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Consorzio, alla guida una nuova corrente che “parte dal basso” 

Consorzio, alla guida una nuova corrente che “parte dal basso” 

Il nuovo presidente Lorenzo Pinetti: «Difenderemo tutti ma soprattutto chi fatica a fare quadrare i conti» 

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REGGIO EMILIA. Il rinnovo dei componenti ai vertici della sezione provinciale del Consorzio del Parmigiano Reggiano segna un sostanzioso cambiamento di rotta. I nove consiglieri reggiani appena eletti – i cui nomi saranno ratificati nella prossima seduta del 5 aprile - faranno certamente sentire la loro voce attraverso il neo presidente provinciale, Lorenzo Pinetti, che si è affermato con un consenso di poco superiore all’attuale presidente del Consorzio Alessandro Bezzi.
Di fatto è il rappresentante di una nuova “corrente”, un gruppo di “dissidenti trasversali” che si spalmano dall’Appennino al Po e che cercheranno di imporre una svolta alla gestione consortile cercando però anche la solidarietà degli sconfitti. «Non ci sono contrapposizioni – precisa subito Pinetti – non siamo degli avversari che intendono stravolgere il sistema, ma un gruppo di produttori che, partendo dal basso, mira ad avere obiettivi condivisi. Naturalmente servirà del tempo, ma difenderemo sino in fondo coloro che faticano tutto l’anno per far quadrare i conti. In particolare i colleghi della montagna che si tirano il collo e meriterebbero che il loro prodotto valesse anche un paio di euro in più. Quel che conta però è il bene del Consorzio. Cercheremo quindi di essere ambasciatori del nostro formaggio nel mondo e ci spenderemo per raggiungere risultati che andranno a favore di tutti».
Un messaggio di coesione indirizzato alle varie componenti di un sistema variegato che è formato da una molteplicità di cooperative, industrie, artigiani, aziende agricole, caseifici.
Pinetti è un ingegnere edile prestato all’agricoltura. Ha 54 anni ed è stato per assecondare gli interessi dei genitori che alla propria attività di libero professionista ha gradualmente sovrapposto quella di conduttore dell’azienda familiare poi della Latteria sociale degli agricoltori di Roncocesi. Da 18 anni se ne occupa e da qualche tempo ha attratto nell’orbita anche il caseificio di Massenzatico. Così che ora i due poli produttivi realizzano mediamente 72 forme giornaliere, complessivamente 25.000 ogni anno.
Ma cosa accadrà se adesso Trump centellinerà anche l‘import di Parmigiano Reggiano perché prodotto fuori dagli States? «Servirà qualcuno che conosca bene cosa accade oltre i confini – la sua pronta risposta – magari come Nicola Bertinelli il produttore di Medesano che fra l’altro parla perfettamente la lingua inglese».
Si tratta, come noto, dell’uomo che guida il caseificio parmense che si è specializzato nel produrre formaggio “kosher” che esporta in Israele ed è realizzato, sotto il controllo di ispettori ebrei, evitando qualsiasi contaminazione sgradita.
Un nome non espresso a caso, quasi una candidatura, perché si tratta di colui che si dice possa diventare il futuro presidente del Consorzio che aggrega le cinque province entro le quali nasce il Parmigiano Reggiano. La conferma la potremo avere a breve, nella prima riunione successiva all’assemblea generale del 5 aprile, quasi certamente a ridosso delle festività pasquali.

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