«Giustizia per le vittime di amianto»
di Jacopo Della Porta
Presidio dei famigliari di ex dipendenti davanti al tribunale di Reggio Emilia. Critiche nei confronti di due ex sindaci
3 MINUTI DI LETTURA
CORREGGIO . «Non si è mai visto nei processi in corso in Italia che gli ex amministratori siano dalla parte dei magnati dell’amianto. Qui invece c’è una specie di fantomatico comitato a favore, ed è assurdo. La solidarietà mi pare dovrebbe andare alle vittime». Ieri mattina Andrea Nanetti, figlio di Luciano, morto per mesotelioma, e altri parenti di ex lavoratori della Cemental di Correggio hanno fatto un presidio davanti al tribunale di Reggio Emilia, dove è in corso il processo all’ex titolare dell’azienda, Franco Ponti.
Nanetti si riferisce alla deposizione di due ex sindaci di Correggio, Claudio Ferrari e Giulio Fantuzzi, e al gruppo di persone che si sono schierate dalla parte dell’imprenditore.
I manifestanti hanno srotolato tre bandiere italiane con la scritta “Cemental Giustizia” nel parcheggio del tribunale. «Non ci fermeremo di fronte alla volontà di alcuni – prosegue Nanetti – ma cercheremo sempre di avere giustizia, perché la Cemental sta ancora mietendo vittime, anche tra persone che non vi lavoravano all’interno. Già dal 1956 erano previste un minimo di cautele, come mascherine e aspiratori, per chi lavorava con l’amianto: tutte cose che alla Cemental non c’erano, diversamente da quanto si sta cercando di sostenere».
Davanti al tribunale c’era anche Paolo Montanari, che ha lavorato 16 anni nell’azienda e ora è malato. «Mi occupavo di tutto. Canne fumarie, tubi, impasto. Lavoravo a diretto contatto con l’amianto; lo mettevo nell’impastatrice, senza misure di sicurezza, come se fosse farina. Non sapevamo a cosa andavamo incontro, tornavamo a casa tutti sporchi: se avessimo saputo dei rischi, ci saremmo licenziati. Eravamo in 12, siamo rimasti in due, e gli altri sono morti, non di vecchiaia».
Montanari nel 2010 ha scoperto di essere ammalato. «Mi sentivo male e ho fatto i raggi all’ospedale di Scandiano: allora mi hanno diagnosticato la asbestosi, una malattia che peggiora con il tempo, non migliora mai. Da questo processo mi aspetto un minimo di giustizia».
L’ex dipendente malato e gli altri famigliari che si sono mobilitati sono confortati dalla recente sentenza del tribunale di Bologna, che ha condannato tre dirigenti delle Officine Casaralta, disponendo un risarcimento di 150mila euro ad ogni famiglia costituitasi parte civile. «Mi aspetto un minimo di giustizia – ribadisce Montanari – e il caso di Bologna sembra dire che l’acqua sta venendo dalla nostra parte. Speriamo».
Il processo in corso al tribunale di Reggio riguarda il caso di Luciano Nanetti e Montanari, ma le udienze sono seguite anche da altri famigliari di ex dipendenti, che attendono sviluppi dall’indagine per disastro ambientale doloso del pm Isabella Chiesi. Al presidio di sensibilizzazione ieri erano presenti anche Lea Giberti, vedova di Gastone Cipolli, con la sorella Giuliana Giberti e la figlia Barbara Cipolli. Al loro fianco Renza e Franca Bocedi, sorelle di Pierino, deceduto 30 anni fa.
Nanetti, nelle sue dichiarazioni, ha puntato il dito sulle deposizioni in aula degli ex sindaci Fantuzzi e Ferrari, «che hanno difeso a spada tratta l’imputato». L’ex sindaco Maino Marchi, invece, «è stato più neutro e ha il merito di aver chiuso la Cemental. In aula inoltre ha detto che andava spostata dal centro perché era insalubre».
Tra gli ex sindaci che hanno deposto c’è anche Marzio Iotti, pioniere nella battaglia contro la Cemental già negli anni Ottanta da esponente degli “Amici della Terra”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nanetti si riferisce alla deposizione di due ex sindaci di Correggio, Claudio Ferrari e Giulio Fantuzzi, e al gruppo di persone che si sono schierate dalla parte dell’imprenditore.
I manifestanti hanno srotolato tre bandiere italiane con la scritta “Cemental Giustizia” nel parcheggio del tribunale. «Non ci fermeremo di fronte alla volontà di alcuni – prosegue Nanetti – ma cercheremo sempre di avere giustizia, perché la Cemental sta ancora mietendo vittime, anche tra persone che non vi lavoravano all’interno. Già dal 1956 erano previste un minimo di cautele, come mascherine e aspiratori, per chi lavorava con l’amianto: tutte cose che alla Cemental non c’erano, diversamente da quanto si sta cercando di sostenere».
Davanti al tribunale c’era anche Paolo Montanari, che ha lavorato 16 anni nell’azienda e ora è malato. «Mi occupavo di tutto. Canne fumarie, tubi, impasto. Lavoravo a diretto contatto con l’amianto; lo mettevo nell’impastatrice, senza misure di sicurezza, come se fosse farina. Non sapevamo a cosa andavamo incontro, tornavamo a casa tutti sporchi: se avessimo saputo dei rischi, ci saremmo licenziati. Eravamo in 12, siamo rimasti in due, e gli altri sono morti, non di vecchiaia».
Montanari nel 2010 ha scoperto di essere ammalato. «Mi sentivo male e ho fatto i raggi all’ospedale di Scandiano: allora mi hanno diagnosticato la asbestosi, una malattia che peggiora con il tempo, non migliora mai. Da questo processo mi aspetto un minimo di giustizia».
L’ex dipendente malato e gli altri famigliari che si sono mobilitati sono confortati dalla recente sentenza del tribunale di Bologna, che ha condannato tre dirigenti delle Officine Casaralta, disponendo un risarcimento di 150mila euro ad ogni famiglia costituitasi parte civile. «Mi aspetto un minimo di giustizia – ribadisce Montanari – e il caso di Bologna sembra dire che l’acqua sta venendo dalla nostra parte. Speriamo».
Il processo in corso al tribunale di Reggio riguarda il caso di Luciano Nanetti e Montanari, ma le udienze sono seguite anche da altri famigliari di ex dipendenti, che attendono sviluppi dall’indagine per disastro ambientale doloso del pm Isabella Chiesi. Al presidio di sensibilizzazione ieri erano presenti anche Lea Giberti, vedova di Gastone Cipolli, con la sorella Giuliana Giberti e la figlia Barbara Cipolli. Al loro fianco Renza e Franca Bocedi, sorelle di Pierino, deceduto 30 anni fa.
Nanetti, nelle sue dichiarazioni, ha puntato il dito sulle deposizioni in aula degli ex sindaci Fantuzzi e Ferrari, «che hanno difeso a spada tratta l’imputato». L’ex sindaco Maino Marchi, invece, «è stato più neutro e ha il merito di aver chiuso la Cemental. In aula inoltre ha detto che andava spostata dal centro perché era insalubre».
Tra gli ex sindaci che hanno deposto c’è anche Marzio Iotti, pioniere nella battaglia contro la Cemental già negli anni Ottanta da esponente degli “Amici della Terra”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
