e l’hanno fermata: a bordo c’erano tre cittadini rumeni, identificati in un 32enne residente a Livorno, un 29enne e un 46enne senza fissa dimora.
Il contenuto del bagagliaio della macchina ha spiegato molte cose. È stato infatti ritrovato un grosso quantitativo di pesce, costituito da una trentina di carpe, una decina di siluri e un luccio perca, il tutto sequestrato insieme a due gommoni, due sacchi con reti da pesca, una batteria e cavi elettrici che si ritengono utilizzati per la pesca di frodo.
I carabinieri hanno trasportato il materiale nel cortile della caserma, dove i pesci e le attrezzature sequestrate sono stati accatastati temporaneamente. Il giorno seguente, su richiesta dell’Arma e per competenza, è intervenuta la polizia provinciale, che ha pesato il pescato di frodo: quasi 400 chili di pesce, con alcuni siluri di grosse dimensioni che pesano circa 50 chili ciascuno. L’intero carico è stato preso in consegna dagli agenti della provinciale. Le norme sanitarie italiane, in assenza di tracciabilità, ne impongono la distruzione.
I tre rumeni sono stati denunciati per pesca abusiva senza licenza – che comporta una ammenda amministrativa fino a un massimo di 480 euro a testa –, mentre le attrezzature di pesca e i gommoni sono stati confiscati.
Ieri mattina poi si è verificato un altro episodio, che potrebbe tanto essere collegato al primo quanto riferirsi a un’altra “banda” di predoni del Po: i carabinieri di Campagnola hanno sequestrato reti da pesca e altra attrezzatura, ritenuta anch’essa utilizzata per la pesca di frodo.
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